Page 530 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Gianni Bulian
La mummia è stata posta in una vetrina particolarmente studiata ai fini della con-
servazione (utilizzo di fibre ottiche per illuminarla e sistemi di climatizzazione passiva)
ma anche suggestiva, risultando quasi “sospesa” grazie all’illuminazione in un ambiente
essenzialmente buio in cui gli oggetti del corredo sono esposti in teche che aggettano
dalla parete grazie a supporti non visibili, offrendosi alla vista del visitatore.
Grazie alla stretta collaborazione tra professionalità diverse che hanno lavorato su
principi condivisi si è creato un ambiente particolarmente interessante e coinvolgente.
Le nuove tecnologie della comunicazione, funzionali all’esposizione museale in quanto
sono a base visiva - cioè non solo elaborano e trasmettono immagini più che testi ma
sono anche “connesse” e quindi possono disporre di fonti pressoché illimitate e acces-
sibili in tempo reale -, permettono di ricomporre unitariamente e di contestualizzare
estensivamente i beni museali che la storia ha invece reso frammentari e frammentati.
Esse possono essere anche interattive e quindi utilizzano, per reperti non presenti fisi-
camente nel museo, il meccanismo di apprendimento senso-motorio, più potente e più
naturale di quello simbolico-ricostruttivo; attraverso queste tecnologie inoltre l’utente
interviene nel processo di comunicazione concorrendo a strutturarlo.
Con il contributo dei nuovi supporti tecnologici è stato dunque possibile articola-
re l’informazione secondo vari livelli di complessità semantica, ricorrendo a differenti
linguaggi, per consentire al singolo utente di procedere ad ogni gradino secondo le
proprie esigenze e il proprio stile di apprendimento. Per far ciò bisognava necessa-
riamente sviluppare la pianificazione dei processi informativi, per ottimizzare le stra-
tegie di comunicazione, confrontandosi con nuovi interlocutori e non solo su aspetti
propriamente creativi, costruttivi, qualitativi, ma anche su sofisticate competenze di
ordine tecnico-scientifico e tecnologico, in un ambito prettamente interdisciplinare.
Non sempre si coglie l’enorme potenziale che tali strumenti offrono per dare una
maggiore articolazione all’informazione e un senso più compiuto all’esperienza del
visitatore, nel momento che consentono di collegare e integrare documenti, imma-
gini, di ricostruire l’ampia gamma di relazioni che legano i reperti con luoghi, fatti,
personaggi, e con problematiche concettuali. Occorre invece guardare alle tecnologie
della comunicazione soprattutto come a strumenti per estrarre informazioni dal Mu-
seo, mezzi predisposti dal Museo e messi a disposizione degli utenti.
Oltre che luogo di conservazione e tesaurizzazione, il Museo moderno si ca-
ratterizza dunque sempre più come un ambiente nel quale si sviluppa un pro-
cesso di conoscenza e per tale motivo ridefinisce le proprie strutture, predispone
nuovi servizi. Questa azione di rinnovamento, a parere di chi scrive, più che mirare
alla creazione di musei virtuali, si propone, grazie alle tecnologie, di affiancare nei
vari allestimenti, momenti “virtuali” di approfondimento, con funzione di supporto e
completamento dell’informazione e della didattica. Occorre assolutamente evitare di
scalfire in alcun modo il fascino evocativo di quella insostituibile esperienza costitu-
ita dal contatto diretto del visitatore con l’oggetto, testimonianza concreta e insieme
memoria, se vogliamo che il museo si muova secondo un progetto di promozione di
cultura vera e non erudita o nozionistica.
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