Page 161 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855



             di quello che lasciava figuro che avendo sposato una donna, come ho inteso da molti con dote, avranno agiustato
             gli interessi loro prima di sposarsi e questo lo possono aver fatto in cento differenti modi o col farsi donazione uno
             con l’altro, o che so io; basta da un’altra tua sapremo di più. Ti compatisco se non ti sei spiegato meglio nell’altre,
             è troppo fresca la pasione che ci opprime a tutti, anche io non credevo di poterti dire tanto, ma la necessità non ha
             limiti, non trovo pace ho tante cose nella mente che non so come si rimedieranno, quello che prometto a Mammà
             mia è che per parte mia gli darò quei soccorsi che le forze mie mi permetteranno, farò di meno di qualunque cosa
             (non posso da metter da parte perché non valgo un soldo) intendo di vestiario, che già fatti che ci siamo questi
             abiti neri, ci andranno avanti per più di un anno, e poi ci contenteremo ben volentieri per amor di nostra Madre
             di farsi soltanto che propriamente quello che ci sarà imperativamente necessario, ma non di lusso; per parte mia
             non posso dir altro, e tanto mi sento la forza per dirli perché ancor Iddio ci mantiene Papà il quale ci mantiene in
             sua casa e siamo sicuri che finché egli ce ne ha non ci farà mancar niente; ma nel caso che, Oh Dio non posso
             neanche proferirlo in scritto, che questo non ci fosse più, povere noi cosa faremo, vero è che facciamo camei ma
             non ci potessimo vivere da noi sole; cosa sono 100 o 200, cento lire sterline l’anno in questo paese? Quando che la
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             mesata di Papà di circa 500 levandoci la tassa del sei per cento  che si ritengono prima di pagare il trimestre, appe-
             na, appena, dandogli noi tutto e rimediando anche lui qualche altro centinajo con i suoi lavori ci si teniamo in vita
             non facendo la figura ne dei più poveri ne dei più ricchi ma di quei del grado nostro. Grazie al cielo non ci sono
             debbiti, e questo in quest’anno ha finito di levarsi quello con quel Dottore che tu sai, il residuo che prese finita che
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             ebbe la gran medaglia  (fig. 58) non bastò benché fu più di £ 700 in quest’anno gli ha dato altre 200 così è finito.
             Procuriamo di ritrarre qualche profitto anche dal prodotto di vacche, e galline ecc. Nella circostanza presente però
             ripeto ognuno conviene che ne risenta il peso; e noi due faremo quel che potremo quando sapremo di più; intanto
             sono certa che a Mammà specialmente non gli mancherà il necessario. E Nina non se ne intriga? non è figlia ancor
             essa non sento che neppure sia stata a rivedere Camillo mio. Ah fossi stata io la invece d’essa! Da me avrei ajutato
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             anche a metterlo nella cassa e l’avrei accompagnato al sepolcro . Dimmi dove riposa quel corpo con le mani come
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             le mie , ecco finita la razza altro che per parte sua si poteva conservare, altro che quatro nacquero così, tre non ci
             sono più, né mai più ritorneranno. La carta mi manca e la testa è quasi andata.
             Addio a tutti, bacio e saluto tutti voialtri in scritto e Camillo mio in che modo! non vedrò più quei caratteri
                                                                                            La Tua aff.ma Sorella
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             1  La morte di Camillo avvenuta in Roma per colera il 27 agosto di quell’anno. Per notizie bibliografiche v. lettera 2, nota 13.
             2  La moglie di Camillo.
             3  I rapporti di Federico con il padre e le due sorelle si erano interrotti a causa del suo matrimonio con Adelaide Scarsella (v. II. Lettere di
             Benedetto Pistrucci, 7).
             4  Lo studio di Camillo era in via de’ Cappuccini 19 (hawkS le griCe 1841, p. 276).
             5  V. lettera 1, nota 1.
             6  Pistrucci e le figlie avevano lasciato Londra nel 1844, trasferendosi prima a Old Windsor e poi a Englefield Green. La Royal Mint aveva
             dovuto ridurre i benefici per gli incisori (anche William Wyon aveva lasciato l’abitazione) a causa di problemi finanziari (Craig 1953, p. 321).
             7  La guerra di Crimea iniziata proprio in quell’anno (trevelyan 1971, pp. 315 ss.).
             8  Pistrucci aveva cominciato ad insegnare alle figlie ad incidere in pietra dura nel 1841 (v. lettera 31). Nel 1847-1848 Elena e Maria Elisa
             avevano esposto alcuni lavori alla British Institution (v. lettera 1, note 29-30).
             9  Per Raffaele Pistrucci v. lettera 1, nota 15.
             10  Barbara aveva lasciato Londra con i figli Federico e Raffaele nel 1842.
             11  Per Caterina Pistrucci, sposata Costa v. lettera 1, note 7, 20.
             12  La tassa sul reddito (income tax), v. lettera 55, nota 4.
             13  La medaglia commemorativa per la vittoria di Waterloo fu commissionata a Pistrucci nel 1819 per un compenso di 2400 sterline da pagarsi
             a rate. Il prezzo era stato calcolato tenendo presente che Pistrucci era pagato 100 sterline per il dritto di una medaglia normale e che il
             medaglione di Waterloo (cm. 15 di diametro) era stato valutato come equivalente a trenta medaglie (Billing 1875, p. 117). Pistrucci terminò
             i conii nel 1849, ma la medaglia non venne mai realizzata per le mutate condizioni politiche. Per tutte le questioni relative alla commissioni
             e ai relativi problemi: Pirzio Biroli Stefanelli 1989, I, pp. 97-103, nn. 35-41; Pirzio Biroli Stefanelli 1995; e inoltre AddendA, Medaglie, n. 1.
             14  Camillo fu inumato provvisoriamente nel Cimitero di S. Lorenzo fuori le Mura nel 4° riquadro dei colerici sotto il Monte Caracioli (per la
             sepoltura v. lettera 61, nota 8) (fig. 44).
             15  Si allude alla particolare natura dei piedi e delle mani, coperti da una spessa callosità, di alcuni membri della famiglia Pistrucci (Zecca 1915,
             p. 12, nota 1).






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