Page 155 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855



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             Caro Cammillo,
             Eccomi dunque a farti il racconto di quel che mi è occorso nei giorni scorsi. Rapporto a te, Nina, Pippo e le cre-
             ature, ripeto tutto quello che già ti ha detto Federico.
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             Dunque devi sapere che ebbi occasione di vedere Merlin , ci discorsi per lungo tempo, gli feci vedere il ritratto
             del Principe che ho io fatto; gli piacque molto e mi invitò da andare a trovarlo a casa, dicendomi che qualunque
             insegnamento mi avrebbe potuto dare per incidere, anche in acciaro me lo avrebbe dato con piacere. Io ci andai
             doppo pochi giorni e mi si dimostrò molto dispiscente che senza tutti quei commodi che ha già nel suo studio in
             Zecca, non poteva farmi vedere come fare un punzoncino con la lettera c, e tante altre cose, che avrebbe amato
             di farmi vedere come le fa lui stesso, perciò mi suggeriva di andarlo a trovare in Zecca per trattenermi un par
             d’ore il giorno, assicurandomi che così facendo in un anno mi avrebbe insegnato tanto che qualunque cosa fosse
             accaduta a lui avrei potuto benissimo far le sue veci e ottenere anche il suo posto puoi figurti se questa proposi-
             zione mi piacque e ci lasciammo nell’intesa che sarei tornato da lui per combinare meglio la cosa; ma però egli
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             mi fece capire in questo discorso che voleva essere assistito da Mr. Morrison ; ed il giorno susseguente essendosi
             in Zecca incontrati subito gliene parlò di me e Morrison gli si mostrò tutto propenso. Ma poco durò la bona in-
             tenzione che aveva quest’ultimo; ossia che la Moglie lo dissuadesse d’impicciarsene o che da se stesso si mettese
             in paura per una nuova cagnara che sarebbe potuta succedere nel ritornare io in Zecca; il fatto si è che il giorno
             appresso si mostrò freddo freddo al medesimo Merlin e non volle dirgli altro se non che, che avesse fatto pure
             l’aglievo se voleva che egli ne avrebbe avuto piacere, e non altro. Merlin conoscendo che M. M. si era spaventato
             d’aver messo in ballo in qualche bella sciena andò egli stesso da Papà quasi per chiedergli il permesso di potermi
             far andare al suo proprio studio e per dirgli nello tempo che aveva veduto il ritratto che io ho fatto del Principe
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             e che era un peccato che io fossi dovuto rimanere così. Ti puoi figurare che risposta si ebbe. Stettero a questio-
             narsi per più di due ore e dopo tutto quello che uscìda quella bocca, la conclusione fu che se io avessi rimesso
             piede in Zecca sarebbe stato costretto a fare un passo contro sua voglia cioé di dire i motivi per cui non mi aveva
             potuto insegnare l’incisione, e credo perfino che non si vergognasse di dire a Merlin qualche cosa. Nel medesimo
             tempo io andai da Mrs. Morrison per pregarla che mi volesse assistere in questo affare; ma fu tutto inutile, sempre
             facendomi capire che le conseguenze che ne sarebbero potute derivare, per una cagnara che succedesse, erano
             la ragione princippale per cui si mostravano così freddi. Sarei potuto andar da Merlin, ma poi che avrei fatto, non
             altro che far nascere della cagnara senza che a me me ne tornasse alcun bene; così per quel che riguarda l’en-
             trare io in Zecca per me è fenita ogni speranza adesso; quando prima erano morte queste speranze, ma sempre
             con qualche lusinga che di tanto in tanto mi davano, non si era mai venuti ad una decisione come questa. Di
             questo soggetto non se ne parla più; ora per dirti quello che questa cosa ha prodotto in Papà; e di quanto son
             per dirti da fratello voglio da te un consiglio, e mi rincresce di dirti che a posta corrente bisognerebbe che mi
             rispondessi, perché come sentirai non ci è un momento da perdere per un si, o per un no. La cosa è questa che
             Papà non sapendo che quei Signori si ricusavano di ajutarmi anzi credendo tutto il contrario, e avendo veduta in
             Merlin tanta risolutezza si è spaventato se è come Mammà ci disse; anzi a me disse da parte di papà che egli era
             disposto ancora ad ajutarmi e portava una prova, oggi lunedì scriveva a Parigi al suo amico Mercuri  se mi voleva
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             ammettere al suo studio per insegnarmi ad incidere in quel suo stile, tanto finito, sull’acciaro, invece del rame [...]
             lui e che poi avrebbe scritto da Pacini o a qualcun altro onde trovassero per me un alloggio, che pure per mille
             franchi l’anno (ossia circa 40 lire) me li avrebbe dati finché fossi abile col far l’incisore in rame, a guadambiare da
             me. Non disse a Mammà che fosse venuta a dirmelo, ma attizò la figlia a mandarla qui, e queste Mammà dissero
             che mi mancherebbe molta robba per fare una cosa simile, a tutto penserebbe lui. Le sorelle dicono che con
             tanta furia ha presa la cosa, perché sabato scorso avendo palesata a M.r Hamilton quest’idea (senza dirgli altro)
             questi gli rispose che non ci era momento da perdere e che lunedì avesse subito scritto. Merlin devi sapere che
             molto batté sul punto ch’io gli aveva fatto vedere, ossia che a quest’ora già potrei guadambiare, e che sono stato
             io ingannato, adesso non ha più la scusa di dire che io non voleva mettermi ad incidere perché puoi figurarti
             se Merlin non va dicendo cosa gli è convenuto vedere; il Padre pregarlo, acciò non insegni al figlio il modo da
             potersi guadambiare alla meglio un pezzo di pane. Io, come sai mi ritrovo, come qui dicono, in un awkward
             position, e non so adesso sul momento cosa farei, perché qui vedo bene che non posso restarci, ma son forte






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