Page 531 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Progettare Musei numismatici
L’esperienza progettuale del Museo Numismatico ha segnato in maniera “definitiva”
il mio modo di affrontare la problematica museale; grazie al confronto multidisciplinare
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con altre professionalità ho sviluppato un particolare atteggiamento mentale che mi
ha guidato in quasi tutti i miei progetti successivi dalle Mostre per il MiBAC in Cina, al
Museo Midan el Tahrir a Il Cairo, al Munda de L’Aquila, al Museo della Zecca e, infine,
al progetto della Piscina Mirabilis (concorso di progettazione del 2020).
Con Silvana ci siamo “incrociati” molte volte in questi ultimi 20 anni: durante la
sua Soprintendenza in Abruzzo, al Museo Nazionale d’Arte Orientale e, da ultimo, alla
“Zecca” di via Salaria.
Il nuovo Museo della Zecca di Roma
Per l’incarico progettuale al Museo della Zecca a me affidato debbo ringraziare
Silvana Balbi che, in qualità di esperta nel campo numismatico, memore della vincente
esperienza fatta al Museo Numismatico della Soprintendenza Archeologica di Roma,
insistette per avermi in un primo momento come consulente e poi come co-progettista
museografico al suo fianco.
In questo caso il contesto era del tutto differente. Alla fine del 2010 larga parte
dell’attività romana dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato si era trasferita dalla
storica sede di piazza Verdi al Polo Produttivo Industriale situato all’inizio della via
Salaria. In questo luogo si era deciso di allestire il nuovo Museo della Zecca di Roma,
precedentemente ospitato all’interno del Ministero dell’Economia a via XX settembre
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con un allestimento curato da Franco Minissi . Il Poligrafico dello Stato aveva affidato
la cura scientifica del progetto espositivo a Silvana Balbi de Caro che si proponeva
come compito un’approfondita riflessione su un settore particolare come quello della
produzione della moneta, relativo quindi ai Musei Storici di Archeologia Industriale.
La sede espositiva prescelta era un edificio di recente costruzione, caratterizzato
dalla presenza di un importante manufatto archeologico, un Mausoleo di prima età
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imperiale (II secolo d.C.), molto probabilmente di un importante Magistrato romano .
La soluzione architettonica prescelta per il nuovo edificio aveva giustamente va-
lorizzato il grande spazio che si “affaccia” sull’area archeologica che fu illuminata da
un grande lucernaio da cui entrava la luce del giorno, ma in maniera non “controllata”
con la conseguenza che si creavano delle forti ombre non compatibili con un allesti-
mento di materiali, per lo più minuti, come le monete. Inoltre vi erano altri punti da
cui la luce solare entrava senza che vi fosse una “mediazione” che la filtrasse in ma-
niera opportuna piegandola alle esigenze espositive, quali ad esempio le vetrate incli-
nate orientate a sud-ovest adiacenti alla via Salaria. L’indicazione della committenza,
8 In particolare Silvana Balbi de Caro, Gabriella Angeli Bufalini, Carmelo La Micela e Roberto Creton.
9 Dal quale chi scrive ha ereditato l’insegnamento di Museografia nella Scuola di Specializzazione in Restauro
presso la Facoltà di Architettura dell’Università “Sapienza” in Roma.
Rinvenuto nel 1992 durante i lavori di costruzione del nuovo edificio del Poligrafico, oggi sede dell’Officina
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Carte Valori.
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