Page 79 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855










              LETTERA 29
                a
              7  da Londra (manca la 6  da Londra)
                                   a
              Al Signor Cammillo Pistrucci
              Per Recapito
              Caffè in Piazza di Pietra
              Roma
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              Caro Cammillo,
              se prima non ti abbiamo scritto non è stato che ci siamo dimenticati di te, ma che volevamo con la presente
              informarti di più cose possibili, e poterti dire bene come è andata a finire la cosa. Dal giorno che laciassimo la
              Zecca non abbiamo più veduto Papà, perchè non si cura di vederci e non già che noi non l’abbiamo voluto vede-
              re nè si è degnato mai di rispondere a qualche lettera che gli abbiamo dovuta mandare. Le sorelle non ci hanno
              più veduto; hanno veduto Federico perchè lo sono andate a salutare allo studio. Mammà l’abbiamo veduta più
              spesso perchè quando sentiva dalla donna che noi eravamo andati per sentire come stava veniva di fuori per un
              momento e una delle prime volte che la vedessimo ci raccontò che nei giorni avanti avendo litigato con papà per
              noi che ci trovavamo bisognosi di dover andare da lui per impegno di padre, lui gli rispose che non ci trovava-
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              mo tanto male come lei si credeva perchè quel Architetto  ben presto avrebbe impiegato Federico e che io con
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              le conchiglie e con la copia di un bustino del Duca di Wellington, copia del suo colossale , avrei guadambiato
              abbastanza per mantenerci.
              Le cose andavano in questo modo finchè un giorno M. Hamilton essendo andato a trovare Papà come di solito
              nello studio, doppo di aver discorso di cento cose gli domandò di me, allora fu che Papà avendo il suddetto
              mosso il discorso di me [....] dire che aveva giusto ricevuta una mia lettera ove gli dicevo che avevo fatto come mi
              aveva consigliato di fare lui; cioè di provare nelle botteghe di orefici se volevano comprare quelle tre conchiglie
              che avevo finite, ossieno due ritratti del suddetto duca e uno della Regina  ma che tutto era stato inutile, e che di
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              tutte e tre non ne avevo trovato che desse lire, e che gli domandavo almeno, giacchè va dicendo che per noi farà
              quello che puote, che mi avesse lui raccomandato a qualcuno di quei tanti che mi potrebbero giovare; e soggiun-
              se, io non so come fare per questa raccomandazione, perchè non ci è l’onor mio di farla. Allora M. Hamilton dopo
              aver inteso tutto rispose: per Raffaelle voglio provar di fare qualcosa ancora fategli sapere che domani l’aspetto
              in casa per vederlo. La sera vado per sentire come stavano e la donna mi da una lettera di Elena ove mi diceva
              cosa dovevo fare raccomandandomi di andarci. Io dunque vi andai e andai pronto a rispondergli se mai avesse
              inteso a farmi un secondo monitorio; ma trovai tuttaltro. Mi salutò come il solito, e ridendo mi disse, le cose sono
              andate male anche questa volta, vedo che con vostro padre proprio non potete vivere uniti; e poi dice, che cosa
              credete di fare voiailtri; lavorando, risposi, procurar di guadambiar un pezzo di pane, e chi dei due l’avrà per il
              primo lo dividerà coll’altro. Così va bene dice, so che avete delle conchiglie finite, se volete darmele dicendomi
              quanto ne volete l’una, potrò procurare di darvele via. Io non voglio mettergli alcun prezzo gli dissi, giacchè lei
              ha la bontà d’impicciarsi di questo, quello che sarà sarà ben fatto. E bene dice per due lire l’una sareste conten-
              to di darle, sicuro dico, che potrei darle. Per me dice voglio due copie di quel bustino quando l’avrete formato
              portatemelo, intanto eccovi cinque lire a conto che potranno servirvi per qualche spesarella. Gli communicai la
              nostra intenzione che era di andarsene via da Zio e prendere una cammera quando ci fossero stati i mezzi da
              farlo. L’aprovò questa idea e così lo lasciai. La cammera l’abbiamo presa in una strada tra San Paolo e la porta
              della Città, l’obbligo l’abbiamo per 6 settimane ma l’abbiamo principiato ai 25 di gennaro sicchè se vuoi diriger
              una lettera di non tanta conseguenza potrai far i conti se ci siamo ancora se no da Zio ma ben chiusa. Papà sta
              molto raffredato ma per miracolo gli occhi gli stanno tanto meglio, che spera per il giorno 10 del presente che è
              il giorno che battezzano la principessina , di fenire un cameo a due faccie, che tanto dall’uno e dall’altra parte ci
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