Page 115 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855
LETTERA 42
Al Sig.r Cammillo Pistrucci
Per ricapito
Caffè in Piazza di Pietra
ROMA
Londra, 11 7bre 1841
Caro Camillo,
Non puoi credere la consolazione che ci ha dato la tua lettera del 28 avendoci questa informati dell’esito della
missione che ci dava tanto da pensare, non che tu dovessi soggiacervi, ma che ne dovessi ricevere guai infiniti.
Prima d’ogni altra cosa devo dirti per parte di Raffaelle che spera questa altra volta di scriverti una lettera un
poco più ordinata perché il giorno che ti scrisse l’ultima sentendosi poco bene e fu il principio di un raffreddore,
che ancora gli dura, ma che grazia a Dio già gli sta scemando non sa neppure egli che ti scrivo e d’altronde non
volevo tardare di più a risponderti essendosi egli preso l’assunto di scriverti quella volta per lasciarmi il piacere
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di alcune altre cose prima di venire alle cose nostre. Le pistole speriamo domani di poterle consegnare e se ciò
verrà fatto prima di chiuderti la lettera te ne darò avviso e non credere per altro che questo ritardo sia prove-
nuto da poca diligenza e cura nostra di servirti. Tu ci proibisti di farne parola con alcuno e perciò di nessuno
ci siamo voluti prevalere: ci sarebbe stata forse molta più pronta occasione se fossimo voluti andare per via del
corrispondente di zio Toto: così andando per via dell’unico spedizioniere che abbiamo potuto raccappezzare,
per non essercene molti per cagione che Roma non è città di commercio, non ci stato possibile di inviartele più
presto. Raffaelle mi dice che si dimenticò di mostrarti la nostra riconoscenza pel pensiero che hai avuto di noi
nel mandarci li denari per quelle: te ne siamo sommamente obbligati e non aspettiamo altro che il momento che
ci si offrisse per fartene meglio conoscere la nostra gratitudine. Ti sarà forse anzi senza il forse rincresciuta la
risposta della Signora ma persuaditi che noi più non potevamo spingere dal primo momento che ne fu parlato e
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perquanto le variazioni delle circostanze ce lo permettevano e che è stato propprio un tuo maligno destino che ha
mandato tutto a monte: che avresti risposto di più quando ella ti aveva fatto riflettere che adesso sono cambiate
le circostanze, non sepino più che dire: che avevano poi dovuto spendere tanto in poco tempo e che so io. Io
certamente non avrei potuto fare di più di quello che fece Raffaelle se avessi potuto consegnargliela io, e non lo
feci perché a me era impossibile giacché a questo sono e ogni volta che ci si va mi conviene venire via il lunedi
di buonissima ora e la domenica per esserci sempre qualcuno non ci è tempo affatto di parlare di cose simili. Dico
sempre chi sa che non arrivi un giorno a vederla questa Roma, e se questo fosse l’averti dovuto dare una negativa
adesso dopo avertene allo stesso fatto richiedere ti potrebbe forse allora giovare o meglio anche secome dici dessi
qui una scappata per rivederci potresti però facilmente ritenersi da chi una qualche ordinazione: male non ti avrà
fatto. La tua raccomandazione fu di giovamento a noi perché ha prodotto, almeno che lo dicesse adesso, di volere
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rifornire Raffaele del banco da incidere , perché sa che non ce lo possiamo fare da noi: adesso sta Raffaele lavo-
rando una Baccante in conchiglia per cui già gli ha dato tre lire in avanti. Per quel che rispetta il banco od altro
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Raffaele lo tratterà con te, giacché voglio passare ad altro. Mi dispiacque moltissimo di non avere potuto vedere
il Sig.r Luigioni da Wolff lo scultore: al primo non furono potute consegnare le lettere ne la macchinetta per zio
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Clemente perché quando credavamo di domandargli il favore di portarle, già non eravamo più in tempo perché
partiva; si dette parola e la dete ma combinazione che poche ore dopo già avevamo [...] di andare in campagna
subito che io fossi stato libero; al secondo poi fu preparato tutto ma si mostrò contrario a riceverlo perché doveva
ancora viaggiare per la Germania e così tutto fu inutile; nella scatola delle pistole ti ci ho messo le penne per
Azzurri che mi domandò, ed una lettera aperta che mi farai il piacere di sigillare e consegnare. Venendo a Roma
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un giovane pittore mio amico Federico Hakewill ho dato una lettera per te e se potrai fagli delle finezze perché
veramente è un buon giovane, te ne sarò obbligato, avendomene egli fatte a me. Venendo poi alle cose nostre,
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