Page 320 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Giuseppina Pisani Sartorio
ai simboli effigiati sulle monete e sul dittico nelle mani dell’imperatore Massenzio:
lo scettro, il globo, l’asta, la lancia, l’alloro.
Sul significato politico e propagandistico delle emissioni commemorative, a
parte quelle per il figlio, [...] la celebrazione e l’apoteosi concessa agli altri tre Divi
non fu dettata dalla pietas nei confronti dei congiunti, con due dei quali, peraltro, il
padre e il suocero, quando erano ancora in vita aveva intrattenuto pessimi rapporti,
ma da un preciso calcolo politico e propagandistico. Attraverso l’apoteosi concessa a
questi personaggi, da una parte Massenzio affermava con forza i legami parentali
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che lo legavano a ben tre Augusti .
La piccola tavoletta eburnea potrebbe essersi salvata per un caso, forse perché
non sono stati riconosciuti i personaggi rappresentati e ne sono conferma sia le nu-
merose interpretazioni che le datazioni tra IV e VI secolo. Questi piccoli frammenti
di storia giungono a noi per vie complesse, tortuose, tali da far loro assumere nuovi
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e diversi significati, come appunto nel caso del dittico cd. dell’Apoteosi .
Fu uno scontro – quello del 28 ottobre 312 – non tra quattro poteri, tra Augusti
e Cesari, ma fu un duello, dove uno solo sarebbe stato il vincitore. E non fu Massen-
zio: la sua testa, esposta su picche il 29 ottobre per il popolo romano, sarà portata
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come trofeo proprio in Africa .
La vittoria negata a Massenzio, arrise a Costantino.
E i vincitori – si sa – hanno sempre la ragione dalla loro parte, ma leggere la
storia dei vinti può essere un utile esercizio.
57 Come messo in evidenza dal Cullhed 1994, pp. 77-78, Massenzio coniò monete commemorative per tutti
gli imperatori defunti della Tetrarchia: per Massimiano e Costanzo Cloro dal 310-312 (cognato e adfinis) e per
Galerio dal 311 al 312.
58 Chi scrive preferisce non azzardare ipotesi per la valva mancante.
La “condanna” dell’avversario è un topos soprattutto nei panegirici latini. laSSandro 1981, pp. 244-247: Massen-
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zio, che nel 285 veniva definito divina et immortalis progenies (PaneG. XII, II/10, 14,1), nel 313 diventa suppositus,
cioè figlio illegittimo, affamatore della plebe, spogliatore di templi e trucidatore del Senato (PaneG. XII, IX/12, 4, 3-4,
declamato a Treviri al cospetto di Costantino, che quindi aveva combattuto contro Massenzio un bellum iustum).
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