Page 250 - Bollettino di Numismatica Studi e Ricerche n. 4/2024
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Bruno Callegher
fino all’imperatore Valente, per chiarezza si propone un confronto tabellare (v. supra)
che, per questo segmento cronologico, metta in relazione quanto conservato a Napoli
e quanto inviato a Roma.
Nell’insieme Cesano sembra aver seguito questo criterio: la moneta greca a Napo-
li, quella romana imperiale a Roma, anche se non in maniera univoca. Si accennava
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alla Tetrarchia come discrimine cronologico . In effetti, al gruppo di aurei di Massi-
miano Erculeo, dopo quelli compresi tra il n. 518 (coniato ad Antiochia tra il 293-295
nella prima fase post riforma dioclezianea: D/ maximianvS avGvStvS; R/ ConSvl iiii PP Pro
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CoS; in esergo, Smaσ) e il n. 522 (coniato ad Antiochia nel 286, quindi ante riforma
dioclezianea: D/ imP C m avr val maximianvS P f avG; R/ fatiS viCtriCiBvS; nel campo, a d.,
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σ; in esergo, Sma) dell’asta del 1923, celebrativi dell’attribuzione di cariche onorifiche
tradizionali oppure beneauguranti al momento dell’assunzione dell’impero, fa seguito
una serie di aurei che richiamano esplicitamente a un ben preciso programma ico-
nografico, quello del mito di Ercole (Canessa nn. 523-525, 528-531). Spesso, gli im-
peratori romani affidavano alle immagini e alle leggende del rovescio un messaggio
che, con qualche prudenza terminologica, potremmo definire propagandistico, in
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vero destinato alle élites senatoriali e militari . Così potevano celebrare una vittoria
che aveva permesso l’investitura del potere attraverso l’appoggio delle legioni, oppure
confermavano l’ideologia fondante affidata a miti, narrazioni o anche a simboli par-
ticolarmente espressivi. In epoca tetrarchia, inoltre, si osserva una diversificazione
nelle scelte iconografiche, e quindi comunicative, tra emissioni enee e auree. Nelle
prime, quelle destinate alla più ampia circolazione territoriale e a una diffusione in
tutti gli strati della società, una marcata semplificazione del tipo e dell’epigrafe (es.
Genio PoPvli romani, moneta SaCra avGG et CaeSS nn nella varietà compositiva di questa
leggenda, marti Patri ConServatori o ProPvGnatri, ConServ vrB Svae o virtvS militvm o
exerCitvS) permetteva che concezioni ideologiche, politiche e celebrative penetrasse-
ro e si diffondessero ampiamente, con un linguaggio sostanzialmente condiviso tra le
varie zecche attive nell’Impero. Nello stesso tempo, però, sulla moneta aurea le scelte
erano molto più sofisticate. Esse s’ispiravano a immagini, miti, linguaggi e relativi
messaggi molto più strutturati e colti, finalizzati a ceti di elevato rango sociale, capa-
ci di dedurre con immediatezza l’intento e le finalità comunicative. Ma le immagini,
39 La netta prevalenza di monete e medaglioni di fine III - metà IV secolo può essere ricondotta alla preoccupazione
della Cesano di integrare le raccolte numismatiche di cui il Medagliere romano era dotato in quel momento, metodo
che è sempre stato alla base delle sue scelte. Non va però escluso a priori l’interesse per la monetazione tardoanti-
ca, desumibile da alcuni suoi saggi ancorché disallineati nella cronologia rispetto al momento del suo intervento a
Napoli: cfr. CeSano 1911, pp. 33-92; CeSano 1940, pp. 69-82.
40 RIC VI, p. 613 n. 3; dePeyrot 1995, p. 139 n. 8/2; CaliCó 2003, p. 783 nn. 4625-4626a. Si segnala che un
aureo simile a questo, presente nel Catalogo Canessa 1923, n. 520 è transitato Numismatica Ars Classica,
Auction 117, 1st October 2019, lot number 350 ora nella collezione KMB in Svizzera.
41 RIC V/2, n. 617; dePeyrot 1995, n. 3/3; CaliCó 2003, p. 785 n. 4637a.
42 reeS 1993, pp. 181-200; kiernan 2003. L’acuta analisi di Carlà 2011, pp. 31-143, in part. pp. 31-61, verte pro-
prio sulla valenza iconografica del periodo tetrarchico, ma soprattutto costantiniano, delle immagini dell’intera
serie monetale di quegli imperatori. Si veda anche Carlà-uhink 2019, passim.
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