Page 98 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Maria Caccamo Caltabiano







        Figura 5 -- Sicilia,   corrispondenza del centro urbano di Messana. Nell’area dello Stretto il promontorio
        Messana, ultimo     peloritano rappresentava il punto più vicino alla costa calabra, quindi il più idoneo
        quarto del V sec. a.C.
        Riproduzione grafica di una   all’attraversamento del Canale. Rilevante era anche la sua funzione strategica: oltre a
        dracma in argento con la   controllare contemporaneamente due mari, il Tirreno e lo Ionio, è probabile che a
        ninfa Peloriás al dritto e   Capo Peloro ci fosse anche la stazione navale della flotta di Messana .
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        il guerriero Pheraimon al   Il nome Peloriás è un aggettivo che significa “mostruoso, ingente, immane”;
        rovescio
                            insieme a Peloris, Peloros e Peloron è usato quasi esclusivamente nella letteratura
                            greca arcaica per connotare esseri giganteschi e mostruosi per la maggior parte
                            localizzati proprio nell’area dello Stretto: la mostruosa Scilla, il gorgo mortale di
                            Cariddi, Zanclo il mitico gigante fondatore e sovrano di Zancle e il pelorios Orione
                            costruttore del suo porto. Attributo peculiare della ninfa Peloriás è il tridente che, su
                            un’emissione in oro di Messana del decennio finale del V secolo a.C., si accompa-
                            gna a un cavallo rampante . Posto assai spesso in relazione con Poseidone e con il
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                            suo dominio sul mare, il tridente è un antico simbolo di potere e di dominio corre-
                            lato anche alla terra. In tale funzione esso si identifica con il forcone che spezzando
                            le zolle sgretola il terreno per prepararlo a ricevere il seme. Sulle monete lo si trova
                            spesso in unione con divinità femminili. Attributo della ninfa Peloriás è comunque
                            soprattutto la conchiglia omonima, presente nell’area dello Stretto e identificabile
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                            con la gigantesca pinna rudis , la conchiglia più grande del Mediterraneo. Anche se
                            Peloriás è a noi nota per la prima volta dalle monete di Messana di fine V secolo a.C.,
























                            le sue origini sono da riconnettere al mito di Pelore, la dea madre “gigantesca” e
                            terribile, divinità della vita e della fecondità, simile a Gaia Pelore (“la Terra Gigan-
                            tesca”) sposa di Urano. Su una serie di dracme d’argento a Peloriás viene associato
                            sul rovescio il guerriero Pheraimon, figlio di Eolo, l’omerico dio dei venti, che insie-
                            me al fratello Androcle avrebbe regnato sulle coste settentrionali della Sicilia diversi




                            26    PreStianni GiallomBardo 2002.
                            27    CaCCamo CaltaBiano 1993, pp. 127-131, p. 306 n. 641. Sul simbolo del tridente eadem 1985.
                            28    GiaCoBBe 2002.


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