Page 127 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855
LETTERA 47
Al signor Camillo Pistrucci
Per ricapito
Caffe in piazza di Pietra
Roma
24 Decembre 1841
Caro Camillo,
Non sto ne in cielo ne in terra: è tanta la rabbia a tanta iniquità inventata di pianta o machiavellescamente rica-
vata da un discorso indifferente o fatto anzi in senso tutto opposto, che mi darei poco da me. Tu ci dici che ti
dispiacerà assai se vorremo con te giustificarci punto, perché non credi affatto a tutto quello che ti ha detto quella
sciagurata di Elena o per meglio dire che ti ha detto Papà col dettarle; ma pensa al nostro stato e poi vedi se un
piccolo sfogo almeno che con te facciamo è troppo. Cammillo mio poco ti posso scrivere questa volta perché
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mancano due settimane appena alla prima lettura di quell’Architetto ed ho ancora da sbrigargli tanto che non so
se anche seguitando a fare come fo al presente, cioè di dormire poche ore la notte farò in tempo: Raffaelle ancora
non ha letta la tua lettera ne quell’altra perché non è in casa essendo da ieri la in campagna per una certa spilletta
che vuole il marito col ritratto della moglie : domani sera mi aspettano la anche a me per passare Natale insieme.
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Quel poveretto di Raffaelle ma che ha fatto che dev’essere così infamamente trattato? Raffaelle è quegli che sa di
loro ma non è stato tanto snaturato di essere il primo a metere fuori certe cose che fanno inorridire: adesso poi
anderà diversamente la faccenda, ma pure finche saremo di più stuzzicati taceremo con ognuno tranne che con te
e seguiteremo a fare vedere l’impossibilità della cosa a chi (e non è stato uno solo) in momenti che ci vedevano
a ragione inquietati non ha mancato d’interrogarcene. Intanto per parte mia ti posso dire che non una volta me
ne sono uscito dalla camera colla scusa di andarmene su a leggere per non potere resistere a vedere ripetere con
la massima sfacciataggine una scena che aveva luogo ogni sera dopo il pranzo. Una poltrona serviva molto bene
al proposito; c’era prima una accommodata di […] quindi uno sbaciucchiamento che andava finire con la cascata
della coppola. Non dico ch’essa ci avesse che fare niente, ma l’infame si accorgeva troppo bene che non aveva
da fare con tanti tonti, e specialmente per Raffaelle che pel viaggio l’aveva veduti dormire insieme non solo nella
medesima stanza, ma nel medesimo letto, essendo stato costume suo di chiudere a chiave il medesimo in una
stanza ed egli con lei starsene a dormire nell’altra. Ma buttiamoci avanti dicono essi, con chi ti ha veduta spogliata
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farmi da modella per la Madalena chiusa a chiave in camera. Tante altre circostanze che danno a dividere anche
di più i fini bestiali per cui egli se l’accarezza, è ormai tempo che ti siano tutte palesi onde alla circostanza possa
tu loro far conoscere che sai bene tutto il perché si sono dati a calunniare così neramente un figlio ed un fratello.
Bada bene però che non sono piccole bagattelle nè volere mettere in iscritto con accusa, benché giustissima,
così peraltro degradante, onde non possino dire mai che quella ruina che si vanno da loro medesimi fabricando
adesso, gliel’abbiamo apportata noi: oh! ti assicuro che ambedue si vanno accusando più da loro col loro modo
di contenersi e si accorgerà Elenuccia si accorgerà un giorno quanto fu stupida insensata e birba. Raffaelle ha un
insulto! ma che qualità d’insulti, ah, si sono dati alle invenzioni!
Domanda a leí perché ogni tanto faceva succedere liti col non volere stare ad una condizione così tirannica che
non avesse d’accostare non solo quel poveretto ma neppure me che stando male su in cima poteva vedere so-
lamente Mammà. Allora erano congiure che si facevano contro di lui e adesso (più veramente) hanno voltata la
frittata col dire che era gelosia. Camillo mio sono tante le ragioni tante le lettere tante le contradizioni che ride-
rebbero li matti. Non posso dire che quando la seconda volta andai con Raffaelle anch’io, ci fosse pericolo che si
ammazzasse il medesimo e che per questo scrise Papà quella lettera per richiamarci, che hanno pur confessata,
dopo che tempo fa ti dissero quello che ti dissero. Ma voglio lasciare questa accusa perché è troppo facilmente
ribattuta, e vengo piuttosto all’altra che per mia disgrazia non posso mostrarti falsa che colla mia asserzione.
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