Page 71 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855



             non potermi alzare per la febbre e l’eccessiva debolezza; ma poi forse fu meglio) avessi inteso Elena che mai gli
             seppe dire, altro che un avvocato: Elisetta diceva anche le sue; sicché unite a mammà, la quale pure puoi figurarti
             se disse le sue dopo poco tempo lo tormentarono in modo che finì egli urlando “tutti legati insieme sti traditori;
             andatevene, andatevene” e si chiuse a chiave dentro la sua camera; tutto andò a finire poi con le stravaganze le
             più belle. La mattina appresso ci fu poi quasi una replica perché Elena era venuta su da me a congiurare secondo
             lui, ma secondo me, più infame assai era il suo pensamento, essendo qui a tal proposito peggio che a Roma.
             Alla meglio di su c’intese qualche cosa, appena Elena, e fu subito, volle tornare su dirmelo e a trattenersi di più
             con me. Ma sono costretto a parlarti di Elena perché veramente mi ha colpito. La sentissi: si quella puttanacccia,
             dice a Papà quella mignottaccia vostra; Elisetta figurati parla già di mignotte di puttane, di malanni; se ne fa uno
             sciupo qui che è incredibile.
             Adesso sono diversi giorni che veramente può chiamarsi padre perché fa da padre; non ci sono state più liti: qualche
             parola così a parlare; e discorriamo come si fa in famiglia. Giura e stragiura, con me l’ha fatto una volta, ma seguita
             a farlo con gli altri, che se io mi metto a dare una sola lezione egli ci lascia e mille altre cose; ch’egli non permetterà
             mai che un figlio sia venuto qui per infamarlo e che so io; dice sempre che i libri ed altri ajuti, che io dico essermi
             necessari, e che voglio farmi se potrò di mano in mano colle mie fatiche, son tutte bugiarate, tutte bugiarate; che
             io sono venuto per ruinarlo, e non dargli più pace, e un mondo d’altre vere bugiarate. Quando mi sarei rimesso
             in qualche modo combineremo; intanto mi astengo dal fargliene ma parola per non arrabbiarmi inultilmente. Ti
             raccomando le lettere di lui che ti furono lasciate; vorrebb’egli adesso che fossero state tutte bruciate. Ti avverto
             di non farti mancare qualche testimoninaza di quanto hai fatto colla robba di casa, perché egli ne borbotta molto
             e dice di volerlo asolutamente sapere. La lettera che ti sarà giunta dopo la nostra partenza, ritienila presso di te
             perché potrebbe richiedertela, tale essendo apparsa più volte la sua intenzione. Borbottò che ti si fossero lasciate
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             tutte quelle medaglie. Ti avverto che giorni orsono gli venne una lettera del Principe Massimo  nel quale lo avvisava
             che nel indomani sarebbe partito, e nel domandargli se aveva alcuna lettera per Roma, lo pregava se voleva fargli
             incassare certi libri che aveva raccolti e spedirglieli per parte del Ministro d’Austria; egli neppure gli rispose, forse
             perché temeva che tu ne avresti potuto godere; te l’ho voluto far sapere onde tu possa regolarti, ma anche ti dico
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             che il Principe gli rammentò del busto di Sacchetti . Gli fu detto che tu eri senza ordinazioni; che vedendoti alla
             disperata dopo l’inverno saresti venuto forse qui; che stavi a giornata per finire di pagare i debiti e che so io; eppure
             vedi non è giovato niente. Non crederai che povero Raffaele non è potuto mai andare ancora a vedere alla Posta se
             c’era tua lettera per evitare una lite; dice sempre che ci sono tradimenti, che ci deve essere qualcuno che ci ajuta e
             ci regola e mille altre buffonate; domani però saprò se c’è o non c’è; almeno per parte tua potessimo avere qualche
             consolazione. Oh maledette febbri! mi hanno ruinato tutto; ma non mi sono perduto di coraggio e specialmente per
             povero Raffaele. Presto ti riscriverò e fa tu lo stesso con noi di scriverci spesso.
             Salutaci tanto la Balia se sta ancora con te o per lettera quando scriverai a Nina: anzi quando scrivi a questa dille
             che ben presto Mammà le scriverà e che no ha potuto finora perché … e qui mettile qualche scusa. Subito che
             potrai fammi il piacere di spedirmi que’ libri con disegni; dimmi l’importo di tutto che subito che potrò voglio
             rimborzartene; lo stesso intendo dirti dell’associazione che non mi dimentico aver lasciata a tuo carico. Raffaele
             ti saluta tanto e dice che presto ti scriverà anch’egli; Mammà fa lo stesso. Salutami tanto gli amici e specialmente
             Giggi e digli che presto gli manterrò la promessa.
             Addio Camillo mio, ricordati sempre di noi che noi di te sempre ci ricordiamo. Ti bacio addio
             Tuo aff.mo Fratello
             Federico



             1  Archibald Billing (lettera 7, nota 2).
             2  Pietro Antonio Garibaldi (lettera 15, nota 2).
             3  Vittoria Pistrucci (lettera 1, nota 17).
             4  Il “Signora Pistrucci” è ironico. Si tratta di Anna Crowley dalla quale nel 1838 Pistrucci ha avuto un figlio, Benvenuto Benedetto (marSh 1996,
             p. 58, tav. 38). Non è chiaro se la moglie Barbara e i figli fossero al corrente della cosa o se fossero partiti da Roma completamente all’oscuro.
             Sembra che Pistrucci avesse messo al corrente della nascita del bambino la sola Elena, al momento di partire per Londra nel gennaio del 1840
             (v. lettera 39). Le lettere successive dimostrano come la situazione si rivelerà difficilissima con aspri contrasti tra i genitori e i figli tanto da
             obbligare parte della famiglia a rientrare a Roma.







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