Page 122 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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Carte autografe e altri documenti










                LETTERA 45

                Al Signor Cammillo Pistrucci
                Per ricapito
                Caffè in Piazza di Pietra
                Roma
                                                                                                10 9bre 1841 Londra
                Caro Cammillo,
                Vengo a rispondere alla tua in data dei 29 la quale ci confermò la buona notizia che hai buona salute. Prima
                d’ogni altra cosa ti voglio far sapere che anche noi di salute stiamo benissimo, essendomi io presto del tutto
                riavuto. Non ho voluto tardar a risponderti perché ci dici di voler scrivere a freno libero in Zecca, se doppo i
                15 del corrente, non avrai ricevuta da loro alcuna risposta; e poi perché rifletto che la lettera che avrai ricevuta
                due giorni fa ti può aver messo in agitazione per le varie cose che Federico ti racconta. Questi non ha potuto
                questa volta scriverti per discorrere delle cose nostre un pò a lungo come ha intenzione di fare perché essendo
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                prossimo il tempo delle letture di quell’Architetto  gli sono tornate molte occupazioni per la sera. Io dunque ti
                scrivo questa perché siamo di parere ambedue che sarà meglio che sospendi un poco ciò che molto bene dici
                di voler fare finché avremo potuto combinare il tutto un poco meglio. Ci sono varie riflessioni che bisognerà
                che facciamo insieme per spianare tutte quelle difficoltà che si potrebbero incorrere, se facendoci guidare dalla
                passione nel vedere la povera Madre in mano a tanti manigoldi volessimo agire così d’un subito. La difficoltà per
                esempio, dopo che l’avessimo levata, d’ottenere per lei un assegnamento, se pure non volessimo cercarlo per via
                di Magistrati, nel qual caso poi, come ci assicurano, sarebbe tanta la pubblicità che perderebbe l’impiego e così
                d’un male ne avresimo fatti dieci, venti o cento. Non sto ad annoverartene altre perché Federico come ti dico
                ha intenzione di parlartene a lungo. Una volta che abbiamo dato fuoco bisogna che seguitiamo a difenderci e la
                nostra vittoria pure potrebbe costare salata; se pure vittoria potrebbe chiamarsi quella, che perché non avessimo
                usate tutte le precauzioni ci venisse a fare, non dico un maggior danno, ma un egual danno alla perdita. Una delle
                cose specialmente è l’affare della donna di casa, che appresso all’altra che già sen’è ita via, dovrà forse anche essa
                andarsene, perché ha litigato con Papà che voleva obbligarla a fargli da ruffiana col portare la mesata ed amba-
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                sciate a quel Anna . Questa cosa ci disesta non poco e perciò è meglio che vediamo un poco più avanti. Questa
                donna è l’unica persona che ha povera Mammà con la quale potersi un poco sfogare perché essendosi trovata
                li in casa da diversi anni a questa parte è informata di tutto quanto chiunque altro. Se come pare che voglia fare
                se ne andasse davero sarebbe per Mammà trovarsi tanto peggio se in casa venissero a farle liti. Perciò anche per
                parte di Federico ti ripeto che saremmo di parere che tu ti trattenessi pure un altro poco (potresti sempre se vuoi
                rispondere loro sulle rime a tutto quello che ti hanno scritto essi medesimi) e ti abbiamo scritto noi, ma che puoi
                capire non ci ha ridetto Mammà, che ti trattenessi ancora dal toccare tutte quelle cose potrebbero compromettere
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                quella povera donna. Riguardo a quella Signora  Federico non aveva sito nella lettera per dirti quello che ora ti
                dirò. Come già ti fu detto andarono a mutare aria a Dover per qualche tempo; quando un giorno, doppo due o
                tre settimane, viene il marito ad invitarci ad andar fuori a Dover per qualche giorno (s’intende a spese pagate).
                Povero Federico fu obbligato di ringraziarlo ed io andai. Fui ricevuto, è vero, con piacere ma mi accorsi subito
                che aveva mutato vento. Ci aveva la fuori quel tisichetto di quel maestro di pianoforte, e parve che lo avesse ac-
                cordato di non darmi un momento di libertà per poter parlare, come ero solito di far con loro, delle cose nostre,
                e cosi sono tornato senza aver concluso niente. Voleva che gli facessi una seconda Baccante, e di questa non se
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                ne parla più. Voleva comprarmi un genio della caccia che ho finito e di questo non se ne è fatto niente . Prima
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                un pezzo fa voleva che ti scrivessi che dirigessi il banco  a Dover, e adesso di questo non ne è stata fatta parola;
                insomma vedi quanto ci da star sicuri. Non per questo dispero ancora, no, potrebbe darsi che Domenica che ci
                anderemo, la troviamo tutta mutata. Si mentre ti scrivo è venuto il marito a dirci se Domenica vogliamo andar da






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