Page 159 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855
LETTERA 60
Al Sig.r Federico Pistrucci
Piazza Agonale n. 71
Roma
London 19 settembre 1854
Flora Lodge
Englefield Green
Surrey
Federico mio caro,
Doveva averti risposto alla terza lettera che ci mandasti e che ci confermavi la disgrazia della nostra irreparabile
perdita . Questa dal primo la tenemmo per certa e dai dettagli che stavano sul giornale si capiva che non altro che
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un ben informato poteva aver scritto in quel modo; ma poi le tue prime lettere ci misero in uno stato di incertezza
che puoi ben figurartela e con tutto che eravamo preparati al peggio, pure il sentirlo per sicuro ebbe l’effetto che
credo a chiunque avrebbe fatto, e ci rese incapaci di occuparci in alcun modo; jeri ricevemmo quella in data del
9 con i dettagli di quanto soffrì quel povero Camillo mio. Che pene orrende deve aver sofferto a capire e non
potere parlare e chi sa che in quei momenti non si ricordasse anche di noi, e non potersi levare la soddisfazione
di mandarci a chiamare. Oh Dio fossi potuta stargli accanto! mi ha sempre voluto tanto bene fin da creatura mi
ricordo che veniva a prendermi a scuola per portarmi a spasso. Povero Camillo mio che non ci è più. E Mammà
e Giuditta cosa mai avranno sofferto e poi essere chiuse dentro per tre giorni. Mi figuro bene l’afflizione di tutti
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voi ma almeno avete fatto per lui quanto potevate per sollevarlo; noi al contrario non l’abbiamo saputo che quasi
due settimane doppo e ín un modo che non desidero a nessuno, una stretta come quella. Mai e poi mai potrò per
un istante scordarla, ma che giova che io faccia tante ciarle? non posso farlo ritornare non posso neppure farne
di meno. È troppo viva la passione che sento. Dio mi dia la forza per sopportarla.
Siccome tu parli anche d’altri affari bisogna che io ti ci risponda per quanto ne possa appartenere a me. Papà non
sta affatto bene, il medico lo visita quasi ogni giorno e il suo stato di afflizione non credo gli permetterà di scrivere.
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Dunque Federico mio, giacché per questa funesta circostanza siamo ritornati a scrivere , bisogna che ci parliamo con
quella sincerità vera che il caso richiede. Capisco benissimo che le spese tue saranno fortissime e quel che potremo
fare per allegerirle non mancheremo di farlo, ma prima d’ogni altra cosa mi piacerebbe di sapere come ha lasciato
gli interessi suoi povero Cammillo se aveva debbiti, se aveva denari da parte, che capitali di marmi ecc. ha lasciati
nel suo studio ; insomma noi non sappiamo niente e naturalmente mi piacerà di avere qualche particolare.
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Ci disse quando sposò che oltre l’ottima scelta che aveva fatto, Giuditta aveva anche qualche migliaio di scudi, ma
non sappiamo in che maniera siano stati disposti, se lui ne divenne padrone, o che cosa ne fu fatto. So ancora che
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tu hai un buon impiego , ma nessuno ci ha mai detto che salario hai, sicché vedi che uno schiarimento di tutto
non sarebbe fuori di proposito, giacché domandi consiglio, che è impossibile a darlo senza sapere tutto lo stato
della famiglia. Noi, sebbene l’apparenza ci faccia comparire grandi, scrivessimo a Camillo che salario ha Papà, e
con tutto che non sia cattivo sono tante le spese che il clima richiede per mantenersi al meglio possibile la salute
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che col tirare il quattrino, si e no che ci si sfanga. Bisogna vivere in campagna perché in Londra né Papà né noi
potressimo camparci; stando in campagna non si può fare a meno di averci uno stracinetto perché Papà non può
più fare le camminate di una volta, e non ci sono vetture da poter con sei soldi andare a prendere un poca d’aria.
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Le tasse che per la guerra sono aumentate al 6 per cento e altre che ogni giorno crescono. Papà lavora è vero, ma
non più nel modo da facchino come faceva prima e l’età sua richiede dei commodi che se non li avesse non po-
trebbe reggere a fare quel che fa. Elisa e me siamo mantenute e grazie a Dio non possiamo desiderare che povero
Papà faccia di più per noi perché non ci fa mancare niente, ma denari non si mettono da parte, neppure un soldo.
Lavoriamo tanto che tutti ci dicono che ci rovineremo la salute, ma come fare? qualche centinaja di lire all’anno
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