Page 25 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855
1833 fu tra i fondatori della Royal Geographic Society; dal 1838 al 1854 Trustee of the British Museum. Tra le sue opere letterarie: Aegyptica, or
some Accounts of the Ancient and Modern State of Egypt, 1809; Memoir on the subject of the Earl Elgin’s Pursuits in Greece, 1811. Grande amico
di Pistrucci, conosciuto forse già a Parigi (ma Augustus Bozze Granville si compiaceva di aver fatto lui da tramite - Bozzi granville 1874, II,
p. 27), fu sempre il suo più strenuo difensore e sostenitore durante le varie controversie nate dalla sua posizione nella Royal Mint e nel corso
delle campagne di stampa sollevata a più riprese contro di lui (JoneS 1984, p. 121 ss.). Il nome di Hamilton compare con frequenza nelle lettere
di questo epistolario, dalle quali emerge con chiarezza come si schierasse sempre dalla parte di Pistrucci anche nelle controversie familiari.
Del 1834 è il busto ritratto di Camillo Pistrucci (Pirzio Biroli Stefanelli 1989, I, tav. 35c; dawSon 1999, pp. 114-116, n. 4; Pirzio Biroli Stefanelli
2000, p. 418, nota 17).
7 Non si capisce a quale Costa si faccia riferimento. La figlia Caterina (v. nota 20) aveva sposato Filippo Costa, figlio di Gioacchino e Maria
Chiappi. In miSSirini 1823, p. 353, nota 21 è menzionato un “Giacomo Costa Architetto”. Per la famiglia Costa v. SanfiliPPo 2005, pp. 149-153.
8 I problemi finanziari del padre Federico erano cominciati con l’arrivo delle truppe francesi a Bologna, dove era Auditore di Tribunale, e
dalla partenza immediata della famiglia verso sud. Napoleone aveva posto sulla sua testa una taglia di 1000 luigi per essere egli stato uno dei
giudici nel processo contro i patrioti Zamboni e De Rinaldis (SPadoni 1932; Billing 1875, p. 137 ss.).
9 Giacomo Mango era stato il maestro di pittura del fratello Filippo (v. nota 18), durante la permanenza della famiglia a Frosinone (“I attempted
to delineate the parts of an eye, which appeared to me difficult at first, but did not weary me so much as the latin tongue. I then made another
which obtained some praise from my master” (Billing 1875, p. 139). Fu Mango consigliare a Pistrucci di andare nel 1798 a Roma come
apprendista presso il fratello Giuseppe, incisore di cammei del quale poco si conosce: dal 1806 al 1815 è registrato in piazza di Trevi 100 con
la moglie Marianna Albertazzi (Bulgari II, p. 84; MER, IV, 1808, p. 157; tamBroni 1814; keller 1824, p. 57).
10 In realtà Nicolò (o Nicola) Morelli (1771-1838), incisore in pietre dure, Accademico di merito di S. Luca (1812), era uno dei più noti incisori
romani. Sposato con Antonia Amastini, figlia dell’incisore Angelo, abitava a S. Carlo al Corso al n. 106 (keller 1824, p. 57; BranCadoro 1834, p.
107). Fu ritrattista per eccellenza della famiglia Bonaparte; si ricordano in particolare i cammei della collana ordinata dal cardinale Fesch per
Letizia Bonaparte con i ritratti di tutti i componenti della famiglia imperiale (MER, II, 8-10; IV, p. 157; Mostra 1955, p. 38, n. 18; Pirzio Biroli
Stefanelli 1992 con bibl. prec.). Un ritratto di Nicola Morelli, opera del figlio Carlo, è presso l’Accademia di S. Luca (inv. 381. inCiSa della
roCChetta 1979, p. 65, n. 246, p. 196, n. 198).
11 Per le difficoltà incontrate inizialmente da Pistrucci nell’incidere l’acciaio si vedano le note autografe relative ad un esemplare della sterlina
di Giorgio III (Zecca 1915, p. 22) e due prove in oro del rovescio della Sovrana di Giorgio IV (Zecca 1915, pp. 22-23, fig. 14) per le quali v.
III. Note autografe di Benedetto Pistrucci, 1-2.
12 Allude con ogni probabilità ad alcune modifiche da lui apportate alla reducing machine (tour a portrait) da lui vista una prima volta a Parigi
nel 1817 e successivamente ordinata nel 1819 per la Royal Mint per J.B. Merlen (lettera 45, nota 6) e William Wyon (lettera 39). Nella lettera
di Merlen che accompagnava l’ordinazione si lamentano alcuni inconvenienti da lui riscontrati usando l’esemplare di Pistrucci, in particolare
“une faibless dans les parties qui doivent avoir de la force” (Pollard 1971, pp. 316-317). “A valuable tour-le portrait, or die-sinking and medal
lathe, by Parisset of Paris, with additional mechanism and improvements by the late Signor Pistrucci, for making large or small dies, medals
or coins, by hand or foot” era tra i beni dell’incisore messi all’asta dopo la sua morte (Catalogue 1855, p. 6, n. 42).
