Page 101 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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I. Epistolario famigliare, 1833-1855



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             Morrison . Questi vedendolo così infuriato gli va subito per dar la mano, egli la ricusa dicendo che non aveva tempo
             da perdere in complimenti, che era andato soltanto per domandargli le 100 lire che gli dovevano. Quel poveretto gli
             rispose che con tutto che non erano questi i loro patti pure se non avese fatto cagnara 50 gliene dava subito e l’altre
             quanto prima le avrebbe avute. Papà dice di volerle tutte altrimenti che gli ridiano indietro il cameo, che gli avrebbe
             fatto un bill per il suo banchiere di duecento lire, e che la legatura (che costa 60 lire) l’avessero levata. Mr Morrison
             prese di tempo un’ora per potergli dare la risposta, ma doppo pochi minuti gli mandò le cento lire con un biglietto
             che lo richiedeva di una ricevuta. Cammillo mio non ho sito per ripeterti tutta l’impertinenza che la sua lunghissima
             lettera unita alla ricevuta contiene. Non si è inteso mai di peggio, l’ingratitudine sua arriva al fargli scrivere che lui
             intende di aver fatto un sommo piacere a loro di lasciargli per quel prezzo il cammeo, non già che l’abbiano fatto a lui
             di comprarglielo, che se non lo compravano era meglio: poi infine doppo averli rimproverati perché si sono mischiati
             nelle cose nostre, li manda pulitamente a far bugiarare. Queste son le vie che il nostro buon Padre usa per farci del
             bene: si picca di essere il Padre il più amoroso che trovar si possa sulla terra! ah alla larga da questa sorta di amore.
             Due giorni dopo l’accaduto ci mandarono a chiamare per una mezza giornata per raccontarci quel che era successo
             e li trovassimo che erano non poco sturbati nel vedere tanta ingratitudine in che per più di 20 anni non ha ricevuto
             da loro che finezze. Stanno sturbati assai è vero, ma non già si sono avviliti; dicono di aver preso a difendere una
             causa giustissima, e non vogliono per le sue villanate, secaturate per di meglio, abbandonarla. Con questo apparato
             Cammillo mio non abbiamo il coraggio di presentargli la tua lettera, essendo il dispiacere troppo vivo ancora: in
             questo momento potrebbe dir di no, quando che un poco più in la potrebbe cambiar l’ordinazione in qualche altra
             cosa. Non dubitare però che alla prima occasione favorevole che ci si presenta gliela daremo.
             Tornando a discorrer di noi posso dirti che Federico è ancor nel medesimo piede ed io intanto trovo a spacciar
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             le conchiglie  che lavoro, e così ci regiamo, su questo proposito voglio che mi fai il piacere d’informarti in che
             modo fanno per darle quel bel lustro, se col olio, o col acido di vetriolo, e come, che neppure questo volle inse-
             gnarmi dicendomi che c’era tempo. Per Mammà non dubitar che le abbiamo tutte le cure possibili e ce duole assai
             di non poterla levar di li. Alle sorelle non gli abbiamo più detto né quando né quante volte riceviamo le lettere
             per la cagnara che hanno fatto perché non abbiamo voluto dar le tue tutte: così è meglio che non lo sappiano.
             Ti avverto che forse al principio del mese entrante mutiamo casa, e non posso darti nessuna direzione certa non
             essendo fissata ancora l’altra; subito che avremo fissato l’abitazione te lo scriveremo. intanto non resta che ben
             chiuse a posta restante a nome di Madama Folchi  perché abbiamo il passaporto per prenderla.
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             Farai il piacere a Federico di avvisarlo a Prosperi se fai in tempo, che qui non scriva come lui gli aveva detto di
             fare, ma in Zecca: se puoi però non farlo capire ai parenti. A Leopoldo già gli ho scritto e dice di aver ricevuta la
             lettera l’istesso giorno che tu avesti l’ultima di Federico. Per parte di Mammà devo salutarti, e far con te le scuse
             perché non ti scrive: dirai ancora a Nina e a Pippo che presto gli scriverà, così per tutte le sue amiche, presto farà
             quella lettera che tu dici. Mi pare di averti detto tutto quello che importa di sapere ed ora non mi resta che salu-
             tarti tanto anche da parte di Federico, e pregarti che non vogli dimenticarti di un saluto a zia Nina, a zia Checca
             e a tutte le cugine e quelle di zia Nina dirai che presto gli scriverò. Addio ricordati di Seni e Spagnoli e di tutti gli
             altri. Addio dandoti mille baci un abbraccio mi dico
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             Le paggelle le manderai quando avrai occasione e di a Checchino che mi tenga conto quel povero Pitì che era
             la mia compagnia.
             La lingua è difficile assai a impararsi perché non ha regole. Intanto mi posso spiegare e capirlo bene; procuro di
             andarla leggendo da me con l’aiuto di Federico in quell’ora che si può. Elena ancora la parla e capisce, ma Elisa
             è adietro poverella. L’imparerei subito se non dovessi stare tutto il giorno in casa, senza parlare una parola in
             Inglese alle volte per più giorni. L’esercizio che facciamo ora con Federico è che io leggo il foglio e lui intanto lo
             scrive: se leggo capisco tutto un fatto.



             1  Sir James William Morrison (lettera 1, nota 25).
             2  Per i cammei in conchiglia di Raffaele v. lettere 11, 34.
             3  A nome della madre Barbara Folchi (lettera 1, nota 14).






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