Page 37 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855










             LETTERA 6
             Mostra 1955, p. 90, vetrina G - n. 7

             Alla Sig.ra Barbara Pistrucci
             N. 22 via Felice
             Roma
                                                                                       Londra li 29 Gennaro 1840
                                                                                                 Royal Mint n° 4
             Cara Sorella ,
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             finalmente vi posso dare la consolante notizia per parte di mio Padre che mi detta, che siamo arrivati nella Reale
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             Zecca di Londra felicemente senza chi ci sia accaduta la più minima disgrazia . Per descrivervi tutti i pericoli che
             abbiamo pasati in questo lunghissimo viaggio vi vorrebbe una risma di carta. Ora ve ne darò un accenno non ad
             altro fine per avvertirvi che senza una causa legittima.che obblighi a viaggiare nel colmo dell’inverno è sempre
             un azzardo continuo della vita il viaggiare.
             Vi descrisse già Papà il viaggio che avemmo penosissimo in quella benedettissima diligenza che da Roma ci
             condusse a Civitavecchia  da quel momento in poi Papà ha abbajato per la tosse come un cane, e noi due come
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             due cagnioli. Resti qui fra noi l’accoglimento che vi avemmo dal Signor Capitano B . far polito ma ben leggiero
             in ciò che sarebbe stato utile; ci convenne dormire come potemmo tutti e tre in una cammera pagare sangue,
             pagare i facchini che ci portarono i baulli alla locanda come Sovrani, è sopra più a Papà per accetare la gentilezza
             del Sig.Ca. sopradetto cogl’occhi ammalati andare seco lui e la figlia in un teatro deserto in palco senza spese.
             Ma Papà non ci potée reggere nè per il freddo che avevamo tutti nè per l’occhi suoi, indi ci licenziammo e ce
             ne andassimo a riposare; il riposo dette qualche soglievo a Papà e così si decise di fissare i posti (che non eran
             stati ancora presi) indi doppo aver comprato uno scialletto di cottone che tinge le mani per involtare il collo di
             Elena che tossiva molto, ci imbarcammo colla barchetta che il Sig. C. ci propose per far guadambiare come paga
             decorosa a suoi uomini. Ciò non ostante gli rendessimo mille grazie per le polizie verbali ricevute.
             Non sarà necessario il ripetervi cosa si soffrì nel mare abbenché Papà secondo il suo solito cercasse di non
             sparambiare in alcun modo per farci trattare benesi dai servi che dagli officiali del bastimento; ma siccome il mare
             non porta risposta all’oro soffrimmo tanto Elena che me particolarmente al di la di quello che vi si può descrivere
             massimenella seconda notte che fu burrascosa all’eccesso e pericolosissima perché si leva una nebia così folta
             che non si sapeva più nè dal capitano nè da alcuno dove stavamo e la mattina ci convenne tornare indietro per
             trenta miglia che eravamo andati fuori di strada; io di sopra più aveva quel bottoncino all’occhio il gonfiore del
             quale me lo aveva quasi chiuso, il dolore era fortissimo e il male si accresceva per gli sforzi dello stomaco prodotti
             dalla burrasca io mi avvelji prima di Elena ma quando però il mare mise i baffi. Elena si attaccò al collo di Papà
             e strillava Papà mio non fossimo mai venuti per mare adesso ci affoghiamo tutti o Dio perché siamo venuti per
             mare. Sai che non aveva male all’occhio se sentiva che la barca si calmava un poco allora voleva sortire per fare
             due passi sopra il bastimento; io questo soglievo non l’ebbi mai, ad ogni volta che tentai di alzarmi mi veniva il
             vomito così fui costretto a rimettermi al volere di Dio e contentarmi che il Chirurgo mi medicasse ogni giorno. Il
             costume da bravi viaggiatori è di non parlare mai, e vomitare al bisognio. Senza smorfie ma io non potetti mai
             dormire albenché per la gran stanchezza prodotta dal mal di mare mi facesse ronfare fortemente senza poter
             dire neppure io sofro. Il Chirurgo mi voleva tagliare per facilitare la cura e farmi sofrire meno a questo Papà ce si
             oppose e l’operazione me la fece fare a Marsiglia e me ne trovai ben contento. Si trattenessimo in quella città tre
             giorni e tre notti perché non si trovavvano posti uniti in alcuna delle diligenze, immaginatevi le spese che furono
             fatte in una locanda di gran nome Papà sarebbe li anche un mese per evitare da aver dispute coi gira mondi da
             quali si era ben guardato a bordo del bastimento per raggiane che v’era Elena la quale abbenché fosse ben savia
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             non fu però che non dasse molto fastidio a Papà per guardarla dalle polizie che Monsignior Pacca  che portava la






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