Page 41 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855










              LETTERA 7
              Mostra 1955, p. 91, vetrina G - n. 9

              Alla Sig.ra Barbara Pistrucci
              Via Felice 22
              Roma
                                                                                         Londra li 26 marzo 1840 1
              Cara Barbara e cari figli,
              vi scrivo poco perché non ho troppa volontà d’applicare e per lasciare carta ai figli che vogliono ancor loro
              scrivervi. Mi dispiace al sommo di sentire che siete stati tutti male alla [ri] di povera Elisetta mia, vorrei levarvi
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              tutti i mali e prenderli, io e unirli a quello che ho. Gli occhi non mi fanno pace ora il dott. Billing  (fig. 8) che
              finalmente ho veduto mi ci ha fatto mettere degli impiastri di pane mischiato con una certa acqua distillata
              che non so cosa sia l’ho ripetuto sei notti e pare che qualche cosa mi abbia giovato, ma per cudicillo mi
              è sopraggiunta una di quelle tossi che il catarro bolle nel petto, e grida come un gattino di modo tale che
              Raffaelle questa notte mi voleva svegliare perché le davo pena, questo passerà come ne sono passati tanti, così
              fossero gli occhii, sono quindici giorni che non vado allo studio, mi sono passato il tempo a fare il bozzetto
              di una Maddalena  per non darmi la testa per i muri, per me lo stare in ozio è peggio che la morte. Elenuccia
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              mia poiché stava male con una forte tosse e così è stato che vidi il dottor Billing quale venne subbito, e con
              due visite la guarì di un poca di febbre, continua a soffrire un poco il giorno ma colla cura gli passerà non la
              faccio sortire di casa e le faccio bere acqua d’orzo e radica di regolizia prende anche delle pilole, ma tutto va
              bene, e va come deve andare un rafreddore semplice. Raffaelle questa mattina si è svegliato colla tosse ma non
              v’è da farne specie perché in questa staggione tutti soffrono nevica ogni giorno fa un freddo da gelare, e tira
              un vento di tramontana che porta via le cose. Io non ho ancora fatta alcuna delle commissioni di Roma così
              direte a tutti che io sono raffreddato molto e non sorto di casa, ma non dite che sto male cogl’occhi neppure al
              gatto di casa. Io non posso darvi alcuna bona nova tutto è nero speriamo che si farà bianco. Le cinquanta lire
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              che mi dovevano restituire alla venuta di Raffaelle pare che anderannno in fumo. Mr. Morrisson  mi ha detto
              qualche cosa su questo rapporto ieri che mi venne a trovare, che non mi piace niente e mancò poco che non
              lo mandassi a farsi B. mi disse altresì che la Signora sua Moglie non mi vol vedere fino dopo Pasqua, si vada
              a far B. ancor lei, mi fa tanto la luna che manderei in quel paese anche chi non mi ha fatto niente di male.
              Rapporto al’altra canbiale siccome v’è tempo che la facciate ancora un mese e più, vi dico che vi scriverò su
              tal proposito circa la somma, se mai non vedeste mie lettere prima del tempo fatela come al solito e fatene
              quell’uso che vi possa rendere meno infelici tutti, io non ho la testa nè di dar ordini, è contrordine il tempo
              accomoda molti affari, ed è un gran sciocco quei che si mette in agitazione come purtroppo sono io, ma poi
              ho il dono della speranza che mai mi lascia e così posso dormire le notti quelle poche ore senza sentire pene.
              Rapporto Pavolino se vi potete levare qualche cosa e dargliela fatelo, altrimenti pazienza, è meglio che peni
              lui che voi altri non credo che vi possa levare una sedia perché si deve lasciare la dote intatta così i mobili di
              casa non coprono appena il montante. Il piano forte non lo dare via se potete perché qui sono carissimi e se
              si potrà liquidare con la Balia lo faremo venire ancor lui qui, ma cosa mi dico non lo so se gli occhi miei non
              guariscono invece di far venire gente converrà sloggiare noi di qui, Dio è giusto e se tal cosa fosse converrà
              rassegnarsici. Io non vi scrivo di più gli occhi mi pizzicano e temo d’affaticarli e scrivo più per pratica che per
              vista. Addio mille bagi a tutti figli cari moglie mia addio.
              Sono il Vostro Aff. Padre e Marito
              B. Pistrucci










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