Page 69 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855










             LETTERA 26
              a
             2  da Londra
             Al Signor Camillo Pistrucci
             Per ricapito Caffè in Piazza di Pietra
             Roma
                                                                                           Londra, li 21 9bre 1840
             Carissimo fratello,
             ti sarai lagnato non vedendo più nostre lettere, e a ragione, ma ne sono stato io la causa perché sempre sperando
             di poterti scrivere e bramando tanto di poterlo fare, ne ho Mammà. Eccomi ora al caso; mi trema la mano ancora
             per la debolezza e la testa non mi è tornata a segno ma non importa; alla meglio mi farò intendere.
             Arrivati qua il secondo giorno mi tornò la febbre e senza adesso perdermi in racconti inutili sulla bestialità del
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             dottore, ma non Billing , perché anzi questi è stato poi che mi ha guarito ti dirò che ora sono tre giorni che sto
             meglio; tutti gli altri stanno benissimo. Mi spedirò con te prima di quelle cose che ho tralasciate pel viaggio, e poi
             entreremo nella grand Opera Vocale-Istrumentale-Buffo-Serio-Comica.
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             E primieramente di a Peppe da parte mia che in Monsig. P. Garibaldi  trovai una persona eccellentissima: la
             mattina già che ci andai mi ricevette con tutta la buona grazia immaginabile; mi disse che mi aspettava perché
             n’aveva avuto avviso dal Console di Marsiglia e ci trattenemmo a discorrere pressocé un’ora; lesse la lettera che
             io gli portai, e parve di certo con molta soddisfazione perché letta che l’ebbe mi si mise a discorrere per qual-
             che tempo della buona famiglia Galassi ch’egli l’aveva conosciuta da tanto tempo; e dandogli io ad intendere, o
             piuttosto aggiungendo a quello che avrà detto la lettera, le meritate lodi lui, mi si mostrò contentissimo che la
             Sig.ra Giulietta avesse avuta tanto fortuna. Mi domandò quanto tempo era ch’era accaduto il matrimonio; a ciò
             gli risposi che sono diversi mesi, e così passò la cosa; soggiunse poi che appena si fosse trovato un poco spiccio
             avrebbe loro scritta una lettera. Mi significò il gran piacere che aveva avuto l’anno avanti di conoscere Papà e mi
             raccomandò per lui tanti complimenti. Un giorno poi all’improvviso sentiamo fermare una legno alla locanda;
             guardiamo e vediamo un legno che ci pareva più bello per tutto quanto di quello che porta un Ministro; mentre
             stiamo ancora in forse se sia egli o no ci sentiamo bussare alla porta ed era desso. Si trattenne ivi con noi lungo
             tempo parlando su diverse cose, e ritornammo a parlare del Matrimonio; ove Mammà il meglio che potè fece
             anch’essa, quello che io non avrò potuto fare che malamente, il ritratto dovuto di Peppe. Torna adesso perciò a
             ringraziarlo da nostra parte più che mai della premura che si prese per noi e salutacelo tanto tanto; e lo stesso fa
             colla Sig.ra Giulietta e li fratelli Galassi.
             Rapporto poi alle spese del viaggio, che tu volevi sapere, e che io, andando le cose diversamente ti avrei fatto
             conoscere una ad una, giacché perfino mezzo soldo di elemosina abbiamo segnato, o per dir meglio ha segnato
             Elisetta, non credo qui di spiegartele cosi minutamente: la somma delle spese è andata così: arrivammo qui in
             Londra con 16 lire e qualche scellino (oh, non ci fosse stata la malattia mia a Parigi; li venti tre giorni di dimora in
             quel paese, compreso il medico speziale, perdita della diligenza e locanda, ci sono costati 506 franchi e qualche
             bajocco); poco più d’una lira e mezza se ne andò e per pagare la casa, quando ci venne a prendere Papà; pel
             legno per andare da quel prete appena arrivati e per poi andare a casa; pel legno per andare in Dogana il lunedì
             a prendere la roba; per quel poco mangiare che fu fatto ec. dieci lire le ho io senza saputa di Papà per provvedere
             a qualunque evento ed ora non avrei neppure il denaro per impostarti la lettera, se avessi fatto diversamente; le
             altre quattro e mezza e qualche cosa, dicendogli noi che tanto ci era rimaso, se le prese egli che fummo qui in
             casa; vero è però che il giorno appresso prese per mamma uno scialle che costò anche di più.
             Quel Prete di Mr. Baggs mi pare, se lo vedessi un vero burattino e per tale lo tengo in verità; ci fece trovare tutto
             pronto, anzi appena arrivati ci volle in sua casa, dove ci dette il thè e ci fece un mondo di finezze; ma ho capi-
             to bene che è andato dicendo tutto anche agli altri Preti suoi compagni e c’è la piccola bagatella di mezzo che







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