Page 14 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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Benedetto Pistrucci. Carte autografe e altri documenti



                     La realizzazione delle monete di Giorgio III e soprattutto di quelle di Giorgio IV, con al rovescio
                l’innovativa immagine di San Giorgio e il drago, non più con la corazza dell’iconografia tradizionale,
                ma nudo a cavallo con il mantello svolazzante come un cavaliere del fregio del Partenone – definite da
                Dominique Vivant Denon le più belle monete auree allora in circolazione in Europa – portò all’incisore
                un susseguirsi di prestigiose commissioni. Sono le medaglie ufficiali per Giorgio IV (1824) e per la sua
                incoronazione (1821), per il duca di York fratello del re (1827), per il duca di Wellington all’apice della
                popolarità dopo le vittorie nelle guerre napoleoniche (1825, 1841), per la regina Vittoria e per la sua
                incoronazione (1838), oltre ad alcune commissionate da privati. L’incarico più importante e impegnati-
                vo fra tutti, i conii per una grande medaglia per celebrare la vittoria riportata a Waterloo su Napoleone
                dagli eserciti alleati, il 18 giugno del 1815, lo terrà occupato per un lunghissimo periodo di tempo
                (1819-1849) causandogli non poche amarezze dovute a incomprensioni con la dirigenza della Royal
                Mint presso la quale ebbe l’onore di ricoprire dal 1828 al 1843 la carica di Chief Medallist. Continuò a
                produrre ricercatissimi cammei per i quali otteneva prezzi esorbitanti, dedicandosi, inoltre, a partire dal
                1829, a causa di gravi disturbi alla vista che impedivano lavori minuti, alla scultura in marmo, in parti-
                colare busti di influenti personaggi, tutti ritratti rigorosamente dal vero nel suo studio presso la Royal
                Mint, dove si recò per posare lo stesso duca di Wellington. La morte lo colse a Englefield Green, nei
                pressi di Windsor, dove si era trasferito con le figlie nel 1844.
                     Questa è in brevissima sintesi, necessaria a introdurre la raccolta dei documenti che qui si pub-
                blica, la biografia dell’artista, rimandando per una ricostruzione più dettagliata a quella inserita nello
                studio del 1989.
                     La figura di Benedetto Pistrucci, dopo la grande notorietà di cui fu oggetto per tutto il XIX secolo,
                nel corso del quale gli furono dedicate alcune pubblicazioni che comprendevano, tra l’altro, uno stral-
                cio di autobiografia (Billing), rimase quasi dimenticata fino al 1955 quando, in occasione dei cento anni
                dalla morte, venne allestita a Roma, a Palazzo Braschi, la Mostra di Benedetto Pistrucci (1784-1855)
                curata da un comitato di illustri studiosi sotto la direzione di Emilio Lavagnino (fig. 2). Furono esposti,
                oltre alla collezione di circa 400 modelli in cera che nel 1912 era stata acquistata dall’Amministrazione
                del Tesoro per essere collocata in una sala del Museo Numismatico della Regia Zecca, il busto auto-
                ritratto conservato in Campidoglio, cammei in pietra dura, medaglie e alcuni documenti prestati per
                l’occasione dai discendenti dell’incisore. Contribuirono con importanti prestiti prestigiose istituzioni e
                musei europei. Seguirono negli anni alcuni brevi articoli su riviste con interessi strettamente romani,
                che illustravano anche altri personaggi della famiglia Pistrucci, in particolare il fratello Filippo, dise-
                gnatore e poeta, esule politico a Londra con Mazzini. Nel Regno Unito gli studi, sempre molto restii a
                citare la bibliografia non in lingua inglese, si sono focalizzati essenzialmente  sull’attività svolta presso
                la Royal Mint come incisore di conii per monete e medaglie.
                     La pubblicazione nel 1989 del catalogo della collezione dei modelli in cera conservati a Roma
                presso il Museo della Zecca e, per una piccola parte, presso il Museo di Roma era stata quindi
                un’ulteriore occasione per riprendere le ricerche sull’artista romano, rileggendo, con l’ausilio del molto
                materiale documentario rintracciato negli archivi di Roma e del Regno Unito, la figura dell’artista nel
                suo complesso. Con la biografia, integrata e corretta con nuovo materiale documentario, ci si propone-
                va di presentare il catalogo, più completo possibile, delle opere dell’artista romano, sia come incisore
                – monete, medaglie, cammei in pietra dura – sia come scultore in marmo. Si sono poi susseguiti negli
                anni alcuni importanti studi dovuti prevalentemente alla ricomparsa di opere ritenute perdute, ultima in
                ordine di tempo il Capriccio in marmo presentato nel 2006 a Londra in una mostra al sir John Soane’s
                Museum il cui catalogo ha fornito l’occasione per riepilogare e rivedere brevemente il percorso dell’ar-
                tista alla luce delle ultime ricerche. Nel 2004 Benedetto Pistrucci, con una voce redatta da Graham
                Pollard, era entrato nel Dictionary of National Biography.






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