Page 306 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Giuseppina Pisani Sartorio
ficato della rappresentazione e sulla sua cronologia, queste sono tutte giustificate
e appropriate, ma tutte con qualche punto di debolezza e di incongruenza, dal
momento che stile, abiti, pettinature, contesto sono stati interpretati a seconda della
tesi sostenuta.
Nonostante i numerosi studi sull’argomento, non sappiamo o non riusciamo a
penetrare fino in fondo la realtà che i dittici hanno rappresentato in un contesto
storico assai complesso, ma si è concordi nell’affermare che l’avorio non è stato mai
utilizzato e lavorato prima in un modo così raffinato: sono la testimonianza di un
sistema di comunicazione in una società molto gerarchizzata, quale appunto era
quella che si era venuta a formare dopo l’instaurazione della tetrarchia di Diocleziano
con quattro corti imperiali nelle quattro nuove capitali, oltre a quella di Roma.
Il dittico dell’Apoteosi è sicuramente pagano. La composizione è densa di per-
sonaggi lavorati a rilievo molto contrastato e le tre scene dal punto di vista artistico e
architettonico sono ben studiate, equilibrate nelle varie parti e ricche di personaggi
(circa 15), che sembrano interagire fra di loro in modo fluido. Il rilievo – sul fondo
piano dell’avorio – si staglia in un chiaroscuro di grande effetto e anche di movimento
in diverse direzioni. Le pupille di tutti i personaggi rappresentati sono segnate con
un punto nero, che ne approfondisce lo sguardo; i dettagli sono curati, come la de-
corazione della tensa, la pelle degli elefanti, gli abiti dei singoli personaggi, anche se
qualche squilibrio è evidente, come nella figura centrale sulla pira, forse da leggere
come in secondo piano. Tuttavia per stile, iconografia, impianto architettonico e stili-
stico delle tre scene il dittico appare diverso da tutti gli altri, nei quali prevale staticità
e frontalità dei soggetti rappresentati e, a mio parere, va considerato un unicum nel
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suo genere e i confronti con altri dittici non appaiono convincenti .
Si tratta comunque di uno degli avori più antichi e di preziosa fattura; l’identifi-
cazione del soggetto e la conseguente cronologia – proprio per queste caratteristi-
che – sono molto dibattute, forse in misura maggiore che per altri dittici .
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6 CraCCo ruGGini 2011 e eadem 2013: l’A., alla fine dell’articolo, pone dieci fondamentali domande sull’inqua-
dramento storico e stilistico dei dittici, che considera ancora un problema aperto.
Bibliografia del dittico dell’Apoteosi in ordine cronologico senza pretese di completezza, ma solo per dare
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un’idea delle ipotesi finora formulate:
Gori 1759, vol. II, pp. 118-126, tav. 19: è uno dei primi studiosi a pubblicarlo (non vidi).
PulSzky 1856, p. 18 n. 3: identifica il dittico come “apoteosi di Marco Valerio Romolo” dalla lettura del mono-
gramma e lo data al 308 d.C. (non vidi).
maSkell 1905, p. 60 tav. VI,1: segue il Pulszky e lo attribuisce a Marco Valerio Romolo.
dalton 1909, pp. 1-2 n. 1, tav. 1: l’A. segue l’identificazione di PulSzky 1856 e data il dittico agli inizi del IV
secolo (il personaggio non indossa la contabulatio, che entra in uso nel corso del IV secolo).
Graeven 1913, pp. 271-304: attribuisce il dittico a Costanzo Cloro e legge Promachorum nel monogramma.
volBaCh 1916, p. 52 n. 56 (tav. 28): dittico della Consecratio: è sua la lettura Symmachorum del monogramma
che ha poi influenzato tutte le seguenti interpretazioni del dittico; forse prodotto da un atelier del Nord Italia
o a Roma. Apoteosi di Antonino Pio o Giuliano l’Apostata. V-VI secolo.
delBrueCk 1929 / aBBatePaolo 2009, pp. 352-356 n. 59, tav. 59 (recto e verso), datazione 450 (o 384); prodotto
in Oriente. Nel monogramma legge HMR e CV e propone Hormisdas, ma identifica il personaggio con
Antonino Pio in ricordo del bi/tricentenario (463) dell’apoteosi/consecratio, o del bi/tricentenario della nascita;
nell’altra valva ipotizza l’apoteosi dell’imperatrice Faustina.
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