Page 100 - Bollettino di Numismatica on line Studi e Ricerche n. 3-2017
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Carte autografe e altri documenti










                LETTERA 36
                  a
                14  da Londra
                Al Sig. Cammillo Pistrucci
                Per ricapito
                Caffé Piazza di Pietra
                Roma
                                                                                            Li 17 luglio 1841 Londra
                Caro Cammillo,
                Ieri avessimo la tua in data del 1° luglio e con gran piacere sentiamo che stai meglio di quell’incomodo delle
                glandole, e che adesso puoi lavorare a tuo piacere: certo che per te deve esser una gran cosa trovarti solo di tanti
                che eravamo in famiglia, ma aver un amico come è Seni che siam certi che procura di far quello che può per non
                farti annoiare, non è poco per te. Povera Mammà sempre parla di te e sarebbe molto contenta di poterti vedere
                almeno cosi di raro come gli è dato di vederci a noi. Papà neppure questa di consolazione vorrebbe lasciarle a
                quella povera donna, di venirci a trovare, perché secondo la sua dottrina due per se ne a un tempo non si pos-
                sono amare, o lui, o noi; se lui non vuol che sappia più se siamo vivi o morti. Se noi, che pensi ad andarsene di
                casa perché con chi ricusa dì amar lui per amar i Figli, non intende di viverci unito.
                Tutte queste stravaganze a Mammà non darebbero tanto fastidio se si vedesse spalleggiata da quelle due che sono
                in casa con lei, ma mi dispiace assai di doverti dire quello che per tanto tempo abbiamo procurato di tener celato,
                sempre lusingandosi che non fosse ma adesso che non c’è da dubitare non dobbiamo starsi quieti e non avvisarti
                che sulle sorelle non c’è più da contare. Di Elisa ci fa gran meraviglia si, ma con tutto ciò è ancora scusabile,
                perché per i strapazzi che ancor lei riceveva e dalla sorella e dal Padre è stata obbligata a secondar la corrente.
                Elena poi si è levata adirittura la maschera e non pensa più né alla Madre né ai fratelli, anzi per far vedere [...] con
                regali, divertimenti, e promesse l’ha comprata; che lei è veramente sua, quando una sera litigò con Mammà, dopo
                averle dette l’impertinenze stesse, che il Sig. Padre per accusarla dice, la minacciò e non bastava egli stesso e le don-
                ne di casa per tenerla forte. Presentemente non ci sono liti si forti ma strapazzi e mortificazioni a Mammà non gli
                mancano perché se fa per dirle qualche cosa la risposta che gli da è che lei ha finiti 18 anni e che perciò nessuno
                conta più sopra di lei, che grazie a Dio se n’andrà, che è uscita dalla schiavitù in cui la tenevamo dovendoci da far la
                serva. Dice ancora che dei fratelli non sa che farsene perché tanto da loro non può sperare niente di buono, che c’ha
                Papà e gli basta. Noi son molte settimane che non le vediamo e hanno detto di non volerci venir più a trovare perché
                come sentirai siamo entrati in Zecca. Pur troppo è vero che la lite fra lui e la sig. Mor fu in quei termini ma quel che
                sentirai è un poco peggio: Federico ti disse che ci avevano invitati per il tè; il giorno avanti però viene l’invito per
                andar adirittura al gran pranzo che davano: dicisi di andarci ci convenne, per le tante cose che le sorelle già dicevano
                per aver saputo che avevamo d’andar la sera al tè, darle ad intendere che né all’uno né all’altro invito più andavamo.
                Tutt’altra era la nostra intenzione: Mammà era d’accordo e niente ci premeva di quello che esse avessero potuto dire
                in appresso di noi. Papà tutto il giorno antecedente non fa che dire che voleva ammazzare prima noi, e poi chi ci
                aveva ammessi in casa. Mancar non si poteva a qualunque costo, che lo scopo era quello di fare vedere che non sia-
                mo quelli che lui dice, e doppo tante premure sarebbe stata una gran porcheria a non andare. Doppo di aver urlato
                fino alle 4 della mattina finalmente si decise di andare a passar un par di giorni in campagna, così fece. Ci andavan le
                sorelle contente e contentone come il solito, che per paura di non uscir più di casa nemmeno nominavano di portar
                Mammà con loro, lasciandola a casa sola come un cane; che per botta pulitica egli stesso volle che ancor lei ci an-
                dasse. Noi andassimo e il giorno dopo ognuno per la Zecca lo sapeva. La mattina del giorno 9 Papà essendo andato
                allo studio ebbe subito le notizie: dicono di non averlo mai veduto tanto inquietato quanto lo era quella matina. La
                prese prima con Mammà, e poi se la sfogò, senti in che modo. Ti ricorderai che le cento lire che Mrs Mor e restava a
                dargli per la comprita del cameo erano a tempo; sicché doppo aver urlato per quanto poté se n’andò all’Officio da Mr







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