Page 163 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855



             migliaia in quel modo e perché no lui? Federico mio mi da un pensiero tremendo, è certo che noi non possiamo
             ajutarlo; tu hai raggione mille di parlare come fai, perché hai famiglia e poi c’è Mammà che prima di ogni altro
             merita aiuto; sicché digli che provi a far qualche cosa nell’arte che ha imparato e non può mancare che con la
             perseveranza e l’abbilità ne troverà profitto. Digli che mi scriva e non faccia l’offeso perché in fine non ho scritto
             né detto niente da inquietarlo ma il sentirgli dire che ti è cresciuto il peso di Mammà, oltre che sopporti lui, mi fa
             capire che egli non ne ha per se stesso, molto meno per addossarsi altri pesi, e se non cerca a quell’età di rendersi
             libero e indipendente dalla carità altrui, non so quando gli riuscirà d’esserlo.
             Spero presto di sentire da Mammà che abbia riscosto quel poco denaro in regola e quando potremo faremo per
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             lei quanto si può. Elisa sta incidendo un cameuccio per un Lord , ma ancora non si sa cosa glielo pagherà, basta
             per Mammà cercheremo d’ajutarla per quanto in poter nostro.
             Quella povera Balia tanto fedele e tanto buona come si troverà fuori dalla nostra famiglia e senza denari, mentre
             povero Camillo aveva a ridarle 350 scudi! Poveretta, mi fa tanta pena, ma niente si può paragonare alla perdita di
             quel povero Camillo nostro che non ci avete mai detto dove fu sepolto e chi l’accompagnò. Parliamo di lui più
             che si può questa è l’unica consolazione che possiamo avere. Papà ricevette una lettera da Parigi giorni fa scritta-
             gli dal direttore di un giornale nel quale pubblicano in succinto la vita di tutti gli uomini di merito che muoreno in
             tutti i paesi, ed avendo letto sui fogli inglesi di povero Camillo, volevano che Papà gli mandasse il succinto della
             vita di quel caro fratello; questo egli non può farlo atteso che è stato tanti anni lontano da lui, e ti prego a farlo
             tu che sai le opere che ha fatte, i premi che ha presi ecc. non deve essere più lungo che una pagina di stampa ed
             il foglio non molto grande, sicché se tu gli fai una lettera della grandezza di questa credo che anderà. Mandala a
             noi in Italiano, che quelli pensano a farla tradurre in Inglese e Francese e ne mandani un numero alla famiglia per
             distribuirla fra gli amici. Non ci perder tempo si tratta di far onore al nome di quel povero Camillo nostro e niuno
             meglio di te può farlo. Oggi sono sette settimane che non c’è più e quel che peggio non lo possiamo rivedere
             in questo mondo. Quanto ti sarei grata per qualche piccolissima memoria sua, anche un capello mi basterebbe.
             Non ci hai mai detto se prima da perdere la parola nominasse alcuno di noi, come pure chi è l’amico che egli
             mandò a chiamare. Dirai che voglio sapere troppe cose, ma pensa alla lontananza e conoscerai che ogni parola
             che riguarda povero Carnillo mio, è un sollievo per me di sentirla. Cerca di mantenerti la salute e fa uso del pepe
             rosso ossia Cajan pepper, io trovo che mi fa digerire meglio di qualunque medicina.
             Addio Federico mio; saluta Mammà e Raffaelle per me, e rispondimi più presto che puoi. Ti bacio e sono la tua
             amorosissima sorella
             Elena

                                                                                          Londra 16 Ottobre I854
                                                                                     Flora Lodge Englefield Green
                                                                                                         Surrey
             Federico mio caro,
             Elena ti ha detto tanto che sembrerebbe che poco restasse per me a dirti, ma pure non è così; se invece di scriv-
             erci potessimo abboccarsi insieme ci capiressimo più presto, ma al modo seguente, ancora reciprocamente non
             ci intendiamo bene, e per questa sola causa non ti abbiamo ancora risposto alla tua penultima, che la scrivesti
             con tanta fretta non rifletendo prima cosa noi ti scrivessimo, che non mi pare fosse niente da darvi offesa. Ti dice-
             vamo che prima di fare qualche cosa per Mammà attendevamo uno schiarimento generale degli affari di povero
             Camillo, perché avendoci tu detto che credevi che gli crediti avrebbero coperto i debbiti, non ci pareva che gli
             interessi di quel poveretto fossero tanto complicati che richiedesse lungo tempo per sbrigarli. Noi pensavammo
             che lo studio fosse subbito chiuso e i lavori ordinati e non finiti, restituiti come l’artista li aveva lasciati (e non
             per sua colpa) a chi li aveva ordinati, facendogli pagare il lavoro ci era fatto, così la piggione dello studio non
             correrebbe più: io non credo che ci torni conto a farli finire a conto vostro; in primo luogo un artista di qualche
             merito non l’intraprende (e per onore di chi li principiò, e di famiglia non si possono fidare a uno mediocre)
             ma supponiamo di si, non credi che la spesa assorbirà tutta la somma di c 800 per la statua, (60 per i busti? voi
             altri saprete meglio che vi trovate li, cosa fare). Mi dispiace che noi non vi possiamo mandare la somma che fate
             il conto ci vorrebbe per farli finire, Dio solo sa se il cuore nostro sarebbe duro, e lui solo vede, qualche volta
             come ci troviamo benché non lo diamo a di vedere all’occhio del Mondo, e non ci piace di dirlo a un foglio di






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