13 Si tratta del periodo di tempo impiegato per l’esecuzione del busto colossale in marmo del Duca di Wellington (v. nota 21).
14 Pistrucci aveva sposato Barbara Folchi, figlia di Pietro e di Lutgarda Scarsella, nel 1802 quando avevano rispettivamente 19 e 16 anni con
l’appoggio del padre: “in order to keep me out of dissipation and harm for I was very excitable, went one day to the youg lady’s father,who
was one of the richest merchants in Rome and asked his daughter for me” (Billing 1875, p. 146). Barbara Folchi era sorella dell’architetto
Clemente (lettera 14, nota 2). I rapporti di Pistrucci con la moglie furono abbastanza tumultuosi, con frequenti alti e bassi; il testo della lettera
lascia intravedere che il rientro di Barbara a Roma nel 1823 non fu senza traumi. Un riavvicinamento ci fu nel 1839, quando Pistrucci fu a
Roma per alcuni mesi: le lettere successive al suo rientro a Londra nel gennaio del 1840 sono traboccanti di affetto quasi esaltato (lettera 3 e
ss.). L’arrivo alla fine dell’anno, senza il consenso da parte del marito, di Barbara con Raffaele ed Elisa, doveva invece scatenare un dissidio
ben più profondo che non si sarebbe più ricomposto; in realtà Pistrucci aveva a Londra un’altra donna, Anna, dalla quale aveva avuto un
figlio, Benvenuto Benedetto (lettera 26, nota 4). I figli maschi presero le difese della madre e con lei rientrarono a Roma nel 1842. Donna
estremamente semplice e di poca cultura, come lasciano intravvedere le sue lettere tutte sgrammaticate, Barbara aveva come unico pensiero,
malgrado le accuse rivoltele dal marito (lettera 26, nota 5) di essere l’amante di Clemente Scarsella, i numerosi figli e le nipotine.
15 Il figlio Raffaele (Londra 1818 - Roma 1899) pur essendo portato per il disegno e la scultura non riuscì che molto tardi, al contrario dei fratelli e
delle sorelle, a trovare una propria strada. Dalle lettere pare di comprendere come in un primo tempo il padre desiderasse per lui un impiego nella
Royal Mint e a tale scopo lo avrebbe portato con sè a Londra nel 1840, ma la cosa non si realizzò mai per l’opposizione delle maestranze (v. anche le
lettere 28-29, 35, 56 e Pirzio Biroli Stefanelli 1989, I, p. 164, n. 151, nota a; Craig 1953, p. 297). Raffaele imputerà invece alla gelosia del padre nei suoi
confronti la mancata realizzazione del progetto e lo accuserà di non avergli per questo insegnato ad incidere né in acciaio né in pietra dura. Lasciata
con Federico la casa paterna (v. nota 1) si limiterà a lavorare conchiglie, riprendendo i modelli del padre, per poter sbarcare il lunario (lettera n. 11
dove tutti i fatti sono narrati nei dettagli). Nelle lettere sono ricordate quali sue opere: un ritratto del Duca di Wellington (lettera 29) (probabilmente
il ritratto in conchiglia nel Victoria & Albert Museum di Londra per il quale v. Pirzio Biroli Stefanelli 1989, I, tav. 30d; marSh 2003, p. 29, fig. 3), un
ritratto della Regina Vittoria (lettera 29), una Baccante (lettera 35), un Amorino (lettera 8), un ritratto del Principe Alberto da lui ripreso da una stampa
e dal vero (lettere 53, 56). Gli acquirenti sono per lo più i Morrison (v. nota 25) che aiutarono i due fratelli quando lasciarono la casa del padre; in
particolare Mrs. Morrison si sobbarcò le spese di un banco per incidere fatto venire appositamente da Roma per Raffaele (lettera 37 e ss). Raffaele
fu sempre fonte di preoccupazione per la famiglia: ancora nel 1854-1855 a 36 anni non aveva trovato una sistemazione (lettere 60-62). Più tardi è
ricordato come architetto (PePoli 1856; azzurri 1887, p. 14); v. anche Catalogue 1855, p. 7, n. 65: una copia in gesso del bassorilievo del padre con
Achille e Teti (lettera 7, nota 6). Per un breve profilo di Raffaele e la sua medaglia di Pio IX v. da ultimo marSh 2003 (i molti errori biografici contenuti
nell’articolo, dovuti alla scarsa documentazione allora disponibile, possono ora essere corretti dai dati forniti dalle lettere).
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