Page 539 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Progettare Musei numismatici







            dere, infine, al cuore stesso della zecca dove si assiste alla coniazione delle monete
            e delle medaglie, in uno scenario virtuale ricostruito grazie alla proiezione di foto e
            filmati d’epoca. La curatrice ha voluto che fossero ben comprensibili - grazie ad una
            selezione accurata di macchinari storici e all’apparato didattico e comunicativo - i
            processi produttivi tipici di una fase storica di transizione, durante la quale, a fronte
            dell’industrializzazione di molte delle lavorazioni tradizionalmente affidate alla mano
            dell’uomo, continuarono a sopravvivere ampi settori di attività ancora strettamente
            legati all’abilità di maestranze altamente specializzate, come, nel caso della zecca,
            quella degli incisori. Testimonianze vive di un’archeologia industriale, direttamente
            ricostruita su documentazione d’epoca originale e pertinente esclusivamente allo sta-
            bilimento romano, sapientemente organizzata con la regia intelligente e competente
            di Silvana Balbi.

                                                                                                        Figura 10 -- Roma,
                                                                                                        Museo della Zecca. Veduta
                                                                                                        dell’allestimento del livello
                                                                                                        inferiore con i macchinari e
                                                                                                        la ricostruzione dello studio
                                                                                                        dell’incisore.



















                 Se dunque al piano superiore le “stanze virtuali” suggerite dalla “tripolina” accolgo-
            no il visitatore invitandolo a una visione ravvicinata della collezione, al piano inferiore
            questo particolare velario definisce piuttosto delle “vetrine virtuali”, che evidenziano,
            proteggendoli, gli esemplari di archeologia della produzione. La “tripolina” riesce a “met-
            tere in scena” un suggestivo paesaggio di macchinari da scoprire. A questo livello, infatti,
            il percorso espositivo si isola solo in parte dall’area archeologica mediante i diaframmi di
            “tripolina” che, nel primo tratto, concentrano l’attenzione del visitatore sull’esposizione,
            mentre nella parte terminale del percorso l’affaccio e l’avvicinamento al sito archeologico
            è diretto, ottenendo un efficace contrasto, con l’esposizione dei macchinari.
                 Le scelte relative all’allestimento si possono così sintetizzare: a) controllo e/o esclu-
            sione della luce solare che, come abbiamo detto, risultava non compatibile con le solu-
            zioni espositive, con oscuramento di tutte le vetrate perimetrali, oltre alla forte attenua-
            zione della luce proveniente dal grande lucernario che sovrasta lo scavo archeologico
            (è stata prevista soltanto un’illuminazione diffusa molto debole, per non vanificare l’il-


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