Page 311 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Il Dittico dell’“Apoteosi”. Una rilettura







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            pione e sembra indicare un periodo preciso, cioè i mesi da ottobre a novembre .
                 Le cinque figure affacciate in alto, sembra, dal cielo con parte del busto, tut-
            te con tunica e mantello, sono tre giovani a sinistra con capigliatura a melone, al
            centro un vecchio pelato con barba, alla cui destra si trova un altro giovane. Tutti
            guardano l’ascesa del personaggio trasportato dai due geni alati e gli tendono le
            mani in segno di accoglienza: i cinque personaggi sono stati variamente identificati
            come Socrate e i sette sapienti, antenati deificati, le muse o divinità.
                 Anche per questa scena l’interpretazione più diffusa è che si tratti della divi-
            natio o dell’apoteosi o della ascesa in cielo dello stesso personaggio rappresentato
            nella parte inferiore.

            Una rilettura del dittico
                 Le numerose ipotesi sul significato della rappresentazione del dittico dell’Apo-
            teosi – assai divergenti tra loro per inquadramento storico, stilistico e cronologico
            – mi hanno convinta sia a ripercorrere la storia del dittico e delle varie e spesso
            fantasiose attribuzioni, sia a cercare di trovarne una nuova che possa rispondere
            meglio a tutte le teorie fin qui formulate, riesaminando fonti e dettagli di vita di per-
            sonaggi dell’epoca – di recente rivalutati – sia dal punto di vista storico che politico.
                 Il dittico dell’Apoteosi è senza dubbio “pagano” e, messo a confronto con tutti
            quelli noti cd. “pagani”, risulta essere totalmente diverso nell’impianto figurativo
            e nella sovrapposizione delle scene. È assimilabile a un racconto scolpito in tre
            quadri sovrapposti, che trova – oserei dire – possibili confronti con i rilievi storici
            degli archi trionfali (l’apoteosi, il trionfo), ovviamente in dimensioni di gran lunga
            minori.
                 La scenografia è imperiale: cercare, come è stato fatto, di identificare i perso-
            naggi dai ritratti, credo sia impensabile: sono praticamente tutti uguali nelle fattezze
            e nelle capigliature. Sono invece le azioni rappresentate che vanno analizzate e
            interpretate: il dittico intende raccontare una storia in tre fasi o azioni o tempi.
                 È evidente inoltre che ogni personaggio o oggetto rappresentato deve avere un
            profondo significato storico e simbolico in sé e in rapporto con gli altri personaggi
            nelle tre scene, siano essi uomini, animali o oggetti.
                 Confesso comunque di essere stata suggestionata dalla primitiva lettura del mo-
            nogramma e del dittico da parte del Pulszky, che non solo legge Valerius Romulus,
            ma identifica tre diversi personaggi: in basso Massenzio, a metà Romolo figlio, in
            alto Romolo, il fondatore di Roma .
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                 Dal momento che la mia interpretazione è decisamente diversa da quelle più
            tradizionali formulate finora, ad eccezione appunto del Pulszky, ho riferito delle



            20    É nota la passione per l’astrologia da parte degli imperatori romani. La ciclicità delle stagioni rimanda
            all’eternità e Helios è il regolatore dell’eclittica solare e quindi del tempo (v. muSSo 2000, pp. 373-388 e dome-
            niCuCCi 2014, pp. 139-141).
            21    PulSzky 1856, riportato in dalton 1909.


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