Page 82 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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Carte autografe e altri documenti










                LETTERA 30

                Al Signor Cammillo Pistrucci
                Per ricapito al Caffè in
                Piazza di Pietra
                Roma
                                                                                                      2 marzo 1841
                Caro Cammillo,
                sono giuste è vero quelle lagnanze che mi fai, che dovevo io fare i conti e che ti dovevo dare una direzione più
                certa, ma ancor io non potevo darti questa se non che ripetendoti quella di Zio; e ti scrissi così della nostra sa-
                pendo che ordinariamente la posta non impiega più di 11 giorni per portare la lettera si di qua a là che di là a
                quà e che se volevi risponderci presto, facevi bene in tempo a farcela ricevere in Chancery Lane, dove di fatto
                venne, benché per accidente ti tardò tanto la nostra. Non puoi immaginare l’impressione che mi fece sentire dal-
                la tua, quante cose ti ha detto contro di me Papà, e come ha procurato di seminar discordia fra noi. Se non sa-
                pessi che tu sai già abbastanza per conoscere quanto sono vere le sue ciarle, certo che mi dispiacerebbe non
                poco di quest’informazione che ti ha data di me; ma così ripensandoci e ridiscorrendone con Federico di questo
                sforzo che ha fatto per metterci in cattiva vista con te ci viene da ridere davvero. Ora che siamo venuti pure a
                questo, per mia soddisfazione ti porterò delle prove, in contrario a quello che egli ti scrisse per farti formare non
                so quale concetto di tuo fratello, che per fortuna sua ha vissuto tanti anni con te, e che crede che lo conosci a
                fondo, come lui, e l’altro conoscono te, che hanno tenuta sempre per una menzogna quello che egli asseriva
                avergli tu detto. Se fossi stato qui avresti veduto dal complesso di tante particolarità che era impossibile d’andar
                avanti in quel modo. Forse da Avvocato ti avrà esposta la cosa nel modo che la racconta; che non vol far più pace
                con noi perché se l’ha scampata una volta, e due, non la scampa la terza, facendo vedere che volevamo dargli
                addosso, colla vista di scusarsi di quello che fece, di mettersi le mani in saccoccia. Farebbe meglio assai a usar
                prudenza a non andar a risvegliar certe cose che oramai dormono, la spiegazione della quale gli torna in svan-
                taggio. Ha il coraggio di dire, che io dicevo, che lo potevo non amare non esssendo stato con lui finora? Ragira-
                tore. Sai quanto amerebbe di non aver mai detto alla Mrs. Morrison in presenza nostra che lui faceva quanto
                poteva per accarezzarci, ma che era tutto inutile non essendo restato fra noi e lui che il semplice amor di rifles-
                sione. Dice che non ho voglia di lavorare e perché non ti ha detto che la mattina mi faceva entrar in cammera
                sua a far dei castelli in aria per fin che si era vestito per non mandarmi allo studio prima di lui? che la sera quan-
                do lui andava a casa a leggere i fogli non mi voleva far restare allo studio a modellare perché non voleva che lo
                credessero già vecchio da non poter sostenere tanta fatica? non che mi ha fatto perdere più di due mesi di tempo
                a lavorar da falegname le cassettine per i suoi modelletti. Queste, queste sono le premure che aveva d’impararmi;
                queste le promesse che fece quando mi portò via, che mi avrebbe messo a incidere si in acciaio che in pietra; e
                per la prima non mi ha voluto dar mai un dato, e per la seconda mi ha ammaestrato tanto che posso dir che non
                so da che parte debba girar il rotino? Nello scrivere questo mi si riaffacciano alla mente le tristi idee del passato
                e non posso fare a meno di ripetere che è una gran disgrazia per noi avere un Padre così... Ti ha scritto che loro
                sapevano dove ero quella prima notte che passai fuori di casa e che ancor Fico non glielo vole dir poverello per
                il piacere di vederlo penare; che poi ha saputo che me la passai ridendo e burlando, bevendo e fumando tutta la
                notte. Ma possibile supporre che la Moglie e figli e il proprio fratello fosseri infami tali che smaniassero ancor loro
                per finzione? Chi mal fa mal pensa, ed egli avendo misurato gli altri con la sua misura, ha dovuto crederli tali. La
                gran cena quella sera si ridusse a una cipola cotta nella bracia e ad un bicchiere d’acqua, non avendo Scipione
                denari per far pigliare […]. Ti ha detto che penò ma non il perché; ed è questo che sapendo a che punto mi
                aveva ridotto e che non avevo denari teneva per certo, come temevano gli altri, che mi fossi buttato a fiume e le
                smanie sue non erano già per me, se ciò fosse stato, ma a quello che diceva egli stesso, erano per lo scredito che







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