Page 159 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Sesto Pompeo tra Giano e Nettuno







                 La raffigurazione al dritto è stata identificata col faro di Messina , posto all’im-
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            boccatura del porto, e che per metonimia allude a tutto il grandissimo bacino por-
            tuale nel quale la flotta di Pompeo aveva forse sede e dove nel 38 a.C. trovò riparo
            dalla tempesta (aPP., BC, 5, 90, 380), che invece distrusse quella di Ottaviano. Al di
            sopra del Faro è posta una statua nella quale si riconosce Nettuno, per il tridente, il
            timone e la prua su cui appoggia il piede sinistro. Poiché la figura è elmata, La Rocca,
            nonostante abbia pubblicato l’esemplare inv. 85228 (denario n. 7) in cui il tridente è
            nettamente leggibile, ha escluso si tratti di Nettuno, preferendo riconoscervi la statua
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            di Pompeo padre . Altri hanno ipotizzato Zeus, ma il tridente ben evidente dell’e-
            semplare romano e di due esemplari del ripostiglio messinese e il viso che potrebbe
            essere barbato confermano l’identificazione con Nettuno, ribadendo il legame col dio
            di Pompeo Magno e con Sesto Neptuni filius. La presenza dell’elmo può essere avvi-
            cinata all’elmo che appare anche nel trofeo marittimo della seconda serie d’argento
            (v. supra, denari nn. 4-6): il ruolo di Nettuno nelle vicende belliche, in un momento
            così produttivo di innovazioni e di contaminazioni, lascia supporre che Nettuno sia
            raffigurato elmato o che l’elmo sia rivelatore della identificazione tra Sesto e il dio.
                 La figura di Scilla oltre a ricordare il toponimo del capo davanti al quale si sono
            svolte le due battaglie dall’esito positivo per Sesto, nel 42 a.C. contro Salvidieno
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            Rufo  e nel 38 a.C. contro Ottaviano, è simbolica allusione alla potenza del mare e
            alle violente tempeste e della forza travolgente e distruttiva degli eserciti pompeiani.
                 Nel 1997 si è identificata l’area dove era posto il faro romano, oggi coperta dal
            Forte del S. Salvatore, ricordando che la parte terminale della penisola falcata nel
            XII sec. accoglie il monastero basiliano ruggeriano del S.mo Salvatore, dalle fonti
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            definito “in lingua phari”. Si è trovata menzione di un crollo  e si è riconosciuto il
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            faro ricostruito nella Crocefissione di Antonello da Messina, ora a Sibiu, nella quale
            appare la bocca del porto col faro ben evidente. Che realmente una statua sia stata
            posta sul tetto del faro non è certo: è da notare che la raffigurazione sia esclusiva-
            mente funzionale al messaggio; se il faro era di circa m 6 la statua poteva non essere
            di dimensioni eccezionali, o addirittura non essere mai stata montata sul tetto, ma
            posta in un luogo prossimo al faro e ad esso associata dall’incisore del conio.
                 Per il rovescio possiamo osservare che l’immagine di Scilla si collega alla
            tradizione che localizza sullo stretto la Scilla stesicorea e omerica e appare in
            uno schema diverso da quello di altre serie dell’area . Comune in età imperiale,
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            60    Da non confondere con la struttura posta al Peloro: cfr. tiGano 2011, p. 59.
            61    la roCCa 1987-1988, pp. 269 e 289 n. 36.
            62    aPP., BC, 5.58; D.C., 48.47 ff.
            63    falkenhauSen 1994, pp. 45 ss.
            64    Dall’annalista Bernardo Maragone attivo nella seconda metà del XII sec.: luPo Gentile 1936, p. 259: ...Et
            Farum de Messina 20 palmi funditus siccatum est.; postea vero cum fortuna in locum suum reversum est il
            Faro di Messina di 20 palmi (se siciliani cioè di m 0,258 = 5,160).
            65    maStelloni 1997b, pp. 102-103.


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