Page 38 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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Carte autografe e altri documenti
berretta a Parigi e dal Sacerdote suo Segretario ed altri religiosi, così fu che Papà si unì con un bravo galantuomo
ufficiale Inglese e sua moglie e evitava i mosconi che lo infastidivano il viaggio però gli costato quasi più che se
vi fosse stato Federico ancora.
Mi sembra che vi abbiamo già descritto il nostro arrivo a Lione, la nostra permanenza a Lione qual che soffrissimo
nelle alture per i geli che trovassimo per strada da Lione a Parigi per i lastricati di gelo ove i cavalli non potevano
tirare su la diligenza e ciò ci fu di ritardo di quasi un giorno di viaggio. A Parigi la moglie del Capitano si
ammalò con un infiammazione di petto, a Papà non riuscì di trovare il Cupé libero da Parigi a Calais se non
che coll’aspettare tre giorni. Immaginatevi la spesa su la prima locanda di Parigi indi partimmo ed arrivammo a
Calais nel colmo della notte del 24 corrente con un turbine così spietato che si ruppe i cristalli della diligenza,
[...] il lampione noi con tutti quei cristalli rotti addosso senza poterci muovere cola diligenza che andava come
una barca in burrasca per il vento. Così con quella pioggia dirotta grandine continuassimo il viaggio fino che
ci trovassimo sui ponti levatori della Città di Calais senza avere speranza di potere andare avanti il coraggio del
conduttore fu piu ardire che altro e la sua audacia fu favorita forse dalle preghiere che voi cara mamma facevate
in quel momento per noi. Arrivassimo alla locanda più morti che vivi e ci ritirassimo in cammera ove papà fece
un buon foco e ci fece portare un buona cena; ma era tale che soffiava pel grande oceano che i lumi in cammera
non volevano stare accesi, il fumo era rimandato indietro dalla cappa e cosi nel meglio ci convenne aprire porte e
finestre e tutto per non affogarsi; vi assicuro cari miei che non è per metà quello che io vi dico trovassimo li nella
locanda viaggiatori inglesi ed altri che dicevano che erano diversi giorni che non potevano passare il mare; chi
raccontava di un vascello perduto con tutti i viventi a bordo, chi diceva di un altro che gli era convenuto tagliare
tutti l’alberi per salvare le persone a bordo. Altri che faceva piangere le gran disgrazie accadute in quei giorni sulla
costa d’Inghilterra che non si vedevano che corpi galleggiare che ributtava il mare, centinaia di capitani disperati
chi aveva perduti tutti l’alberi chi tutte l’ancore; chi aveva perduta la nave, chi l’era convenuto buttare tutto quello
che avevano di mercanzie per salvare la nave. Papà però dandoci coraggio ci fece andare a letto col promettere
che senza il tempo buono non avressimo passato il mare e saressimo restati li alla locanda. Il giorno doppo fatta
che fu colazione in un momento che non diluviava andassimo tutti a vedere il mare alla punta del porto; ma
se non stavamo tutti e tre uniti insieme non saressimo potuti reggeresi in piedi per il vento; Elena si impaurì,
l’occhi di tutti divennero come marangoli per il vento e ce ne tornassimo indietro, ci trattenessimo tre notti e
due giorni e mezzo, la mattina del lunedi 27 corrente abbenché si dicesse in Calais che le lettere dall’Inghiterra
non erano arrivate il tempo era sereno e il vento abbenché lo stesso era minore così Papà si decise dopo essersi
consigliato cogl’abbitanti del paese a partire alle 2 e 1/2 PM. Sperando nella Provvidenza col nostro esempio
diversi altri si dicisero a tentare la sorte. E notate che i giorni antecedenti i Capitani che per obbligo portano le
lettere non avevano voluto prendere alcun passeggero a bordo; quel giorno più che mai fu lusingato Papà nel
sentire che prendevano i viaggiatori. Papà come propenso per gli Inglesi scelse la barca del corriere Inglese, ma
un colonnello inglese istesso lo avvertì che la barca bona che faceva il solito traggitto si era quasi sfasciata nel
giorno precedente e che neppure il Capitano solito a fare il viaggio commandava il bastimento e che quel giorno
chi commandava era persona di pochissima esperienza e la barca non era sicura perché piccola e vecchia così
con questo avvertimento senza perdere tempo Papà prese il corriere Francese quale ha una machina a vapore
d’alta pressione perciò pericolosissima a far saltare in aria il bastimento e senza dirvi altro di ciò annojati disperati
e stanchi di sentire tante ciarle coraggiosamente ci imbarcassimo io però con Elena col riso sulle labbra e li denti
stretti ci guardavamo senza contradire la volontà di Papà.
Appena andassimo a bordo ci dissero di prendere posto sotto coperta. Saremo stati fra tutti una ventina
tra donne compresa Elena le quali presero posto nel gabbinetto che le conviene all’eccezione che non
essendovi donne di servizio nella barca fu permesso ai loro mariti di restare con loro egualmente così fu
permesso a papà di assistere la figlia io ci provai a restare ma una Signora disse a Papà in francese che non
voleva giovanotti scapoli nella cammera così con dispiacere di Papà volentieri me ne andai nella cammera
degli uomini. Elena obbligata a forza di Papà a stendersi sul letto del Capitano qui Elena fu cattiva a fare
inquietare Papà per la cosi volta sudava fredda dalla paura e appena si cominciava a sortire dal porto il
Capitano appena sortito disse a Papà che il tempo era cattivo e che non sapeva se saressimo potuti sbarcare
a Dover o in qualche altro porto dell’Inghilterra secondo il vento, non ebbe finito da dir questo che le onde
del mare divennero montagne il tempo andò a burrasca mai più veduta. Tutti ammalati in un istante un
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