Page 540 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Gianni Bulian







                            luminazione artificiale studiata per ottenere degli effetti scenografici sempre funzionali
                            al “racconto” del Museo; b) scelta di un materiale particolare, la cosiddetta “tripolina”,
                            cioè di un particolare fondale a fili utilizzato in ambito teatrale, e in questo caso per la
                            prima volta in un museo, vero elemento unificante dell’intero allestimento. La “tripoli-
                            na” nel nostro caso assume più funzioni: quella di separazione degli ambienti tematici,
                            creando però un percorso continuo tramite la sequenza fluida dei pannelli montati
                            secondo degli archi di cerchio, o delle sinusoidi, ovvero di pareti o fondali luminosi o,
                            infine, di veri e propri schermi sui quali proiettare i filmati-guida del percorso espositivo
                            quali filmati d’epoca. L’idea guida nell’allestimento del piano inferiore è stata quella di
                            considerare le macchine alla stregua di “masterpieces” da isolare all’interno di cilindri di
                            “tripolina” alti da terra al soffitto, illuminati da una forte luce, divenendo così dei veri e
                            propri “cannoni di luce”: una soluzione di forte suggestione, che viene accresciuta dalle
                            diverse proiezioni sulle “tripoline” che ricostruiscono il ciclo di produzione della mo-
                            neta. Le stesse “tripoline” creano uno spazio sinuoso, indeterminato in cui le macchine
                            vengono svelate man mano che ci si inoltra nel percorso espositivo.
                                 Il progetto di allestimento, in conclusione, ci sembra abbia raggiunto il duplice
                            obiettivo che era nei nostri intenti. Da un lato, non solo esibisce ma riesce a raccontare
                            la collezione del Museo coinvolgendo il pubblico anche nella fruizione combinata di
                            essa e del sito archeologico. Dall’altro, riesce nell’insolito compito di “neutralizzare” al-
                            cuni aspetti del contenitore, a vantaggio della comunicazione del contenuto. L’edificio
                            è anonimo dal punto di vista architettonico e il progetto di allestimento riesce ad inven-
                            tare una nuova sequenza spaziale, introducendo nell’edificio una suggestiva ricchezza
                            di forme e di esperienze percettive.
                                 Ritornando ai legami esistenti con il Medagliere del Museo Nazionale Romano e
                            il suo Museo Numismatico, potrebbe essere senz’altro importante, come prefigurato in
                            successivi incontri con Silvana Balbi e Gabriella Angeli Bufalini, attivare un percorso
                            che porti a un collegamento in rete tra il Nuovo Museo della Zecca, il Medagliere del
                            Museo Nazionale Romano e altre realtà similari in maniera da ampliare un’offerta estre-
                            mamente interessante per il pubblico romano, italiano e internazionale.
                                 Del pari interessante è stato il bando di gara relativo alla sede di via Principe Um-
                            berto del Poligrafico e Zecca dello Stato che prevedeva la creazione di un vero e pro-
                            prio Polo culturale incentrato sull’edificio novecentesco che fu sede della prima Zecca
                            dello Stato unitario: oltre al Museo infatti, è prevista la creazione di spazi espositivi
                            temporanei, spazi di ristoro, punti vendita, di una biblioteca, di archivi - tra cui un ar-
                            chivio storico -, numerosi spazi per la didattica, laboratori, spazi per attività artigianali,
                            un centro Congressi. Il complesso di via Principe Umberto potrebbe diventare una sorta
                            di “Cittadella della Cultura”, capace di innescare processi virtuosi nella vita del Quartiere
                            Esquilino, favorendo un processo di rigenerazione urbana partecipata a base culturale
                            finalizzata al rilancio economico e sociale del Rione. La rete potrebbe attivare poi, come
                            più volte prefigurato da Silvana Balbi, un importante collegamento con altri siti o musei
                            favorendo collaborazioni di livello nazionale ed internazionale.
                                 Rimarrà sempre vivo il ricordo di Silvana Balbi, cara amica, esperta e competente studiosa.


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