Page 133 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855



             spondendo io che credevamo la miglior cosa di stare ognuno da noi, si mostrò più soddisfatto e più incoraggiato.
             Non abbiamo voluto ancora dire niente a Mammà perché non abbiamo voluto darle una speranza che poi le si
             potrebbe convertire in dispiacere, povera donna, è stata malata; si è dovuta cavar sangue, ma è stato, a quello che
             ci hanno assicurato, un semplice raffreddore; ora essa stessa ci ha scritto che sta molto meglio, e è quasi guarita:
             non vediamo l’ora di poterla rivedere. Sai chi non ha potuto reggere nella dissimulazione; povera Elisetta nostra,
             si nostra per sempre, che non è stato altro che un inganno, in cui è stata posta, che le ha fatto scrivere contro i
             fratelli, che aveva tanto amato fino a questo punto. Non ha detto niente, ma non ha voluto mangiare certa roba
             datale per mandarla a noi poi di nascosto, di nascosto dico perché ora per una cosa ora per un’altra sono pochi
             i giorni che passano in cui anch’essa poverella non debba fare il suo pianto. Per questo tanto: veniamo ad altro.
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             Le cose a Raffaelle non gli vanno troppo bene: il ritratto di quella signora è andato a finire come il busto tuo ,
             almeno tu non avesti altro tempo da perderci che da scriverle una lettera, non come questi che ne fare, rifare, e
             buttare giu il già rifatto, ha buttato un mesetto, e poi si inteso rimettere la cosa al prossimo estate. Vorrei che ve-
             desti le conchiglie che fa e poi giudicare se è disgrazia la sua di non poterle dare via, fino ad ora il nostro sistema
             è stato di affidarci interamente a loro, per procurare di impegnarli di più, ma vediamo bene adesso che bisogna
             anche che ci procuriamo qualche altro canale se ci sarà possibile. Senti che nuovo progetto ci sarebbe, progetto
             che non abbiamo voluto comunicarti subito, per procurarci migliore informazione.
             Questo sarebbe, e non altererebbe ciò che ha luogo presentemente, di negoziare di stampe. Stampe antiche come
             di Alberto Dure, di Marco Antonio  ec. ti so dire che se ne trovano qui più assai che in Roma e la gran quantità gli
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             fa andare molto a buon mercato: le moderne qui mancano e ne ho intesa fare qualche ricerca, di quel genere per
             esempio che si trovano alla Calcografia Camerale: Battaglia di Costantino, Disputa del Sagramento  ec.: stampe
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             di Pinelli specialmente Storia Romana e Greca, Costumi, Don Chisciotte , che è tanto qui letto e commentato: per
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             es.: Monumenti del Cinquecento di Tosi  ed altre cose simili di cui adesso neppure mi sovviene. Non è che un
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             progetto, ma progetto non senza ogni fondamento (sai il costume inglese di tenere mille stampe per i tavolini per
             divertire la gente nelle conversazioni): si potrebbe tentare col poco e quasi di salire se riuscisse per piccoli gradi
             all’assai: non ci sarebbe bisogno per esempio di comparire sul principio ecc. ecc; Pensaci un poco e discorria-
             mone: il peggior caso sarebbe di doverle rimandare indietro: non ne far parola con alcuno però prima di avere
             deciso di non volerne fare niente. Pel momento di questo intoppo di Raffaelle andiamo avanti come possiamo,
             a trenta scellini la settimana sono quelli su cui possiamo contare, li quali levandone dieci per la camera e per
             qualche piccola assistenza, due pel carbone almeno, altri due o tre per altre piccole bagatelle indispensabili, si
             riducono a quanto ci fa di bisogno per poter vivere. Ma chissà che nella prossima lettera non ti potrò dare mi-
             gliori notizie? ho qualche altro canale di mira che voglio tentare in ogni modo ed allora, per quanto sarà in noi,
             coopereremo alla faccenda se ti parrà di accordartici: pel momento non possiamo assicurarti di niente e questo
             pure voglio che lo sappi. Non ti scrivo altro perché Raff ti vuole dire qualche cosa. Addio dunque: salutaci Nina
             e Pippo e quelle briccone che ci stanno tanto sempre in mente e quella poveretta della Balia. Di Seni ricordati
             pure; di quelle di zia Checca e zia Nina: di zio Clemente non mi dimentico, ma come fare per la persona che la
             porti? La casa Minetti e Tombesi salutaci pure particolarmente e qualunque altro amico. Ti abbraccio di cuore da
             vero Fratello
             Federico

             Caro Cammillo,
             Federico già ti ha detto abbastanza per rispondere a quello che ci dici di fare; così io mi ristringo a dirti qualche
             cosa intorno quella robba che non hai ricevuto ancora. Sono ristato dallo spedizioniere e mi ha, come mi disse un
             Capitan di un bastimento che ne veniva da Livorno, che quel bastimento La Grazia che doveva andare a Livorno,
             per qualche motivo non è andato più avanti di Genova e che lì avrà lasciata la cassa.
             Ha scritto al suo corrispondente di Livorno onde ne farebbe ricerca a Genova, e te la spedisca il più presto
             possibile. Questa qui sotto è la direzione del corrispondente di Livorno al quale potrai scrivere ancor tu e mai
             a quest’ora ancora non l’avessi ricevuta, ma spero di si. Ho trovato un altro spedizioniere per Livorno che se lo
             avessi potuto sapere prima a quest’ora sarebbe molto tempo che avresti avuto la robba e l’ho trovato col andare
             ai Dochs a domandare quali sono qui li spedizionieri per Livorno e questo e quello che si fa puol dire tutto il
             commercio con Livorno.






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