Page 154 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Maria Amalia Mastelloni







        Figura 3 -- Tracce
        di sottotipo nel denario n. 3:
        in alto, parte superiore di
        una testa con fronte e radice
        del naso e, a destra, tracce
        della leggenda ROMA










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                                 Per il rovescio è da notare che la leggenda in rari casi , qui nel denario n. 2, è
                            orae marit(imae) et ClaS(sis) S(enatus) C(onsulto). L’iconografia sembra derivi da un

                            tipo monetale di poco precedente battuto dalla zecca catanese di cui condividereb-
                            be l’archetipo costituito da un gruppo statuario del quale è conservata memoria in
                            una iscrizione . La produzione della serie, come ritiene Crawford, può essere ini-
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                            ziata nel 42 a.C. ed essere la più abbondante, tanto da essere nota in 51 conii di D/
                            e 57 di R/ e presente sia nel ripostiglio di via dei Monasteri, che a Capo Rasocolmo
                            e nelle collezioni dello Stretto.
                                 Un elemento determinante nella valutazione del tipo del rovescio è la presenza
                            di una corona vittata sul capo dell’immagine posta al centro, riconosciuta da E. La
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                            Rocca  come la corona conferita a Pompeo dal Senato nel 63 a.C. Questo porta
                            l’autore a identificare in Pompeo la figura centrale, escludendo la lettura come Net-
                            tuno (anche alla luce della presunta mancanza della barba). Non convince l’esclu-

                            sione del riferimento a Nettuno per l’ambiente mitico in cui si proietta l’immagine,
                            che può costituire una cornice che rende plausibile l’identificazione in Nettuno del
                            “divinizzato” Pompeo Magno.
                                 Il tipo simbolizza sia la pietas erga parentes che erga cives intendendo sia i
                            proscritti  accolti in Sicilia dopo il 43 a.C., sia gli stessi clientes siciliani. Nel tipo

                            si può riconoscere inoltre una sfumatura significativa, se si ipotizza che alla fine
                                                                                  55
                            del I sec. a.C. fosse percepita la matrice indigena  del mito dei fratelli catanesi e
                            che il mito potesse essere sfruttato come elemento con cui Sesto, in quanto italico,
                            poteva esaltare un legame tra lui e i Siculi, secondo la tradizione provenienti dalla
                            penisola, e con i gruppi italici, osco-campani giunti sin dal V sec. a.C., affermatisi
                            coi Mamertini e da tempo costituenti le élites cittadine. Il mito poteva proiettare in



                            52    RRC 511/3c.
                            53    mazzarino 1973, p. 805, nota 14.
                            54    Sul tema determinante per la ricostruzione del clima politico cfr. la roCCa 1987-1988, p. 268.
                            55    CiaCeri 1911, pp. 50-54.


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