Page 151 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Sesto Pompeo tra Giano e Nettuno







            parallele alle spalle. Sull’occipite di entrambe le teste, che anche in questo caso è la
            zona più rilevata del conio, le ciocche sono appiattite per l’urto e l’uso di un conio
            non fresco.
                 Pompeo padre è identificato, dal lituus, come augure, quale espressione an-
            che del potere militare, ma senza riferimenti alle sue proiezioni divine o a vittorie
            militari. Al rovescio i due ritratti possono essere confrontati con quelli degli aurei
            triumvirali del 43/42 a.C. (RRC 492, 493, 495) che però non affiancano, ma alternano
            al dritto e al rovescio i ritratti di Ottaviano, Antonio e Lepido. La presenza di due
            immagini, del padre e del fratello, e la leggenda relativa alla Prefettura, che riflette

            anche sui due personaggi il ruolo di dominatore del mare, trova un parallelo nelle
            serie di Antonio in bronzo e oricalco.
                 Bahrfeldt indica almeno due sottoserie, documentate dagli esemplari di Parigi e
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            di Vienna. Gruber  indica due pezzi, BMCRR nn. 13 e 14: manca, quindi, la sottose-
            rie alla quale appartiene il pezzo in esame, che sembra che Crawford inserisca nei
            15 conii di D/ e di R/. Da una breve revisione degli aurei in collezioni pubbliche
            si rilevano almeno tre conii di dritto e cinque di rovescio (A1, 2, 3, B, 4, C 4, 5, 5)
            divisi in cinque sottoserie e con tre dritti:
                 1) esemplari di Roma, Parigi AF 140 e due ANS; peso medio g 8,11 = Bahrfeld var. 1;
                 2) esemplari di Milano , Amsterdam, Berlino, Bruxelles, Boston, Vienna; peso
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            medio g 8,01 = Bahrfeld var. 2, Grueber var. 1;

                 3) esemplari di Napoli F2 3134 e BMCRR n. 13 (R1) e n. 14 (R. 2); peso medio
            g 7,95; Grueber var. 2.
                 Dei tre ritratti di Sesto il primo è sottile e nervoso, gli altri hanno tratti più
            pesanti, capigliature a ordini di ciocche con un motivo quasi geometrico, che for-
            mano una linea continua lungo i contorni del viso e si distinguono tra loro per
            l’inclinazione dell’orecchio. Le tre sottoserie differiscono anche per il ductus della
            leggenda e per una diversa disposizione dei globetti: nella prima un globetto è
            posto al di sotto del centro della corona, nelle altre due un globetto è segnato
            dopo la lettera S di PivS e un altro è posto tra le lettere G e P, in una sottoserie al
            centro e nell’altra in alto.
                 Il ritratto di Sesto della sottoserie di cui fa parte l’esemplare romano trova
            confronto nei ritratti del padre di alcune sottoserie di denari (RRC 511/3) ed è qui
            documentata dal denario n. 2.




            47    Lascia perplessi il metodo adottato da J. DeRose Evans (deroSe evanS 1987) che ha basato la ricostruzione
            delle serie prendendo in considerazione i conii noti da fotografie di cataloghi d’asta: è infatti da considerare
            che le sole immagini non consentono di riconoscere eventuali falsificazioni.
                Ringrazio la dott.ssa Giulia Valli, del Gabinetto Numismatico e Medagliere Castello Sforzesco Milano per
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            l’invio dell’immagine dell’aureo milanese, ricordato già da Bahrfeldt.

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