Page 138 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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Carte autografe e altri documenti










                LETTERA 51

                Al Signor Cammillo Pistrucci
                Per ricapito
                Caffè in Piazza di Pietra
                Roma
                                                                                              Londra 11 Marzo 1842
                Caro Camillo,
                Prima di tutto ti voglio dire che abbiamo ricevuto tutte le tue lettere è andata a finire da ridere che ci hai annun-
                ciato. L’affare della pace dico così perché procuro per quanto posso di riderci, essendomi ormai dopo tre giorni
                                                                                          1
                passata un poco la rabbia. Si, martedi scorso, quando presi licenza da quell’Architetto  che mi dispensasse un’ora
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                nella mattina per andar da Mr. Hamilton , andai casa del medesimo per dirti la verità con l’intenzione che se dopo
                aver parlato un poco della pace suddettalo avessi trovato un poco di buona grazia, di manifestargli qualche mio
                pensiero per l’avvenire come sarebbe quello di procurare di trovare qualche lezione di cose a cui so che non si
                è mostrato mai contrario neppure quando papà gliele metteva fuori con tanto furore come degradanti il nome
                Pistrucci o che so io. In ogni modo bisognava che io ci tornassi per domandare una risposta altrimenti sarebbe
                potuta sembrare la nostra richiesta della pace un qualche male intenzionato accordo, come appunto sembra che
                l’abbia presa; o piuttosto come certamente e Papà e Elenuccia si saranno sforzati di fargliela vedere. Quella ri-
                chiesta fatta dopo le tue lettere, li trovò, quando fu a loro fatta da Mr. Hamilton per parte nostra, li trovò dico già
                preparati con chi sa che piano d’inferno per poterla rigettare con onore e chi sa le rappresentazioni e giuramenti
                falsi che furono presi quel giorno per sostenere loro stessi.
                Si sembra che siano riusciti a persuadere Mr. Hamilton non essere stato che un qualche trucchio il nostro, e che
                io specialmente ci abbia avuto sotto qualche mira la più fina: basta eccoti il risultato della mia tornata a casa sua.
                Prima di tutto, questa volta fui lassato alla porta finché m’ebbe annunciato il servitore, e dopo fui chiamato sopra
                in una camera, nella medesima dell’altra volta, da dove poi fui chiamato in quell’adiacente dal Genero, perché
                era più calda, per aspettarlo: qui conobbi moglie e la figlia, con la prima delle quali parlai un poco in italiano.
                Sento poi aprire la porta: mi volto, e vedendo che era Mr. Hamilton mi alzo per andargli incontro: ma con grande
                mia sorpresa, egli non mi da la minima retta: saluta chi era nella camera, e mi dice di andare nell’altra camera,
                dove ero stato prima. Andati di là egli si pone avanti il cammino, e nel modo che ti puoi immaginare, cioé con
                quella faccia che noi diciamo d’accidente, mi domanda che cosa io voleva. Io gli rispondo che amava sapere una
                qualche risposta di ciò di cui l’aveva incommodato: ah per rapporto a vostro Padre, bisogna che voi chiediate
                ben perdono a vostro Padre di come vi siete condotto verso di lui: vi siete condotto male ma male assai verso
                chi vi ha mantenuto fino adesso. Vostro Padre da che lo conosco, che pur molto tempo, non l’ho mai trovato in
                bucia: (non voglio entrare in alcun dettaglio né voglio sentire niente) voi perciò necessariamente avete dovuto
                esporre le cose affatto diversamente dalla verità e però non sperate che egli si rimuova se non vi disdite: siete
                pronto a questo no certamente non posso disdirmi, risposi io; potrò chiedergli mille scuse, potrò fargli promesse
                per l’avvenire... oh queste sono cose, mi interruppe allora, che si fanno facilmente; ma si sa non volete disdirvi
                perciò non se ne potrà far niente. Riprese poi: vi consiglio di andare avanti come fate da Mr. Cockerell: avete
                altro da dirmi? Io voglio levare l’incommodo, gli risposi: arrivederla, e me ne venni via senza dir altro: quando
                già stava fuori della porta: già state bene eh? Furono le ultime sue parole, e così ci lasciammo. Capirai con che
                buggere venni via e con quali più grosse stetti li quelli pochi minuti per non potergli incastrare di quando in
                quando qualche paroluccia che ci sarebbe stata tanto bene ma pazienza dissi tra me, appena vidi il vento che
                tirava; non voglio dare a Signor Padre alcun gusto che forse vorrebbe, e si procura con l’incitarci tanto. Torniamo
                dunque allo stato di prima: c’è la sola diferenza che in simile qualità non torno più a casa Mr. Hamilton cascasse
                il mondo perché non mi potrebbe ricevere peggio di quello che ha fatto, se non che cacciandomi a calci in culo;







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