Page 315 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
P. 315

Il Dittico dell’“Apoteosi”. Una rilettura







                 Massenzio temeva inoltre un accordo tra Domizio Alessandro e Costantino e,
            per tutelarsi, aveva spostato nel 309 (forse anche prima) le maestranze della zecca
                                  35
            da Cartagine a Ostia ; nel 310 aveva inviato contro Alessandro il suo fidato prefetto
                                                       36
            del pretorio Ceionius Rufius Volusianus  che, coadiuvato da tal Zenas, aveva ricon-
            quistato l’Africa e la Sardegna con una feroce repressione nei confronti dei ricchi
            notabili africani di Cartagine e di Cirta.
                 La riconquista dell’Africa venne celebrata nell’autunno del 310, come ci indica
            lo zodiaco sul dittico, con un maestoso trionfo, caratterizzato da una esibizione
            di pomposa magnificenza, indubbiamente sproporzionata alla resistenza militare
            opposta dal modesto avversario e Massenzio riprese il controllo strategico del Me-
            diterraneo occidentale; Roma continuò a essere una delle più importanti città com-
                                  37
            merciali dell’Impero .
                 Ed è il trionfo per la riconquista dell’Africa che è rappresentato nel dittico,
            probabilmente l’ultimo trionfo a essere organizzato a Roma secondo la tradizione .
                                                                                                    38
                 Massenzio non poté certamente farsi erigere un arco, come poi Costantino, ma
            il dittico potrebbe aver conservato l’immagine di quel trionfo come un’istantanea
            di quell’avvenimento e – in quanto piccolo oggetto forse privato – essere sfuggito
            alla distruzione, alla quale furono sottoposti quasi tutti i monumenti – nel senso
            generale di documenti – di Massenzio.
                 L’atteggiamento è trionfale: ha nelle mani i simboli del potere e sono i segni di
                                    39
            una renovatio imperii .


            35    La zecca era stata forse trasferita a Ostia fin dal 307 con lo scopo di concentrare le emissioni tra Roma e
            Ostia. Alla zecca di Ostia Massenzio fa coniare monete con marche in greco, forse per poter comprare grano
            ad Alessandria. andreotti 1969, pp. 144-180, 248; PeSCiarelli 2002; idem 2003; idem 2011, pp. 9-27. Ostia, porto
            commerciale, e Roma erano zone più sicure, in alternativa alle zecche di Ticinum e di Aquileia.
            36    C. Caeionius Rufius Volusianus, esponente di un’antica famiglia dell’aristocrazia pagana di Roma e già pro-
            console d’Africa (305-306: PLRE, 977), dove aveva anche delle proprietà, aveva servito Massenzio come suo
            fidato prefetto del pretorio (306-307 e 309-310), riconquistando le province africane al tempo dell’insurrezione
            del vicario Domizio Alessandro (310), poi prefetto urbano (310-311), ottenendo anche il consolato suffetto nel
            settembre 311. Dopo la sconfitta di Massenzio, Volusianus si schiera al fianco di Costantino, dal quale riceve il ti-
            tolo di comes e la riconferma alla prefettura urbana (313-315). ChaStaGnol 1962, p. 52 ss.; donCiu 2012, pp. 75-78.
            37    laffranChi 1947, pp. 17-20; PeSCiarelli 2002, pp. 22-23 e note 122 e 123. Alcune monete di Massenzio
            alludono alla riconquista dell’Africa: aureo del 308/309 ca. - ottobre 312 con VICTORIA AETERNA AVG N
            al rovescio (v. RIC VI, p. 401 n. 10) e i folles della fine del 309 - ottobre 312 con ADLOCVTIO AVG N al
            rovescio (v. RIC VI, p. 404 n. 23), con MARTI COMITI AVG N al rovescio (v. RIC VI, p. 405 nn. 48-49) e, se
            riferito alla campagna d’Africa, con VICTOR OMNIVM GENTIVM AVG N al rovescio (v. RIC VI, p. 405 n. 55).
            Le monete, che celebrano il trionfo, recano la leggenda FEL(ix) PROCESS(us) CONS III AVG N e mostrano
            Massenzio con la destra in alto su un carro trainato da elefanti o da cavalli (v. RIC VI, p. 378 nn. 216-217).
            Per la campagna d’Africa, sulla cui data non tutti gli autori sono concordi (309 o 311): aur. viCt., Caes., 40, 2
            e 20; Pol. Silv., Laterc., II, 12. 1-3; Zos., II, 13; Zos., II, 14,2 (per Zenas); andreotti 1969, pp. 144-180; Cullhed
            1994, p. 44; donCiu 2012, pp. 75 e 115-154.
            38    donCiu 2012, p. 76: […] La vittoria in Africa era talmente importante per Massenzio, che egli volle celebrarla con
            un trionfo, l’ultimo probabilmente a essere organizzato a Roma secondo la tradizione; Zos., II, 14, 4. Un trionfo non
            su Domizio Alessandro, ma piuttosto sulle tribù africane che costituivano l’esercito di Alessandro, come pretesto. La
            vittoria africana è commemorata nelle monete coniate a Ostia e Roma e in iscrizioni della diocesi (RIC VI, p. 401 n.
            4 e 6; p. 405 n. 54; ILS 671 = CIL VIII, 20989 (…restitutor publicae libertatis); CIL VIII, 17886).
            39    Cullhed 1994, pp. 44-74.


                                                             299
                                                              299
                                                              299
   310   311   312   313   314   315   316   317   318   319   320