Page 105 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855
LETTERA 38
a
16 da Londra
Al Signor Cammillo Pistrucci
Per ricapito
in Piazza di Pietra
Roma
6 Agosto 1841 Londra
Caro Cammillo,
Ci dispiace di doverti far spendere questi altri denari per la posta ma li abbiamo spesi ancor noi giudicando
d’aver un sommo bisogno di scriverti. Le cose nostre qui par che vogliano prendere un aspetto serio, ma serio
assai; l’accaduto non te lo ripeto, cioè quello che già sai: senti ora il resto che c’è di nuovo. Papà con le sorelle
erano diversi giorni che s’erano dati a ricercare tutte le lettere avute da Papà da qualunque di noi in tutti questi
anni per poter trovare appoggi se c’erano, o rampini a cui potersi attaccare per infamare nostra Madre e tutta la
famiglia. Che lettere egli abbia potuto raccogliere non lo sappiamo fuori che quella (benché siano diverse) che
Mammà scriveva a te per l’orologgio. Sappi adunque che non capita uno allo studio a cui egli non lo mostri, siano
questi inglesi, italiani, francesi o di dovunque. Sono capitati in questi giorni diversi Italiani e fra gli altri Campa-
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nari dal Monte, con lettera di Canina compitissima, che lo pregava di voler consegnare al latore di quella, cioè
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a Campanari stesso, tutte le sue carte che gli aveva consegnate due anni sono. Senti questa: incominciò a dire,
che dicesse a Canina al suo arrivo in Roma che lo avesse scusato tanto se non lo aveva potuto servire perché
una famiglia d’infami lo aveva impedito. Qui raccontò tutto al modo suo e assai a lungo: ma come poi andasse
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a finire non lo sappiamo. L’istesso fece con il figlio di Benvenuti, il Pittore che sta a Firenze , e due altri, pochi
giorni sono, e dice che così fa perché vol render la cosa pubblica per poi far subito il divorzio; e dice che noi
non lo facciamo sapere, né qui né in Roma specialmente perché calcoliamo bene che non ci torna conto. Questa
notte ci siamo indotti a scriverti perché oggi abbiamo saputo che ha preparate lettere sul soggetto per il Cardinal
Tosti e per qualcun’altro a cui dice di mandarle per disingannar tutti su di lui, e su di noi, e per far sapere a tutti
l’infamie nostre. L’affare come ti dico sembra prender un’aspetto il più serio essendosi unito con lui, a quel che
apparisce Mr. Hamilton, per avere invitato tempo fa, lui e le sorelle sole in un certo luogo senza darsi pensiero
di Mammà se non altro c’è l’approvazione del medesimo di quanto fa Papà, benché vorrei sentire il medoto con
cui gli vengono riportate. Ora la nostra intenzione sarebbe di poter esporre le nostre ragioni e star preparati ad
ogni evento, che tutto c’è da temere da un uomo per cui non ci è legge, né di società, né di natura, né divina.
Mammà ci dice che nell’occasione di ritornar in Roma colla famiglia Papà scrisse una lettera a zio Toto per farlo
inteso della nostra andata e dei veri motivi che costringevano a far un tal passo, cioè il bene della Famiglia. Tu
ci scrivesti che ti eri un poco urtato con i zii, e perciò ci sentiamo un poco dubbiosi se dobbiamo suggerirti di
procurare di averne una copia. Una simil lettera sarebbe della massima importanza perché da quella circostanza
prende origine tutta la storia. Se non altro Cammillo ti raccomandiamo che vogli una per una rilegger tutte le sue
lettere che hai presso di te e dove trovassi sue confessioni spontanee tutte le rimarcassi (giacché a far venir le
lettere non è spesa da potersi adesso da noi incontrare) riportando le medesime sue parole, con le date, e tutto.
Ti soggiungo che non tralasci quei passi ove parla di me, e di chiunque di noi, che poi credere interessanti contro
le sue aserzionj presenti, che noi siamo stati sempre per volontà nostra, sulle spalle sue; tu fino all’età di trent’an-
ni e noi fino al momento presente perché siamo stati sempre tre oziosi e che di più ci ha mantenuto pure i vizi,
anzi il titolo che ci da sempre è quello di mascalzoni, e tali ci chiama quando ancora vol sostenere di aver fatto il
suo dovere, venuto che fu in Roma, la notte di chiudere a chiave le porte che dividevano fratelli da sorelle: e di
non aver voluto mai permettere la nostra reciproca vicinanza tutto il tempo che siamo stati ad abbitare insieme
in Zecca. A che siamo ridotti. Sapresti tu immaginarti un’infamia maggiore scaricata contro tre figli che hanno
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