Page 149 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Sesto Pompeo tra Giano e Nettuno







            Woytek  attribuendo tutta la serie a zecca siceliota ha ritenuto improbabile che la
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            coniazione degli assi con l’indicazione di una sola acclamazione imperatoria sia
            continuata nel periodo successivo alla seconda acclamazione e ha richiamato l’i-
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            potesi di Bahrfeldt  per le serie stilisticamente molto degenerate, come il gruppo
            4 di Martini, cui appartiene il pezzo inv. 86696 (asse n. 4), di una produzione se-
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            miufficiale o irregolare successiva  nella quale la titolatura dell’autorità emittente
            poteva non essere corretta.
                 Gli assi di Capo Rasocolmo, delle sottoserie Martini Em. III, gruppo 3, se-
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            rie C e D , e simili ai pezzi Buttrey n. 692  “poor style”, pur presentando una
            battitura sommaria indicano una produzione di zecca ufficiale, dato che erano
            in possesso di marinai della flotta (sia stata la nave di Sesto o di Antonio e Ot-
            taviano), riforniti di circolante ufficiale. Questi assi dimostrano di aver svolto un
            ruolo predominante nel circolante ancora nel settembre del 36 a.C. e, insieme
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            alla massa nota nell’areale dello Stretto  e in Sicilia , suggeriscono che la co-
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            niazione di questo nominale non si sia interrotta nel 40, ma sia proseguita negli
            anni successivi senza l’aggiornamento della leggenda con la seconda acclama-
            zione imperatoria .
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            La serie degli aurei (RRC 511/1)
            D/ maG(nus) • PivS • - imP(erator) • iter(um) Busto di Sesto Pompeo a d., con
            tratti caratterizzati e  naturalistici, modellato morbido, con capelli a ciocche ar-
            cuate, corta barba  appena accennata . Un’area ovale depressa sopra l’orecchio
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            35    woytek 2003, p. 501 nota 786.
            36    Bahrfeldt 1909, p. 75.
            37    martini 1995, pp. 192-193, 204-205, 263.
            38    martini pp. 165-172.
            39    Buttrey 1989.
            40    Per gli assi rinvenuti sulle due sponde dello Stretto v. maStelloni 2001, p. 283: 74 esemplari di cui 4 da
            Lipari, 10 da Messina (7 da scavi e 3 da coll. G.C.), 24 da Capo Rasocolmo, 13 da Tindari; dalla Calabria 4 da
            Locri (scavi Oliverio), 19 da Reggio. A questi si sommano un esemplare da Tindari scavo 1957-1958 (ringrazio
            U. Spigo per il dato), un pezzo inedito di Palazzolo Acreide (coll. Judica), 6 esemplari oggi a Cefalù, forse da
            Lipari, e 43 a Palermo, (cfr. maStelloni 1997a, pp. 71-72 fig. 11; eadem 2001, p. 281 nota 80 con bibliografia
            precedente). Sono grata a A.M. Manenti per l’informazione dell’assenza a Siracusa di esemplari di Sesto nelle
            collezioni Pugliatti, Pennisi e Gagliardi (formata in Calabria) e la presenza di pochissimi esemplari di bronzo
            da acquisti, e di due argenti di cui uno falso. Un altro denario (RRC 511/2) di dubbia autenticità è nella col-
            lezione Vagliasindi di Randazzo.
            41    Secondo amela valverde 2016, p. 943 si possono ricordare gli esemplari di: Caronia (1), Tusa (1), Siracusa
            (Scavi Orsi, 2, di cui 1 frazionato), Camarina (1), Gibil Gabib (1), Agrigento (3), Marsala (2), Segesta (8, di cui
            4 dimezzati e 1 ridotto a un quarto), Entella (2), Marineo (1), Monte Iato (1) e Monte Pellegrino (1). Ad essi
            vanno aggiunti gli esemplari di Morgantina (192 es., di cui 64 dimezzati, 1 ridotto a un quarto e 3 a frammenti)
            e alcuni assi da Gibil Gabib e Piano della Clesia segnalati da L. Sole in un recente convegno (v. Sole cds).
            42    Su basi ipotetiche welCh 2012, p. 322.
            43    welCh 2012, p. 186, mette in rilievo l’adozione in segno di lutto parallela a quella delle serie di Bruto RRC
            506/1; contra Biedermann 2013, a pp. 33-34 che ritiene incongruente la presenza del defunto fratello Cneo
            barbato e attribuisce la scelta dell’uso della barba al mos maiorum.
            44    zehnaCker 1974, pp. 1007-1009.


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