Page 316 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Giuseppina Pisani Sartorio
Unico caso nella storia, le insegne del potere, attribuite – con qualche dubbio – a Massenzio,
sono state trovate – nascoste da qualche fedele seguace – in una fossa alle pendici del Palatino .
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La scena centrale: la pira (Fig. 2b)
Si tratta della pira innalzata – sempre nel 310 – per “deificare” Valerio Romolo,
ricordato nel monogramma del dittico, il figlio premorto di Massenzio, che qui ap-
pare raffigurato come un giovane che su una quadriga sale verso il cielo .
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Sconosciuta la data del matrimonio (forse 290?) tra Valerio Massenzio, fi-
glio di Valerio Massimiano e di Eutropia, e Galeria Maximilla, figlia di Galerio,
Romolo nasce tra il 292 e il 294 d.C., quando Massenzio doveva essere molto
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giovane . Prende il nome non solo da Romolo, fondatore di Roma, ma anche
dalla nonna, la madre di Galerio, che si chiamava Romula .
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Romolo è indicato nelle iscrizioni come clarissimus puer . Un secondo figlio di Mas-
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senzio è ricordato solo in un Panegirico, senza indicarne sesso o nome .
Nel 307-308 e nel 308-309 Massenzio e il figlio Romolo – che forse non aveva
ancora preso la toga virilis – sono consoli insieme , ma nel 310 Massenzio è con-
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sole da solo. Se ne deduce che nel frattempo il figlio sia morto, forse quindicenne
e annegato nelle acque del Tevere.
In effetti nelle due iscrizioni trovate nel Circo di Massenzio sulla via Appia, Vale-
rio Romolo, figlio dell’augusto Massenzio e nipote dell’augusto Massimiano, è detto
divus e nelle monete, coniate solo nelle officine di Ostia e Roma, ha l’aspetto di un
giovinetto di profilo, dai capelli corti a calotta e dall’espressione decisa , mentre sul
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rovescio delle stesse è riprodotto il mausoleo dinastico, che Massenzio stava facendo
costruire in quegli stessi anni lungo la più importante via di comunicazione con il suo
impero, la via Appia (Fig. 4).
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40 Le insegne, fortunosamente rinvenute nel 2005, sono conservate nel Museo Nazionale Romano a Palazzo
Massimo: Panella 2011; eadem 2015, p. 101, […] un corredo costituito da tre scettri, quattro lance cerimoniali
e quattro lance portastendardo, deposto in una fossa praticata in uno degli annessi semipogei di un santuario
identificato con il rifacimento flavio delle Curiae Veteres di romulea memoria. Il seppellimento per ragioni
stratigrafiche può essere datato agli inizi del IV secolo. donCiu 2012, pp. 222-223.
41 Per la descrizione dei funerali e della divinatio: arCe 1988; idem 2000a; idem 2000b; PalomBi 2014,
pp. 188-199.
42 PLRE I, Romulus 6; donCiu 2012, pp. 83-85.
43 laCt., mort., 9.9.
44 CIL XIV, 2825 = ILS 666; CIL XIV, 2826 = ILS 667.
45 PaneG. XII, IX/12, 16, 5.
46 CIL VIII, 10382 (…consules quos iusserint dd. nn. Augg); laCt., mort., 28, 1-4.
47 Per le monete v. Cohen 1859-1868, VII, pp. 182-184 e RIC VI, pp. 345-346.
48 CIL VI, 1138 = ILS 672-673: un’iscrizione, del tutto uguale, risulta persa; PiSani Sartorio, Calza 1976,
p. 141 nota 55. Nel mausoleo di Massenzio sulla via Appia erano previste nicchie per sarcofagi, ma forse
solo quello di Romolo venne collocato nella cripta, mentre l’elevato a forma di tempio rotondo sembra
non essere mai stato terminato. Nel IV secolo gli imperatori venivano inumati e sulla pira per consuetu-
dine veniva esposta un’immagine di cera per poter procedere alla divinatio: PalomBi 2014, pp. 188-199.
Per il mausoleo: frazer 1966, pp. 385-392; raSCh 1984 con bibliografia; PiSani Sartorio 2000; eadem 2006;
JohnSon 2009, pp. 86-93.
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