Page 19 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. EPISTOLARIO FAMIGLIARE, 1833-1855
L’epistolario che qui si pubblica è costituito da 62 lettere di carattere strettamente privato. Solo
pochissime (nn. 1-5, 7-11) sono di mano di Benedetto Pistrucci, le altre sono dei famigliari dell’incisore:
la moglie Barbara, i figli Federico, Raffaele, Elena e Maria Elisa. Sono state tutte scritte in Inghilterra
– ad eccezione dei nn. 3-5, 12-24 che sono resoconti di viaggio – e spedite a Roma dai membri della
famiglia che di volta in volta si trovavano a Londra presso l’incisore. Quasi tutte le lettere sono formate
da due fogli scritti su entrambe le facciate, utilizzando al massimo lo spazio disponibile compresi i
margini; a volte, girato il foglio, si riempie persino lo spazio tra una riga e l’altra ed in alcuni casi si
scrive trasversalmente sul testo già redatto. Ogni lettera contiene generalmente scritti di più persone.
Manca sempre la risposta dei destinatari.
L’epistolario era noto da tempo, alcune lettere, in particolare quelle autografe di Pistrucci, furono
esposte a Roma alla mostra tenutasi a Palazzo Braschi nel 1955 – la prima dedicata all’incisore – e sono
in parte commentate brevemente nel catalogo (Mostra 1955, pp. 88-91, vetrina G - nn. 1-13); le altre,
forse, non furono mai lette.
La trascrizione completa del testo – non sempre agevole a causa delle piccolissime dimensioni
dei caratteri e dei già accennati accorgimenti usati per sfruttare al massimo lo spazio – ha consentito
di recuperare molti dati biografici inediti relativi all’attività di Pistrucci, e non esclusivamente nelle sue
lettere autografe quanto in quelle dei famigliari. È proprio attraverso le osservazioni ed i commenti di
questi ultimi che si vengono maggiormente delineando il carattere e le passioni dell’artista. Vengono
chiariti, inoltre, alcuni momenti della biografia che erano rimasti ancora incerti, come ebbe modo
di rimarcare anche Graham Pollard nella voce da lui redatta nel 2004 per il Dictionary of National
Biography.
L’interesse iniziale di chi scrive, inteso a ricercare notizie specifiche di singole opere e commissioni,
si è successivamente allargato allo svolgimento delle vicende famigliari, quali è possibile ricostruire in
particolar modo dalle lettere degli anni 1840-1842 che sembrano, tranne alcune lacune desumibili dal
testo, continue; il disagio iniziale provato nel penetrare vicende private, non sempre limpide e cariche di
risvolti umani anche drammatici, si è andato stemperando nel proseguimento della lettura che consente
di cogliere i molteplici risvolti della personalità dell’artista, un uomo dal carattere esuberante, certamente
non facile, e pieno di numerose contraddizioni riscontrabili anche nelle sue opere. Tutto ciò aiuta a
comprendere gli atteggiamenti contradditori della sua vita lavorativa e dei rapporti interpersonali in un
ambiente che gli è spesso profondamente ostile, e non unicamente per la sua nazionalità e religione.
A tutto ciò si aggiunge il valore strettamente documentario del carteggio: è possibile cogliere,
anche se solo attraverso annotazioni marginali, particolari della vita di un artista italiano a Londra
nella prima metà del XIX secolo, aspetti della società inglese che si presenta ben più evoluta di quella
romana, momenti di vita quotidiana di notevole interesse. Si tratta certamente di brevi cenni, ma
attraverso i quali si coglie anche l’eco di avvenimenti importanti quali la fondazione dell’Università di
Londra, il matrimonio della Regina Vittoria, l’introduzione della tassa sul reddito, la guerra di Crimea,
l’impresa del colonnello Cialdi, la costruzione delle prime ferrovie in Italia, la guerra in Afganistan, la
disfatta inglese a Kabul, l’impresa del dottor Brydon e molto altro ancora.
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