Page 93 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855
e poi se ci va e quanto spesso non lo sappiamo di certo: sappiamo solo della ghinea esospettiamo che ci
vada benché potrebbe essere ben di rado perché qualche volta esca solo.
Ma veniamo ad altro. Le speranze più forti che abbiamo sono per Raffaelle: ti lascio stare le mie per adesso che mi
rimangono nella medesima condizione. È nato un chiaccherissimo terribile per l’affare nostro in Zecca ed anche fuori
benché possiamo assicurarti non averne mai parlato che con te e con te: necessariamente quando a lui ricorrevamo
perché appunto lo prevedevamo e non volevamo aggiungere quello che la gente avrebbe potuto ignorare. Quella
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Signora seppe raccontargli quasi tutto e arrivò a dirgli aver saputo che se ne era parlato perfino a Corte. In questo tem-
po immaginati che cercava di dar via il cammeo ed in appresso sapemmo che si era finalmente rivolto alla medesima
scongiurandola di ajutarlo che se no non sapeva come dare da mangiare alla famiglia. Avresti avuto coraggio di stuz-
zicare per qualunque verso anche con certa nostra remissione standone cose in questo stato? Quella Signora facendo
giurare che nessuno l’avrebbe saputo perché non voleva far sapere che faceva simili spese lo prese per la metà del
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prezzo cioè per 300 lire prendendo per altro qualche tempo per sodisfare l’intera somma . Speravamo quasi che con
ciò si calmasse un poco con noi, ma che? peggio di prima come già per qualche cosa hai potuto ravvisare. Essendo
dunque la coglionatura arrivata ad un segno che basta... Passato il tempo di dovere avere tanti riguardi, anzi è venuto
quello in cui non eravamo più costretti per difesa nostra di accusarlo perché tutti sapevano tutto; abbiamo cominciato
ad operare da noi seguendo l’istinto naturale di attaccarlo come uno puo in pericolo d’annegare. Raffaelle sono poco
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più di due settimane andò in campagna dalla Signora per domandare si a lei che al marito che volessero finire di to-
glirelo da ogni speranza rapporto alla Zecca che così egli avrebbe potuto porre da parte ogni pensiero per l’incisione,
e pensava meglio ai casi suoi, col ritornarsene forse anche a Roma. L’accoglienza era stata non bellissima prima ch’egli
manifestasse loro il motivo della sua venuta ma da poi che egli si spiegò incominciarono varii ragionamenti e andò a
finire che per avere più tempo a discorrere lo vollero far restare a pranzo e venne poi via le sera molto speranzato per
varie proposizioni dettegli da lei e da lui che si dicevano una qualche volontà di ajutarlo. Nei loro discorsi si mostrarono
male informati di qualche cosa, dove benissimo Raffaelle disse loro com’era come anche dovette buttar giù qualche
grossa bugia data loro ad intendere da lui fra le quali quella delle due ghinee la settimana assegnatici. Rapporto alla
Zecca peraltro lo confermarono nella sua opinione di dimenticarsene perché non ci vedevano probabilità alcuna, e
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lo richiesero perché n’avevano già fatta parola se voleva che parlassero a qualche Scultore per lui che l’impiegasse; al
che Raffaelle rispose loro che l’avrebbe molto gradito (Torna da capo). Raffaelle di cosa sua qualche giorno dopo fu da
uno scultore il quale sapevamo che cercava un giovane, ma non ebbe un’esclusiva affato e ciò forse per compassione
perché lo trovò informato di non poco della nostra faccenda ma neppure una risposta favorevolissima e rimasero in
modo da poter sperare qualche cosa con qualche raccomandazione. Fu perciò scritto là di questo Scultore ma mentre
aspettavamo che volessero darci qualche risposta, se se ne sarebbero impegnati, egli in persona e con un biglietto a
fare l’invito e per Raffaelle e per me di andare in campagna la prossima domenica per restare ivi anche la notte. Ricevei
grandissime finezze benché la prima volta forse che mi conoscessero, ma non già era trascorso il giorno quando final-
mente dopo pranzo aggiunge che c’erano due altri, si ruppe il silenzio e fu uno di quelli che lo ruppe, un avvocato il
quale per conseguenza era pure stato informato.
Non ti dubitare che è più che persuaso che la faccenda è iniqua e ci si offerse di volere assolutamente andare egli
in persona a discorrere con Papà. Il resto poi fu ripetuto alla Signora e al marito talmente che questa arrivà a dire
di volere procurare un buco se gli riesce per Raffaelle in Zecca ove poter lavorare; che avrebbe voluto che il me-
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desimo non si fosse rifidato del tutto di poter spuntare l’impiego, ma che neppure abbandonasse l’incisione per
queste e queste ragioni: e che poi riguardo a Papà avrebbero procurato il possibile di far fare la pace ma che in
caso contrario non ci sarebbe stato da spaventarsi tanto come a prima vista potrebbe sembrare, ricordandosi egli
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d’un ragionamento tenuto con Mr. Hamilton sopra una cosa simile, in cui questi molto bene osservò che quando
poi si trovano dentro anche nel medesimo officio ognuno bada a se e si tira avanti con sufficiente armonia. Andò
a finire quella sera che nel salutarmi la Signora perché la mattina seguente dovevo partire di buon’ora mi prese
per la mano e mi assicurò con presenza di tutto e che il marito avrebbe fatto il tutto per noi che stava in lui di fare.
Raffaelle ci si trattenne tutto il lunedì e tornò il martedì mattina con ripetute promesse fatte anche a lui di voler-
sene prendere tutto l’impegno: resentemente sentiamo che già sono stati allo studio per muovere la [...] e che
quantunque n’abbiano avute risposte risolutissime di non volerne sapere niente, ciò non di meno l’hanno invitato
ed è andato oggi con Elena lì in campagna dove forse si tratterrà un par di giorni. Siamo anziosi figurati di sa-
pere un risultato e la nostra intenzione è che tutto quello che vorrà fare faremo, meno però che tornare a vivere
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