Page 89 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855










             LETTERA 32
                a
             10  da Londra
             Al Signor Camillo Pistrucci
             Per recapito
             Caffè in Piazza di Pietra
             Roma
                                                                                        Royal Mint 12 Aprile 1841
             Caro Figlio,
             avendo letto la lettera che hai scritto a Federico con dispiaccere ho sentito che non stavi bene e che è qualche
             settimana che sofri con il verme, vedi di averti cura e prendi li decotti che spero che quelle done dove sei alogiato
             ti avevano tutta la cura che possono, avendomi detto in altre tue lettere che fanno tutto quello che possono per
             asisterti; poi Camillo mio adeso che sei solo che non ai nessuno del tuo sangue se le tue interessi te lo permet-
             tessero di fare una buona scelta di una ottima ragaza e prendere moglie dirai Mamma si è impazita ma io rifletto
             che lo stare solo per quanto possono prestarsi li amici in circostanze che uno stia poco bene sempre non possono
             stare con te e viene il momento di stare solo in mani di altri e anche quando stai bene quelle ore che sta in casa
             ti acade lo stesso.
             Veniamo alle cose nostre, figlio mio se non ti ho scritto per il passato non credi che stia in colera con te, ma di-
             verse circostanze non mi hanno permesso di farlo, pensa solo alla privazione di voi tre che non vi vedo più con
             me, di te quando partii da Roma già sapevo che non dovevo più vivere con te, ma di questi due poveri infelici
             non avrei mai creduto di dovermici separare così presto e poi tu trovi a lavorare e in coneseguenza ti sostieni ma
             questi particolarmente Raffaelle non puole trovare da fare niente e la pena più forte che io soffro è quella che non
             posso ajutarli in verun modo ne pure di un soldo. Cammillo mio racomandaci a tutti noi al Signore che lui solo
             è quello di cui io confido per il bene e quiete di tutti voi figli e che a me dia solo forza e pazienza di soportare
             in penitenza di mie colpe e che illumini questo omo per la quiete di tutta la famiglia. Domenica 4 aprile sarebbe
             stata una giornata per me molto felice si vi fosero stati quelli due poveri figli, uscii per la prima volta con Papà e
             le due sorelle ci portò a pranzo a granici nella medema locanda che ci è stato più volte con te e altra compagnia,
             andamo e tornassimo per la strada di ferro che non ci si mette più di dieci minuti, sono cinque miglia. Altro non ti
             posso scrivere perché devono scrivere li altri spero che adesso sarai guarito e scriveci presto e facci sapere come
             stai. Salutaci tutti li parenti particolarmente fammi sapere qualche cosa di zia Nina come di tutta la sua famiglia
             la Nina e Pippo e quelle tre figliette e la Balia salutale e presto gli scrivemo; saluta ancora tutti li amici e di tutti
             dacci le notizie, a te poi dandoti mille baci di cuore ti mando la S. Benedizione mi dico
                                                                                               La tua aff.a Madre
                                                                                                        Barbara

             Camillo mio
             Non mi par vero di aver questa volta combinato di scriverti nella medesima lettera delli fratelli, benché non ci sia
             mai stato proibito di farlo, ma come tu sai per evitare inquietudini in casa, spesse volte bisogna privarsi delle cose
             più piacevoli. Mi è stato di gran dispiacere il sentire che stavi poco bene, voglio lusingarmi che adesso sii perfet-
             tamente guarito. Non puoi credere Camillo mio che passioni ho sofferto prima che Mammà venisse in Londra, ma
             in paragone di questo non erano la metà perché il pensare che ci ho tre fratelli a uno mille e cinquecento miglia
             lontano, due altri che poveretti hanno da stare soli combattendo il pranzo con la cena e senza poterli ajutare, e
             vedere Mammà che è così appassionata, una vita tanto bella che è impossibile ad esprimerla. Sabbato passato
             Papà ebbe occasione di vedere quella Signora la quale gli disse che ci voleva oggi tutti a pranzo da lei per fare la
             pace, ma poi non so per quale caggione non solo non ci siamo andati ma neppure si sa se abbiamo da andarci







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