Page 34 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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Carte autografe e altri documenti
LETTERA 5
Mostra 1955, p. 90, vetrina G - n. 6
Alla Signora Barbara Pistrucci
via Felice n° 22
Roma
Parigi li 20 gennaro 1840
Car.ma Madre Car.mi Tutti,
Non vi potete immaginare quale è il piacere che provo nel farvi consapevoli, per mezzo di queste poche righe,
che per Grazia di Dio a Papà gli è passata intieramente il male che avea agli occhi e sta molto più allegro e per
noi fu il piacere più grande, quando a Lione una mattina gli dimandassimo di come stava, e lui ci rispose, state
allegri figli miei che sono guarito del male agli occhi; perché questa mattina mi sono svegliato ed ho aperto gli
occhi tanto bene, che mi pare un sognio l’esser stato tanto malato, avete da sperare che più presto di quello
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che credete noi staremo tutti riuniti quando vi scrissi da Marsiglia vi dissi che con una più lunga lettera, che
già l’avevo mezza scritta, vi volevo dar conto del nostro viaggio, quando fossimo a Lione, ma fu fatta una tanto
lunga che quando fu fenita da scrivere già era passata l’ora per poterla impostare, e non volendo lasciar Papà
al Locandiere, né impostarla in qualcun di quei paesetti per paura che si smarrisse l’abbiamo portata con noi e
questa stata la causa per cui non avete avuto lettere da Lione.
Da Marsiglia a Parigi abbiamo avuto un ecccellente viaggio esperiamo così di averlo in appresso. Voi Fratelli
avete fatto male assai a contraddire Papà quando diceva che fuori si stava assai meglio che a Roma, tanto per il
mangiare tanto su la bellezza della città riguardo alle botteghe; che su la pulizia; e vi assicuro che l’unico motivo
ad ora per cui richiamo Roma è per aver lasciato voi tutti, che non passa un ora del giorno che non ricordi i
parenti e qualche amico, me del resto non mi preme nulla. Perché incominciando dal pane l’abbiamo trovato che
si può paragonare alle ciambelle, la carne molto più buona, i frutti sono squisiti, i dolci, i vini, la buona grazia
della loro servitù, i cavalli, i cocchieri, la carrozza che per dirvene una la bellissima e tanto decantata diligenza di
Civitavecchia ci rovinò a tutte e tre che per l’aria che ci veniva di dietro per qualche tempo avessimo il torcicollo
non essendovi vetri affatto da una carrozza all’altra, non perché io creda che fosse parsimonia di non metterli ma
perché per non falsare la verità, bisogna dire, che ci crediamo superiori a tutti nel far le cose meglio degli altri, per
questo credo che sia stata fatta così male; che all’incontro le diligenze della Francia sono altrettanto più comode.
Si conosce che non ho pensato a tutto quello che è comodo della vita per viaggiare e primo punto sono più calde,
sono più larghe, sono più lunghe cosi vi maniera di stendere le gambe, vi è maniera se volete di ventilare l’aria
ed averne più o meno come vi piace, non vi è paura di assassini, non si sentono più i postiglioni che inveiscono
contro i passeggeri, i conduttori sono più civili in somma non si rompe mai niente e si va più tranquilli; e per
dirvene una oggi siamo stati a Versailles; è distante da Parigi più di 15 miglia e le miglia francesi sono più lunghe
di quelle italiane e vi abbiamo messo meno di un’ora e mezza; onde in meno di un’ora abbiamo fatto più di trenta
miglia con 4 cavalli e mai mutati e la diligenza portava 19 persone; che all’incontro da Roma a Civitavecchia che
sono poco più di 50 miglia, con sei cavalli mutandoli quattro volte ci vollero più di 9 ore.
Dunque per finire questo discorso bisognia che Papà aveva raggione col dire che siamo indietro nella civilizazione
più d’ogni altro paese dell’Europa e che non vale niente a dire che noi siamo qua, che noi siamo la, quando
che i fatti provano tutt’al contrario che in noi non vi è restato che il nome che ci hanno lasciato i nostri padri, e
che questi senza nome han noi fatto. Oggi Papà ci ha fatti vedere tante belle cose che siamo restati storditi che
se non vi fossero che i soli palazzi e le botteghe così bene aggiustate, le bellissime paseggiate così adornate dal
popolo ben vestito e civile; quando che noi si abbiamo detto il Pincio, non abbiamo altra passeggiata che gli pare
dice una cacata piena di brutti pupazzi, e di belle donne di uomini incolti e superbi e ineducati al ultimo segnio.
In questo momento che vi scrivo Papà se ne sta a letto perché la tosse gli da molto fastidio, ma speriamo che
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