Page 129 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855
LETTERA 48
Al Signor Cammillo Pistrucci
Per ricapito
Caffé in Piazza di Pietra
Roma
Li 14 dell’anno 1842
Caro Cammillo,
ho tardato a scriverti perché con ansietà aspettavamo un risposta alla mia in data dei 4 del mese passato. Questa
venne ieri e a dirti la verità non ci piace troppo. Già non troviamo il motivo di questo ritardo e dalla tua lettera
tutto insieme sembra che non dovresti stare così bene come tu dici; che so io, ci hai fatto entrare qualche sospet-
to che ancor tu sii stato assassinato. Per carità Cammillo mio scrivici presto e in caso dicci la verità di come stai.
Noi intanto vogliamo sperare che se hai tardato qualche giorno a risponderci non sia dipeso da motivi di questa
sorte anche conoscendo che ti saprai ben guardare e prendere quelle precauzioni necessarie in simili circostanze;
ma piuttosto da altre combinazioni, e che godi ancor tu una buona salute come per grazia di Dio la godiamo noi,
benché la stagione sia tanto variabile. Federico mi raccontò che ti aveva risposto subito alla lettera che mandasti,
per arrabbiato com’era doppo aver letto cose di tal sorta, sfogarsi un poco con te. La Prudenza era stata quella
che fino ad ora ci aveva tenuti dal metter mano a scrivere siffatte cose; e questa avessimo ancora se loro non
fossero andati ad intaccarci nell’onore. Si sono buttati avanti per non cascar a dietro figurandosi che noi, tutto
quello che ora ti arriva di nuovo, già ti avessimo raccontato, e che insieme volessimo ricavarci un partito. Se lo
avessero scritto solamente a te, direi, che lo hanno fatto, acciò non dassi udienza a quello che credono, che già
ti avessi detto; ma siccome lo è andato a dire ed a scrivere a tutti per quello dico che si buttato avanti. Ho letta e
riletta quella lettera e mi pare impossibile che sia Elena che scrive contro di me in quel modo, già di tutti. Era
ubbriaca di certo, perché pure due dita di cervello le ha e avrebbe fatta una lettera un poco più raggionata; o si
sarebbe vergognata lei stessa di parlarti di certe cose, e forse non ti avrebbe scritto affatto. Già che servono que-
ste chiacchere se Elena non ha fatto altro che tener la penna in mano e scrivere quello che le veniva dettato da
nostro padre; ma non posso risparmiarle il nome di scellerata avendo retto a scrivere sotto tal dettatura. Vorrei
solamente dimandarle da che è nata questa differenza nello scrivere che fa adesso contro di me, a quel che scri-
veva pochi mesi indietro. Ho fasci di lettere le più amorose che una sorella possa scrivere ad un fratello. E non
fu lei la prima a scrivermi una lettera, che Papà le dettò? Ecco come comincia. R. Mio - io sono che ti scrivo per-
ché ti voglio bene davero e ti dico che potresti questa sera tornare a casa, perché son certa che daresti una gran
consolazione a tutti, e specialmente a Papà. Non puoi immaginarti quanto ti ho sempre in mente, e dice, che tu
lo hai abbandonato, che lui non ti ha cacciato e più starai e più si appassionerà ecc. - Ora come si accorda que-
sto con quello che egli dice che sapeva di me, da lungo tempo prima. A che farle scrivere quella lettera per ri-
chiamarmi? Perché permetterle di scrivermi ogni giorno per diversi mesi, perché poi permetterle che mi venisse
a trovare; e non andavamo a passeggiare più delle volte insieme? E perché buttar per aria la robba quando Fede-
rico gli disse che non volevo restar li, doppo che me ne ero andato via la prima volta? - ecco il resto di quello cha
sanno che io so e che ne sono testimonio oculare. L’affare che già hai inteso da Federico del dormir sotto l’arco-
va ambedue su un letto, è uno sbaglio ma di tempo. La cosa è così: dormirono per tre notti nella medesima
cammera sotto la medesima arcova, ma non era tutto un letto, erano due canapé. Io dormiva nella cammera ac-
canto, quella cioè che era stata destinata per lena; pure la porta che ci separava la sera veniva da lui chiusa a
chiave. Il secondo giorno che eravamo li in Marsiglia, un bello sciallo da 7 napoleoni ed un mucchio di altre cose
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furono comprate per lei. Egli che per tre mesi quando fu in Roma fece chiaramente intendere, che non amava
di veder neppure, quella bella armonia che regnia nella famiglia fra fratelli e sorelle, trovandoci da dire pure su
quella, che risponderebbe a questo che a Dover fece; di farmi mettere a dormire morto come ero dallo strapazzo
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