Page 124 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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Carte autografe e altri documenti










                LETTERA 46

                Al Sig.r Cammillo Pistrucci
                Per ricapito
                Caffè in Piazza di Pietra
                Roma
                                                                                          Londra Decembre 7 - 1841
                Caro Cammillo,
                Ti ricorderai che ti avevo avvertito per mezzo dell’ultima che non ti fossi preso pena se non vedevi lettere nostre
                perché è segno che le cose nostre ristavano più o meno nella medesima posizione. Per un pezzo sono andati
                avanti senza liticare ma adesso ha riprincipiato con il solito suo a tormentare quella povera donna di Mammà
                dicendole che se ne vada perché non la può più vedere dicendo che se avrà denari gliene darà se no che ha
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                tre figli che la manterranno. Tutti i diavoli si scatenano adesso, ci voleva pure questo matrimonio di Vittoria  per
                somministrar nuovi motivi di liti; questa scrive a lui che l’invita per il giorno del matrimonio con le sorelle sicura
                che Mammà pure voglia andarci; e perché questa rispose, doppo che lui aveva detto di non volerne neppure
                sentire parlare, così esigendo il suo decoro; che non voleva neppure lei andarci, ci fu una lite che non te ne
                dico. Pover uomo il trucchio voleva farlo ma gli ha fallito il colpo: per poi cominciare a dire che tutto il pasticcio
                è stato fatto da Mammà e che fra compagni si ajutano. Se è disonorevole per lui non sarebbe più per Mammà
                e per screditarla egli non vorrebbe altro che questo. La mette in aggitazione dicendole che se tu vieni qui e vai
                per vederlo; se gli neghi quello che già una volta gli dicesti di mammà ti metterà un pugnale in petto. Ci è stata
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                un’altra piccola lite fra le sorelle e Papà per causa d’Anna , e non crederei cattivo di procurare di far in modo che
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                loro. Cammillo mio questa è la terza o quarta volta che scrivo ed ho poi bruciato quello che ho scritto parendomi
                troppa imprudenza d’affidare ad un foglio di carta quello che m’ero determinato di dirti. Noi adesso parliamo di
                certe cose che bisognia pur dirle non ci voleva che l’infamia sua che ce lo facesse venire in testa; ma se queste si
                trapelassero da chiunque credo che niente potrebbe inorridirti di più. È certo che sono tante le circostanze le più
                sporche, che benché non ci sia niente di positivo, e poi intendo parlare sempre di lui, pure queste unite insieme
                indicherebbero tanto che non ci sarebbe bisogno d’altro. Abbi pazienza Cammillo mio dunque se non te le voglio
                qui esporre, perché qualcuna già ne sai e le altre che avrei a dirti non posso proprio scrivertele.
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                Tutte d’una tempra: è morto quello scultore Chantry  e per l’allegria volle Papà che tutti bevessero del vino per
                la morte di un suo gran nemico e mentre era sul punto di bere; così disse voglio fare, indirizzando il discorso a
                Mammà, alla morte tua. Adesso ho saputo che allo studio fra lui e Elena ci è stata baruffa e sono andate per aria
                le tazze del caffè, ma so pure che poi hanno rifatta pace e crediamo che il motivo sia perché Anna  vuol denari; e
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                queste hanno paura da perder troppo, ora che credono che ogni quattrinello appartenga a loro. Povere sciocche
                come se, anche che abbia fatto il testamento in loro presenza, poi non ne possa fare degli altri. So che già ti hanno
                risposto e siamo curiosi di sentire da te come va. Non starai più in pena per noi a quest’ora giacché hai ricevuta
                l’altra lettera ove ti davamo conto della nostra salute che grazie a Dio non va tanto male. Papa è stato poco bene
                per varii giorni e adesso pure benché esca da casa, non sta niente bene. Il suo male stato il suo solito raffreddore
                che ha ogni inverno che in conseguenza di quello che per qualche sera hanno fatto, ciò di bever due bottiglie di
                certosino che gli è stato regalato, l’ha obbligato a stare in letto 4 o 5 giorni.
                Quello che non ci piace di sentire è che è pallido come un morto e alle volte quasi vien meno per la debolez-
                za. Mammà tanto si stracina alla meglio che puole; ma ancor lei non guarda niente bene. Ogni volta che viene
                da noi le diamo tutto il coraggio possibile e le facciamo vedere le speranze che abbiamo, se Iddio ci ajuta di
                levarla presto di li cosi non sente tanto il peso de tormenti che le danno. Le sorelle stanno bene e basta. Come
                ti dissi avevamo d’andare da quei Signori  e ci siamo stati; pare che le cose vadano come andavano prima e non
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