Page 95 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Perché la città è donna?
tre figli di Aphrodite, Himera si rivela ipostasi della Grande Dea che, infondendo il
desiderio amoroso negli esseri animati, assicurava la fecondità e la continuità della
vita. Nella moneta himerese la “manifestazione” della Dea nel suo splendore sembra
correlata a un’idea di “premio” che risulta connesso con la “vittoria” conseguita da Pe-
lope: l’eroe viene rappresentato infatti al dritto del medesimo tetradrammo nell’atto
di guidare una biga. Proprio attraverso la vittoria conseguita su Enòmao questo eroe
peloponnesiaco aveva conquistato la mano della figlia di lui, Ippodamia, e insieme a
lei il dominio sul Peloponneso. Nell’area di esergo, un ramo di palma con datteri è sia
simbolo di vittoria che immagine di abbondanza. Proiezione simbolica di un’Aphro-
dite ispiratrice del desiderio amoroso e pronta a concedersi all’unione coniugale, Hi-
mera si manifesta dunque come colei che è in grado di conferire – a chi nella vittoria
agonistica ha dato prova del proprio coraggio (areté) – il potere regale, divenendo la
sua protettrice ma anche la sua amante divina.
In un’emissione successiva la ninfa Himera appare invece nell’atto di sacrificare
accanto all’altare. La scena si svolge all’interno di un temenos, un’area consacrata dove
è presente una fonte decorata con testa leonina, da cui sgorgano acque alle quali si
bagna un vecchio Sileno, espressione delle forze vitali della natura e del processo di
rigenerazione e di purificazione derivante dalle acque. Himera tiene con la destra al di
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sopra dell’altare una phiale (il basso vaso rituale, privo di piede o anse e con omphalos
centrale) e alza la mano sinistra nella preghiera che accompagna il sacrificio. Due sim-
boli, una ruota e un seme, sono rappresentati ai lati della dea poliade: la ruota raffigura
la ciclicità e il rinnovamento, il seme è simbolo delle vicende del mondo vegetale, della
vita che si svolge sottoterra e di quella che si dispiega alla luce del giorno.
Ancora più significativo, e ricco di numerose implicazioni sia storiche che cul-
turali, è il tipo monetale di una serie di didrammi in cui Himera compie una li-
bagione sull’altare ed è affiancata da un caduceo, al quale è annodata un’infula
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accompagnata dalla leggenda Sotér (“Salvatore”) (Fig. 3). Sul dritto della moneta è
rappresentato infatti un giovane cavaliere nell’atto di scendere da cavallo secondo
l’iconografia canonica dei Dioscuri, considerati gli dei Sotéres (“Salvatori”) per ec-
cellenza. Il suo capo è adorno di ricurve corna di capro, per cui è a lui che, in una
dimensione “espiatoria”, si lega la salvezza richiesta dalla divinità poliade .
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Nella monetazione greca lo schema iconico della divinità femminile che sacrifica
presso un altare è in genere piuttosto raro, ma in Sicilia – oltre che a Himera – lo si
trova sulle monete di Erice, di Segesta, di Motya, di Entella e di Henna. Sui piccoli no-
minali in argento di Erice, fondazione fenicia nel cuore dell’importante distretto elimo
e tappa importante sulle rotte del Mediterraneo centrale, è indubbio che a compiere il
sacrificio presso l’altare sia Aphrodite, la grande dea venerata nel celebre santuario della
15 veyne 1990.
16 CaCCamo CaltaBiano 2017. V. anche manGanaro Perrone 2008.
17 CaCCamo CaltaBiano 2005.
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