Page 305 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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IL DITTICO DELL’ “APOTEOSI”
                                                       Una rilettura


                                                              di
                                               Giuseppina Pisani Sartorio



            Il dittico dell’ “Apoteosi” o della Consecratio    1
                 La cronologia dei dittici in avorio “pagani” viene compresa in genere tra il IV e il VI secolo;
            per quelli cd. “cristiani” – la maggior parte – le datazioni arrivano fino al XII/XIII secolo, soprat-
                                                                                                  2
            tutto per il fatto che furono ampiamente riutilizzati per scopi ecclesiastici e liturgici . Dal IV secolo
            rappresentano una novità sia dal punto di vista funzionale, che da quello stilistico: come è noto,
            sono formati da due valve in avorio, incernierate a libro, decorate a rilievo all’esterno, colorate e
            dorate, e utilizzati nelle due facce all’interno, incerate, per rescritti o liste di nomi o lettere .
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                 Il numero dei dittici pervenuti è notevolmente inferiore a quello effettivamente realizzato e
            la loro produzione è variamente collocata in Occidente e in Oriente, con trasmigrazioni di dit-
            tici dall’una regione all’altra, secondo traffici religiosi, artistici, collezionistici, commerciali ecc.
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            nell’arco di molti secoli .
                 Il dittico dell’Apoteosi o della Consecratio  (Fig. 1) è stato studiato da molti autori sia sotto
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            il profilo stilistico che storico; senza entrare nel dettaglio delle varie ipotesi formulate sul signi-



            *    A Silvana Balbi de Caro, generosa amica di una vita.
            1    Per caso, durante una ricerca sulla tipologia delle tensae (v. aBaeCherli 1935-1936, pp. 1-20), mi sono imbattuta in uno dei
            più famosi dittici in avorio, il cd. dittico dell’Apoteosi o della Consecratio, conservato a Londra presso il British Museum; sia le
            ipotesi sulla cronologia e sul significato della rappresentazione che la relativa bibliografia sono esorbitanti, al punto tale che
            ho ritenuto di rivedere con occhi nuovi, e non senza preconcetti, l’attribuzione delle raffigurazioni del dittico. Alla nota 7 ho
            cercato di darne una bibliografia ragionata, ma certamente non esaustiva.
                CraCCo ruGGini 2011 e eadem 2013; in david 2019 si fa il punto sulla situazione: tra il III e IV secolo, committenza prima
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            privata e poi pubblica per i dittici, con diversi centri di produzione ma di alto artigianato; il dittico dell’Apoteosi è citato a p. 130
            e p. 139 fig. 6 per la presenza di elefanti in relazione all’importazione di avorio; a mio parere il dittico è da inserire nel “Tipo
            A” della classificazione dell’A., cioè fra i “dittici privati”.
            3    CraCCo ruGGini 2011, pp. 80-99: il nome grecizzante di diptycha per i dittici “di parata” compare nell’avanzato IV secolo
            (384 d.C.: Cod. Theod. XV, 9,1, ad senatum). La Cracco Ruggini lascia aperta la questione su quale debba essere considerata
            la valva principale. Sulla funzione dei dittici profani tardo antichi l’A. ritiene che quelli realizzati nel IV-V secolo servissero
            per commemorare ufficialmente la nomina ad alcune magistrature; quelli legati ad altre occasioni (del tutto “private”) restano
            tuttora nel vago (salvo quando si tratta di dittici cristiani commissionati ex novo). I rapporti tra i primitivi usi profani rispetto
            ai successivi utilizzi liturgici cristiani rimangono ancora da definire, ma furono concepiti per essere esposti in bella vista nelle
            case nobili come status symbols… In Occidente i dittici sarebbero stati appoggiati su una superficie piana con le cerniere sulla
            destra e la chiusura a sinistra.
            4    Alcuni studiosi hanno ipotizzato la circolazione di 100.000 dittici, numero forse eccessivo. In generale sulla sopravvivenza
            dei dittici nel medioevo; v. CraCCo ruGGini 2013.
            5    Il tema dell’Apoteosi ha anch’esso una sterminata bibliografia, per la quale si rimanda a: Apoteosi 2014. Cfr. anche torto-
            rella 2008, nel cui testo il “nostro” dittico è “ovviamente” citato a pp. 307, 311-312, con l’esame di tutte le attribuzioni, ma – in
            conclusione – potrebbe trattarsi delle apoteosi dei principi “buoni” dell’Impero.


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