Page 21 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855
La pubblicazione delle lettere è di particolare rilevanza dal momento che gli originali non
sono oggi reperibili. Chi scrive ha avuto modo di leggere e trascrivere i documenti (n. 62 lettere)
nel 1988 presso la Zecca alla quale erano stati consegnati (1983), come prestito temporaneo, da
Giorgia Villavecchia Pistrucci discendente diretta dell’incisore tramite il figlio Federico . La signora
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aveva trattenuto, come lei stessa ebbe a comunicarmi, un paio di lettere, probabilmente alcune di
quelle esposte nel 1955 citate più sopra. Delle carte non si conosce l’attuale collocazione e non
è stato quindi possibile effettuare, prima della pubblicazione, un ultimo riscontro sugli originali
come sarebbe stato necessario per il lungo tempo trascorso dalla trascrizione. Giorgia Pistrucci,
nell’autorizzare con grande disponibilità a chi scrive lo studio e la pubblicazione dei documenti,
aveva lasciato espressamente scritto che alla sua morte questi venissero consegnati all’Archivio di
Stato di Roma, dove non risulta siano pervenuti.
La trascrizione integrale delle lettere, illustrata con immagini strettamente pertinenti al testo, è
corredata da note e da un albero genealogico, ricostruito tramite i documenti e la bibliografia ritenuta
più attendibile (in particolare BuSiri viCi 1959). Per i nomi dei famigliari e dei personaggi citati più volte
nelle lettere si dà un rimando in nota solo ove si ritenga necessario per la comprensione del testo che,
in generale, non è stato normalizzato fatta eccezione per l’inserimento di un minimo di punteggiatura
per agevolare la lettura. Questa scelta è dovuta al fatto che i testi e la grafia delle lettere documentano il
diverso grado di istruzione delle singole persone; ad esempio quelle scritte da Barbara Folchi Pistrucci,
che non sono state in alcun modo modificate, risultano particolarmente sgrammaticate rivelando un ben
diverso grado di istruzione rispetto ai figli.
La prima lettera (n. 1) (fig. 3) è di Benedetto Pistrucci e porta la data del 25 ottobre del 1833:
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egli è a Londra ormai da quasi vent’anni (vi era giunto nel 1815); dal 1828 è Chief Medallist alla Royal
Mint presso la quale ha la sua abitazione. La moglie Barbara con la famiglia lo aveva raggiunto alla fine
del 1817 con i figli, tra i quali il piccolo Federico nato a Roma nel 1814 dopo la partenza del padre; a
Londra erano nati il figlio Raffaele nel 1818 e nel 1822 la figlia Elena. Alla fine del 1823 la moglie con
Federico, Raffaele ed Elena ritorna a Roma; Vittoria e Camillo rimangono con il padre; Vincenzo ed
Elisa sono morti bambini; a Roma il 15 luglio del 1824 nasce l’ultima figlia Maria Elisa. Nel 1828 anche
Camillo, scultore, torna a Roma con una lettera del padre di presentazione per Bertel Thorvaldsen (v.
VII, 2, 31 marzo 1828). In Inghilterra non tornerà più, a Roma morirà di colera nel 1854.
Nel 1833, quando viene scritta la lettera n. 1, Vittoria si trova ancora a Londra, non abita con il padre
ma con lo zio Filippo (Pippo) e il cugino Valerio, rifugiati politici: brevi cenni lasciano intravvedere
gravi dissapori con il padre, ma di quale natura non è dato capire. La lettera è indirizzata al figlio
Federico, di anni 18, che da Roma ha comunicato al padre di voler intraprendere gli studi di ingegneria.
La notizia dà all’artista l’opportunità di ricordare alcuni momenti della sua vita e della sua formazione
e di fornire al figlio consigli e suggerimenti per il suo futuro.
1 Per la ricevuta della presa in consegna delle lettere (che ne indica 68 e non 62), datata 28 giugno 1983, con l’esplicito
impegno di restituire “quanto prima” e per la destinazione prevista dalla proprietaria, v. VI. Varia, 11b-c. Copie fotostatiche
delle lettere originali si trovano presso chi scrive.
2 Per la biografia di Benedetto Pistrucci (1783-1855) si rimanda a Pirzio Biroli Stefanelli 1989, I, pp. 7-16.
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