Page 117 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855










              LETTERA 43

              Al Sig.r Cammillo Pistrucci
              Per ricapito
              Caffè in Piazza di Pietra
              Roma
                                                                                                  1 ottobre 1841
                                                                                       15 America Square, Minoris
              Caro Camillo,
              fra le tante ragioni che mi tormentano l’anima, che sono arrivate proprio d’essere troppe, quella che mi ammazza
              e al confronto della quale tutte le altre mi diventano bagatelle è la nera calunnia a cui adesso è ricorso nostro
              padre. Abbiamo amato tanto quelle sorelle; esse con tanto amore ci corrispondevano: egli tante ne ha fatte, tante
              ne ha dette che oltre che è arrivato a persuadere loro che siamo stati i più cattivi fratelli che possino avere delle
              sorelle; che abbiamo loro mangiata ogni cosa e che ce ne serviamo come se le avessimo comprate per schiave
              ha oltrepassati pure questi limiti per arrivare dove non posso credere che si facesse stracinare mai per l’innanzi
              alcun padre, per quanto infame me lo voglia figurare. Tu la tua, io la mia, Raffaelle la sua (inorridisco!). Ora do lo
              schiarimento perché doveva sempre andare io a prendere e riaccompagnare povera Nina nostra; perché povera
              Elisetta nostra era la mia prediletta, predilezione che è stata causa ... oh, Dio! divento matto. Ma questo poveretto
              di Raffaelle, che per sua disgrazia era destinato ad entrare in Zecca , questo poveretto è quegli che egli tiene
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              di mira più che gli altri, essendosi determinato adesso per ultimo tentato di fare di tutto per poterlo buggiarare
              con la più scellerata calunnia che si poteva immaginare. Ma la Provvidenza lo ha ajutato e ci ajuterà spero, a
              ribatterla, se pure ce ne sarà bisogno, perché troppo tardi è egli ricorso a sifatti macchiavellismi ma Macchiavelli
              era un galantuomo in faccia a tanta iniquità. Dice dunque e non solo a te lo ha detto, ma è un pezzo che lo dice
              in famiglia, cioè da quando ti scrisse l’ultima, che fu un suo piano quello di portare Raffaelle alla disperazione
              perché così se ne fosse andato di casa. Dio buono ajutatemi! Andò via Raffaelle la prima volta, e tu sai il perché e
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              perché allora mise sossopra tutta Londra per riaverlo? Mandò a chiamare subito Zio  perché lo volesse riportare?
              Ciò non bastando mandò Elena con Mammà ed il giorno appresso me ancora malato a scongiurarlo di volere
              fare ritorno? Alle tante Raff. tornò perché la mattina appresso per non poterla tirare in faccia a me, tirò per aria
              ogni cosa sedie, tavolino, lavamano ec.? non fu semplicemente perché io gli andava dicendo per parte di Raff.
              ch’egli avrebbe desiderato di stare ancora qualche altro giorno fuori di casa? A tante crudezze non potei restare
              neppure io, e me ne andai via, se ti ricordi, per la prima volta, benché avessi la febbre indosso. Quanti vennero
              la sera stessa a casa zio Pippo  per rimuoverci dal nostro proposito, di cercare altrove un poco di pace, che non
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              potevamo trovare a casa? Furono spesi più quatrini quella sera a carrozze, e finalmente venne una delle donne
              con una lettera sua, ch’avrebbe mosso a pietà i sassi, nella quale di sua mano ci diceva ch’egli sarebbe morto
              nella notte se non fossimo tornati ambedue in famiglia. Tornati ci baciò e ribaciò ed allora fu che ci accordammo
              per togliere ogni ombra di sospetto che volessimo mantenere alcun rancore contro di lui, ci accordammo, dico,
              col dargliene una prova col restituirgli la sua propria lettera colla quale ci aveva richiamati.
              Rivenimmo poi via quella domenica per l’ultima volta: e non ci mandò la sera appresso a dire dalla donna che
              la sua casa era ancora casa nostra se volevamo rientrare in Zecca? È il piacere che prendo nello scrivere tante e
              si palpabili prove che abbiamo per buttare giu a terra tutte le bugie e calunnie che ora inventa, non potendo più
              stare alla verità dei fatti che mi ha fatto ripeterti tutte queste circostanze: so bene che tu ci riderai perché sono
              buttate tante ciarle, come sarebbero quelle che ci volessero impiegare per procurare che la neve è bianca, ma
              non puoi figurarti cio non ostante quanto ci abbia una tal cosa amareggiati. Quella Elena che ci voleva seguire, e
              fu ripresa per miracolo-anzi più addietro: quella Elena che la prima cosa che mi disse quando mi rivide “Federico
              mio non ne potemo più: Iddio vi ha fatto venire quì”; quella Elena che la sera dell’ultima nostra uscita, esercitan-







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