Page 83 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855
gliene sarebbe venuto a vedere su i fogli che il figlio di Pistrucci si buttato a fiume; che non sarebbe potuto andar
più in alcuna società, che lo mettevo al rischio di perder l’imepiego di far sapere tutta la sua budella al Mondo.
Dice che non gli abbiamo alcun attaccamento e che tutto l’amore è per Mammà? E che dubbio è, amor con amor
si paga; Che credeva di trattaci come la sua puttana che l’ha comprata con le lusinghe, e regaletti in modo che
all’occasione se n’è servita per ruffiana? Povera Mammà di questa separazione è quella che ne risente di più di
ogniuno; procurimo per quanto ci è possibile di dargli coraggio ma chi giova, dice se devo finir i giorni miei
lontana da quei figli che ho amato e che amo tanto. Ti assicuro Cammillo mio che non è possibile il dirti quello
che fa essa per non farci capir tanto la nostra disgrazia. Ora che gli siamo andati ad abbitare più vicino, è più
contenta che mai, e mi viene a trovare più spesso che puole con le sorelle che ancor esse fanno non poco per
noi. Non so che cosa avresti detto o fatto tu se ti trovavi presente ad una lite che faceva Papà con lei una notte
perché povera donna gli faceva riflettere che fino ad ora non mi aveva imparato niente di più di quello che sa-
pevo allorquando mi portò con lui; che per far rabbia a noi (che diceva essersi alzati al letto per venire a difen-
derla) gli andò avanti con i pugni serati, dicendole, se dici un’altra mezza parola ti do un cazzotto tale che sarà
più che sufficiente per farti uscire il fiato tutto in una volta; e non ho mica soggezione dei tuoi figli, tu parla che
ci sono prima per te e poi per loro se ardiscono di muoversi. Avevamo da star li spettatori impassibili senza pren-
dere parte a sostener il più debbole? Povera Mammà, liticava ed era minacciata per causa mia ed io dovevo star
quieto? No, dissi a lui che era un vile a mettersi con una donna e che fin tanto che eravamo nella cammera noi,
nostra madre egli non l’avrebbe toccata. Se Padre l’uno, Madre mi era l’altra, ed i meriti suoi son tanti che se
dovessi spender la vita per lei non la ripagherei di quanto ha fatto essa per noi. Che non farebbe per vedere i
figli felici, quando che lui, che non farebbe per renderci infelici? Cosa ci è da sperare da un uomo che tiene an-
cora i fagotti di lettere chiuse, che la povera Madre gli inviava chiedendogli aiuto e che avendo essa ben capito
che questo non poteva avere, sugli ultimi della sua vita cieca e moribonda come era, volle scrivergli non doman-
dandogli altro che una letera per poterci piangere sopra di consolazione pensandoche era del figlio; egli negò
pur questa! sordo è diventato ad ogni voce di natura e meglio è di non parlarne più di certe cose per non inor-
ridire a tutti i momenti. Manca la confidenza tra lui e noi e non potremo andar mai d’accordo. Senti se mi dovevo
prender con piacere questa; doppo cinque mesi circa che dormivamo insieme una mattina mi racconta di un
certo Avvocato che aveva presa a difendere la causa di un chirurgo che aveva voluto ammazzare lo zio mentre
dormiva, e ne ebbe tutto il commodo perché dormivano insieme in un letto come dormivamo noi; ma che la
causa fu perduta perché non si seppero attaccar ad un rampino fortissimo che nonno medesimo che era l’Avvo-
cato contrario disse che era impossibile di condannarlo, se così diceva il Chirurgo, che nella notte essendosi
trovato il zio sopra che voleva fargli dell’ingiurie, si era messo a gridare e che questi per farlo star quieto ed ot-
tenere il suo intento aveva messo mano al cortello e che lottando insieme gli era riuscito di levarglielo doppo di
averci ricevute due ferite, e che trovandosi così solo ferito non aveva fatto che difendere la propria persona se
aveva menato. Non avevamo liticato mai ancora e non so perché farmi quella razza di affronto che la seguente
notte non volle dormire assieme ne ci ha dormito più con me; son cose queste che fanno piacere, o da farti di-
venir matto; veder che il padre ti crede tale che vogli abusarti di quella scusa? Son tante le cose che non so nep-
pur io cosa raccontarti. Non so se ti ho detto mai che Mr. Hamilton avendo inteso da Papà che non mi avrebbe
messo a incidere, che quando con i denari che potevo guadambiare con i lavori che facevo in conchiglia, non mi
fossi fatto prima il banco e tutto quello che occorreva; che un giorno il detto vedendo due teste che lavoravo mi
disse se siete contento, di queste vi darò dieci ghinee, che vi serviranno, uniti agli altri denari che guadambierete
poi, per farvi quello che vi occorre per incidere. E sai per che cosa servirono? Per saldarvi il conto del Dottore
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che aveva assistito al parto di Vittoria, ma se non sbagliamo ci è molta probabilità che avesse assistito Anna . Che
te ne pare? Ecco le prove che dalla mattina alla sera ci dava del suo grande amore per noi. Bellissima è pure
veramente quell’altra a tutti nuova, voler che si abbia compassione di lui perché sta arrabbiato; se il male dipen-
de appunto perché non ha più la libertà di esercitare quella forza, che crede poter usare su noi perché gli siamo
figli e chiama questi birboni, assassini perché si guardano da un uomo simile; e quest’altra che una sera discor-
rendo con zio di me che me n’ero andato di casa, egli disse (adesso non mi ricordo più a qual proposito) vedi,
a Federico mi da il cuore di dargli quattro cazzotti ben dati benché non mi abbia fatto niente, ma a Raffaelle no;
che non è vero Federico che te li piglieresti? a che esso rispose per il primo stare quieto. La prese con questo
poveraccio di Federico perché non tornò a casa ubriaco dalla vista dei suoi lavori come vanno via quei che ci
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