Page 23 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855
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di incider monete senza direzzione veruna senza neppur aver avuta la sorte di veder un incisore lavorare , indi
alla scultura in grande e senza aver veduto lavorare il marmo ho fatto (a dire degli altri) quello che i moderni mai
hanno potuto fare, indi alla meccanica o sia all’ingegniere meccanico e senza matematiche e senza studii a tal
proposito o spiegato un problema che gli ingegnieri profondi di questa paese non hanno potuto e dicevano che
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era cosa impossibile a costruire cioé una Zecca o siano tutte le machine che la compongono nella quale non
vi doveva essere un sol peso che pesasse piu di trecento libre, peso che un mulo pol portare sulle spalle e non
più, non solo vi sono riuscito a costruire i miei modelli e farli eseguire da comunissimi lavoranti, ma le machine
hanno fatto il lavoro ed hanno resistito ad ogni esperimento di triplica forza di quella che realmente abbisognava
fermai una machina a vapore tre velte quelle aveva la forza di sedici cavalli onde per far arrestare tal machina
messa nella sua veloce azione tutta ad un tratto, col mettere delle barre di ottone fra due cilindri essendo la barra
di due pollici inglesi quadrata richiedeva una forza immensa nelle armature che contengono i cilindri tanto forte
che superasse alla forte pressione che tali armature ricevevano alle spole forza immensa. Tal cosa mi ha fatto
molto onore in Inghilterra e se non fossi stato forastiere ne parlerebbero i gatti, ma questo non si pol pretendere
conviene contentarsi degl’affetti e in qualche parte compatire lo spirito nazionale. Tutti i rimproveri che mi fai
perché non ho scritto essendo così bene messi insieme e in quel rispetto che un figlio deve al Padre invece di
farmi dispiacere mi hanno prodotto un contrario affetto, ti do raggione per una parte ma poi quando dici che tutti
gli uomini hanno qualche ora di distrazione, almeno qualche ora al mese, io ti assicuro che per lo spazio di sedici
mesi non ne ho presa una mezza, ho lavorato finché le gambe potevano sostenere il mio corpo e fino che gli
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occhi si chiudevano da parte si per il sonno si per la fatica che maggiore alla loro forza sostenevano.
Veniamo ad altro non mi nomini ne tu ne tua Madre Raffaele , ancor lui mi preme molto e spero che almeno
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lui approffittirà di quello che io lo posso insegnare sull’incisione di pietre e monete e medaglie, e ha sempre una
strada aperta qui in Zecca [...] facendovi al mio impiego che pare non è cattivo e così conservare un poco più di
tempo il nome degli Incisori Pistrucci. Dillo che mi scriva ancor lui e tu scrivimi una volta al mese o io ti rispenda
o no voglio almeno vedere se tu farai il tuo dovere meco l’ho scritto tanto a tua Madre ma mai mi ha obbedito,
non importa mi sone dato pace mi dispiace che pianga come tu mi scrivi ma non so perché non mi sembra ne
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abbia una ragione. Mi scrive che le mandi lo scialle di lana che lasciò in Londra e come! Dopo nove anni li vermi
e le tarle l’hanno mangiato a pezzi come hanno mangiato tanti altri stracci di lana che qui restarono. Mi dispiaece
molto molto che ad onta dei pianti mi corbelli sempre, tu non ne hai colpa perché sei nel mezzo di due si ma
che i quali suppongo tu ami egualmente e perché farmi mistero che siete andati a villeggiare in compagnia che
non avete fissata la vostra dimora in Roma ancora che essa non si ricorda la direzzione o che […] che ho ancora
quello stesso discernimento naturale e che chi vol fare amare da me non mi deve far mistero d’alcuna azione la
più minima io soporto tutto ancora e se ciò non fosse il dovere di voialtri sarebbe il medemo di farmi conoscere
tutto non c’è scusa se io non rispondo alle lettere l’ho scritto tante e tante volte che abenché tua madre non riceva
lettere mie mi scriva ogni mese le mie risposte cioé lo stato mio di salute le riceve ogni mese dal banchiere al
quale non gli è stato dato alcun contrordine qui basta bisogna finire è meglio non pensarci addio
tuo aff.mo Padre
B. Pistrucci
È arrivata Vittoria in casa di Pippo (figg. 4, 18) ieri ho ricevuta una sua lettera nella quale mi invita ad andare
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a mangiare li maccaroni insieme con Pippo e Valerio , Pippo pure scrive una riga per dirmi che ha cambiato di
casa è più di un anno che non ci siamo veduti ne che ci siamo scritti e credo che ne passeranno molti io non
le risponde una volta che sono stato offeso è difficile che io lo dimentichi, Vittoria a fatte a suo modo Pippo ha
fatto lo stesso adesso che è venuta vorrebbero far pace meco e cosi farmi fare l’ovo più di quello che l’ho fatto
in altre occasioni si sbaglia tanto Vittoria che Pippo, o finito di fare del bene a chi non mi ama quello che farei
forse sarebbe che se Pippo morisse prima di me la rimanderei a Roma senza vederla per toglierla dall’occasione di
fare del male se poi ella non ci volesse venire vada nella strada faccia quelle che vole poco me ne importerebbe.
Di a Costa e a Nina che il la scriverò una lunga lettera ben presto così rimedierò tutte le risposte che le doveva
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fare dille altresì che siano raggionevoli ancor loro meco e che si mettano ne panni miei non è possibile che io
possa far ogni cosa al Mondo il tempo mi manca la cosa principale è a preoccuparsi della sussistenza a mantergli
il credito e se non si fanno complimenti e lettere non è perché colui che è stato a mancare a quelle cibilà sia
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