Page 77 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855



             con aria brusca, Elena gli rispose per me. Non so cosa gli andava per la testa, che viene ove ero io e mentre mi dice
             di levarmi, che ci era lui che lo sapeva fare quanto me, mi si mette davanti, e mi manda indietro dicendo, che me
             ne fossi andato. Ti poi immaginare, gli domando la ragione di quest’azione villana, e mi risponde, si meglio che ve
             ne andate su; e mi prende di sotto il braccio per cacciarmi di fuori la cammera. Elena vedendo ciò disse a papà per
             qual motivo mi faceva quell’offesa e che con me veniva su ancor lei; non volendo restar con suo Padre cosi infame
             come era lui. Io andandomene via dalla cammera gli dissi che non avessse stuggianato che [...]
             e glielo ripetei si fortemente che ci attaccassimo a parole e non sarebbe fenito se agli urli che facevo non fossero
             corsi Federico, Mammà, Elisa e le donne che erano in casa credendo che ci menassimo. Elena si mise di mezzo
             ma non ebbe effetto, che seguitai ad urlare dicendogli tutto quello che si puol dire; in un simile trasporto di col-
             lera, che se fosse stato un altro e non fossi stato sempre presente a me stesso, per quanto che era mio padre non
             so che sbaglio avrei potuto commettere; torno indietro vedendo che faceva fuoco dagli occhi ed allora Federico,
             Mammà e tutte le altre procurarono diportarmi su, che mi ci trovai senza sapere come, e lui restò nel Parlor.
             Federico cominciò ad urlare lui pure, dicendo, che non gli trema la penna nelle mani per far palesi le sue scellerag-
             gini, e ci vestissimo e ce ne siamo andati da zio, lasciando povera mammà e le sorelle piangere le quali dicevano,
             che mai più saressimo stati insieme perché gli aveva detto lui, che nè la legge nè nessuno sarà buono a levargli loro
             dalle mani vive, ma che a pezzi le avremo con noi, vedendo che ci amano tanto; e che se lui fosse obbligato di do-
             verle mantenere, sicuro che sarebbero contente di dividere quel pezzo di pane con noi. Ti ricordo che se tu ci dici a
             noi di non esser coglioni, noi ti consigliamo a non esser cag[...] di accettare l’invito che ti vorrà fare e di chiamartj in
             Londra a viver con lui, che ti avverti bene una sera, se ti ricordi, che da queste marmotte a cui ha messo paura, è uso
             sentirsi dar ragione anche quando ha torto. Venissimo via quel giorno e qui Federico aggiunge il resto alla lettera che
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             già aveva terminata a casa per Mr. Hamilton  nella quale gli raccontava tutto quello che era successo da quel giorno
             in cui ci fu insieme una mezza disputa. Il giorno appresso scrisse a Papà e andassimo la sera a sentire dalla donna
             quando usciva dalla Zecca, le notizie di tutti, dove egli ci fece dire, se volevamo entrare, che egli era il medesimo
             di prima; noi non volesimo entrare, perché volevamo che prima la lettera scrittagli da Federico gli giungesse per
             la piccola posta e poi che avesse discorso con il suddetto Mr. Hamilton. Il giorno appresso gli abbiamo scritto altra
             lettera, e nell’andare a sentire di nuovo come stavano, ricevessimo da lui per mezzo della medesima donna una lira.
             Il giorno seguente gli ho scritto io, e ci mandò a dire la sera che era contento che stavamo bene; ti avverto che però
             egli parlò con Mr. Hamilton. Cammilo mio teniamo che quanto bene ha fatto questi a Papà nei lavori, altrettanto
             male abbia fatto a noi nel distaccarcelo. In questo momento che ti fenisco da scrivere non sappiamo il risultato della
             sua lunga conferenza con il medesimo. Prima d’impostar, la lettera forse potremo dirti qualche cosa di più perché
             Federico ti vuol scrivere ancor lui. Addio puoi figurarti questo stato incerto quanto ci tenga inquieti, ti procura di
             consolarci con qualche tua lettera come facesti nell’ultima che dirigesti a Federico. Addio ti bagio di nuovo e non ti
             dimenticare di un saluto particolarmente per Seni e Spagnoli
             Tuo aff.mo Fratello
             Raffaele

             Non mi pare tempo da penzare di scrivere ad altri e fa le mie scuse per ciò

             Charlotte Street n° 46
             Fitzroy square

             Carissimo Fratello,
             Per riprendere dove ha lasciato Raffaele ti dico che abbiamo saputo parte di Mammà qualche cosa rapporto al
             colloquio con Mr. Hamilton: abbiamo saputo pure che venne a Papà l’altro giorno una tua lettera e che questa
             non gli è dispiaciuta. Ora dunque sentiamo che Papà incominciò col suddetto mostrandogli la tua lettera, dicendo
             che non era vero che tutti i figli l’avevano con lui, ma che ce n’era qualcuno più ragionevole che ancora gli voleva
             bene e che so io; allora Hamilton si cava fuori la mia lettera e gli fa sentire che cosa io gli diceva rapporto alla
             calunnia che si era inventato, calunnia che Papà in presenza mia già aveva detto a lui che il medesimo volle da
             Papà una spiegazione, se che aveva voluto io intendere del mettersi le mani in tasca qualcuno nella questione con
             Raffaele; a cui egli dice di avere contenta per vera la cosa, ma fatta sopra pensiero; rapporto ad avere io scritto






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