Page 74 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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Carte autografe e altri documenti



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                Carissima Sorella
                So che da Camillo hai ricevute le mie notizie unite a quelle de miei figli, lo stesso è stato per me che tutte le volte
                che Camillo mi ha scritto non ha mancato di dirmi le tue notizie e della tua famiglia nella quale godo nel sentire che
                stiate tutti bene come lo steso è di tutti noi. Federico ha combattuto con le febri di stagione ma grazia a Dio ora ne
                libero. Nina mia ti giuro che non passa ora momento che non pensi a te che ora che si aveciniamo a doversi lasciare
                per sempre si siamo dovuti dividere per il fatale destino pazienza tocca a noi. racomandiamo scanbievolmente al
                Signore che è il tutto che ci possiamo fare da sorelle che si amamo davero. Salutami tutti li tuoi figli particolarmente
                Iota come lo steso faccio io con anche da parte di Benedetto e tutti li figli; e sono la tua aff.ma sorella
                Barbara Pistrucci

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                Agatina mia ,
                dirai che doppo dieci mesi che sono partita da Roma mi ricordo da scriverti, ma ti assicuro che non mi sono mai
                dimenticata di te. Spero che se zia Nina scrive a Mammà, ti ricorderai di mandarmi due righe per farmi vedere
                che ancora mi ami. Spero che starai bene come tutti di tua casa, io mi sono ingrassata e cresciuta e sto benissimo.
                Salutami tutti in particolare zia Nina, salutandoti ed abbracciandoti caramente me dico
                Tua aff.ma cuggina Elena

                Carissimo fratello,
                eccomi finalmente che ti riscrivo; la mia salute ora va migliorando assai; ho riavuta qualche piccola febbricina fino
                a pochi giorni fa ma tale però che non mi ha impedito, dal primo giorno si può dire che arrivai qui in Londra, che
                m’andassi ristabilendo a gradi a gradi fino a potere adesso quasi riagire come prima; solamente un poco di fiacchez-
                za mi è rimasa ancora ed una non prontissima volontà di operare, forse conseguenza di quella; mangio poi come un
                lupo e se non mi frenassi farei spropositi per la fame. Di te non so altro, che dire, che voglio sperar bene; per carità
                non far nascere ritardi nelle tue lettere; in quest’altra dacci più minuti ragguagli di te; se dove abiti se hai assistenza
                in una parola se come ti ritruovi, dicci tutto, mostra il senso di gratitudine che ho davvero per lui, a Peppe, che que-
                sta occasione mi fa vivere tanto meno aggitato, conoscendo io a piena la tanta sua affezione per te. Hai inteso già
                dagli altri lo stato di papà, che piccola baggatella! altro che la tosse che risentimmo a Roma; non me ne ricordava più
                tanto bene dopo tanti anni o piuttosto non ne aveva egli certamente nel colmo dell’inverno la metà di quella, che ha
                già adesso, quando ancora stavamo qui; nè grandi sforzi gli vengono anche se sputò sanguinaccio che ci tormenta
                maggiormente, riflettendo anche a quello che potrebbe essere a inverno più inoltrato; per lui ripeterò come per te,
                voglio sperar bene per la tosse, ma per gli occhi? lavora qualche poco ma poi è forzato a lasciare ogni cosa e questo
                dev’essere per lui il magior tormento del mondo; ma pure non mi voglio disperare ancora; meglio di quel che stava
                a Roma mi pare certamente che stia; chi sa? Dio lo volesse. Quando scrivi a Nina o a Pippo o se sono venuti a Roma
                per Natale di loro a voce che mi ricordo bene di loro sempre e di quelle briccone e che non ho scritto loro ancora
                perché non ho potuto: adesso vuol scrivere loro Mammà e ad una delle loro risposte risponderò io; da loro tanti
                saluti da mia parte intanto, e tanti baci se puoi a tutte e tre le nostre nepotine e uno particolarmente a “tome potto
                domì te non ta a letto mio” perché è quella che più potrà ricordarsi di me e non per altro. Mr. Hamilton per Papà si
                è preso l’impegno di parlare a favor mio ad uno dè più rinomati Architetti, che volesse ricevermi al suo studio per
                darmi da fare qualche cosa e farmi fare un poco di prattica insieme; già sono stato col suddetto da questo Architetto
                che, veramente è uno di quei che hanno più lavori e si chiama Cockerell  (fig. 35) il quale dopo avermi fatte molte
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                finezze mi disse che avrei potuto pure incominciare questa mattina, se mi piaceva, a andare da lui come poi ho fatto.
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                conoscenze; più in là potrò parlatertene meglio. Ben presto […] da Papà, che intanto, benché non possa dirmelo
                perché sta allo studio e non mi vede scrivere, ti saluta. Saluti ti do io e mille baci, Camillo mio e ti assicuro che non
                mi dimentico nè mai mi dimenticherò di te. Salutami Peppe primieramentee tutta la casa Toni e Fabbri. Da te poi
                distintamente intendo tutto lo studio, incominciando da Azzurri se chè egli e Giggi nella mia partenza mi mostrarono
                la più grande affezione; per parte di Giggi, tutti i miei antichi compagni distitamente pure la casa Minetti e Tombesi;
                zia Checca con tutte le cuggine; zia Nina con tutta la famiglia; zio Clemente con la famiglia [...]
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